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«Non mi importa se passeremo alla storia come barbari» non solo rappresenta la piena maturità artistica di Radu Jude, ma è anche uno dei più grandi film del XXI Secolo... -
Il film di Peter Watkins è la risposta cinematografica alla trappola della "monoforma", prestandosi ad essere uno dei film-manifesto più rivoluzionari della storia del cinema... -
Cosa è più importante? La vita o le idee? Il corpo o l'anima? Il visibile o l'invisibile? Questo è quello che si chiede insistentemente la regista sovietica Larisa Shepitko... -
È d'obbligo la sua visione prima di scomparire da questo mondo, ma soprattutto prima di continuare a leggere questo blog che porta con tanto onore il suo nome.
mercoledì 15 novembre 2023
sabato 20 febbraio 2021
Portrait d’une jeune fille de la fin des années 60 a Bruxelles (1993)
Una scena di un ballo, ambientata su “La Bamba” e James Brown, ricorda in modo bruciante le estasi mescolate e gli smarrimenti della giovinezza, il brivido improvviso della solitudine in una folla che è la maledizione e l'orgoglio di un'anima sensibile e desiderosa.
Scarno, povero, minimalista ma dotato di una rara intensità, questo mediometraggio di Chantal Akerman è molto più di un racconto di formazione, è un burrascoso e malinconico viaggio esistenziale alla fine del quale permarrà un senso di smarrimento, struggimento e angoscia. L'interpretazione di Circé Lethem è memorabile.
sabato 10 ottobre 2020
L'eau froide (1994)
Quinto lungometraggio di Olivier Assayas, dal sito di "Sentieri Selvaggi" si può apprendere che il film originariamente fu concepito come un episodio di una serie televisiva collettiva chiamata "Tous les garçons et les filles de leur age", l'episodio in questione si sarebbe dovuto intitolare "La page blanche", ma successivamente fu integrato di nuovi inserti e così distribuito nelle sale cinematografiche con il nome "L'eau froide", che oggi tutti conosciamo. È una riuscita e dignitosa rappresentazione dei turbamenti emotivi che caratterizzano l'età adolescenziale e l'inevitabile conflitto con l'Istituzione scolastica, la Legge e il nucleo famigliare, quest'ultimo davvero incapace di comprendere la natura dei sentimenti aggressivi dei loro figli, malgrado sia proprio responsabile di quella stessa società autoritaria, apatica e repressiva che incombe fuori le mura di casa. Seguiamo così le vicende di Christine, una giovane adolescente introversa continuamente sballottata dai suoi genitori divorziati che tentano di ottenere la sua custodia più per dispetto reciproco che per un reale interesse del benessere della figlia. Gilles invece è figlio di una famiglia borghese, la sua insofferenza verso le regole lo porterà a commettere piccoli furti e ad avere uno scarso rendimento scolastico (con tanto di sospensioni), é follemente innamorato di Christine ma per il colpa del suo comportamento irresponsabile finirà per metterla nei guai: un giorno in un supermercato si troverà con lei e tenterà di rubare dei vinili, ma all'uscita verranno scoperti. Gills riuscirà a fuggire dalle guardie di sicurezza, mentre Christine verrà catturata. Questo evento spingerà il padre di Christine a rinchiuderla in una clinica psichiatrica, con l'ingenua convenzione di liberarla dalle "influenze negative" della madre. Assayas segue in maniera ravvicinata i corpi dei suoi personaggi, restituendoci con la macchina a spalla la caoticità e la naturalezza degli eventi. Di incredibile impatto è la lunga parte centrale dedicata alla festa dei ragazzi, dove si rifugerà Christine una volta scappata dalla clinica. Si nota immediatamente un cambio di regia: le scene sono caratterizzate da lunghi pianosequenza - spesso in moto orizzontale, da destra a sinistra - che seguono la giovane protagonista e gli altri ragazzi mentre vivono momenti di dolore, solitudine, conflitti, violenza, riappacificazioni, fumo e sballo. Tutto è in un continuo e incessante divenire, mentre le canzoni di Janis Joplin, Donovan, Alice Cooper e Bob Dylan accompagnano i momenti "come se fossero pezzi di sceneggiatura" (Olivier Assays). La frenesia del flusso filmico si assesterà e poserà dolcemente sul ballo tra Christine e Gills, sotto le note dalla cupa e profonda "Avalanche" di Leonard Cohen. E le immagini è come se improvvisamente prendessero vita, una nuova forma, luce, che prima non c'era, è nello sguardo e nel sorriso di Christine. È la forza rigeneratrice dell'amore. Non resterà che la voglia di ricostruire il proprio mondo e la fuga da quello che ha tradito i nostri sogni, così Gills e Christine partiranno insieme per una meta incerta, per costruire una vita insieme. Ma le fughe sono estremamente difficili quando si è ancora adolescenti, sopratutto quando raccontiamo bugie a noi stessi per alimentare un'utopia. Non resterà che scontrarsi con la dura realtà nel bel mezzo del nulla, smarriti tra le acque di un fiume che spezza il paesaggio, un'interruzione simbolica. Un momento di esitazione, di riflessione che si trasforma in un foglio bianco, una lettera senza inchiostro di Christine lasciata a Gills, perché è troppo difficile e doloroso riscrivere la propria storia senza in mano una certezza. Il brusco finale di "L'eau froide" è inaccettabile, perché è quanto di più vero e duro da accettare. Oliver Assayas, con una naturalezza che richiama il cinema di François Truffaut e uno sguardo contemplativo che riecheggia Šarūnas Bartas, realizza un'opera cupa ma vibrante, intensa e memorabile.
mercoledì 15 gennaio 2020
Phenomena (1985)
Gli insetti mangiatori di cadaveri si dividono in 8 gruppi. Gli 8 gruppi si susseguono l'uno all'altro, e ognuno si insedia in un momento preciso, con dei tempi specifici. Noi gli chiamiamo gli 8 squadroni della morte. Il primo è quello dalla mosca vulgaris che deposita le larve nel cadavere in putrefazione. Ogni squadrone soggiorna 15 giorni. 15 giorni moltiplicato per 8. Quattro mesi.
Nell'antica Grecia la farfalla veniva chiamata Psiche, la parola aveva due significati sia farfalla che anima. Perché questa associazione tra un insetto e l'animo umano? Forse perché i misteri di entrambi sono tanti e incomprensibili.
martedì 31 dicembre 2019
Donnie Darko (2001)
Di fatti l'aspetto più interessante di quest'opera è certamente il suo impatto formale: la regia di Richard Kelly è cruda, eccentrica e dirige magnificamente gli attori (spicca il talento del giovanissimo Jake Gyllenhaal), a questo si aggiungono l'inquietante costume da coniglio di Frank ideato da April Ferry, la fotografia dalle tonalità cupe e bluastre di Steven Poster e le musiche minimaliste di Michael Andrews che contribuiscono a creare quelle atmosfere malinconiche e surreali che caratterizzano in maniera singolare il film. Gli effetti speciali sono ridotti all'osso, probabilmente a causa del budget ristretto del film, ma il regista ha saputo dosarne la giusta efficacia. Malgrado il film non si discosti molto dal "format" dei film adolescenziali americani è evidente l'influenza lynchiana e kieslowskiana, non a caso Kelly ha dichiarato che il finale del film è un omaggio a Film Blu.
venerdì 9 agosto 2019
Mandragora (1997)
domenica 3 maggio 2015
Mommy (2014)
Mi sono inventato una legge, con cui si apre il film, che permette a un genitore di lasciare il figlio minorenne in un ospedale psichiatrico senza che un medico lo prescriva. In nessun Paese al mondo un minorenne viene rispedito a casa dal riformatorio, dopo aver commesso un atto così violento come Steve. Ho girato un film nel 2013 ambientandolo nel 2015 proprio per dire che una realtà simile potrebbe appartenere all'immediato futuro. I Governi attuali, infatti, piuttosto che investire nella sanità preferiscono farlo nell'economia.Xavier Dolan
sabato 16 marzo 2013
Io e te (2012)
mercoledì 2 novembre 2011
Tomboy (2011)
sabato 20 novembre 2010
Giochi proibiti (1952)
Il film vinse il Leone d'Oro. Rimane uno dei film più belli e tristi su cui mi sia mai capitato di imbattermi nell'orizzonte del cinema sui minori.
venerdì 19 novembre 2010
Lilja 4-ever (2002)
Accanto a Lilja c'è solo il piccolo Volodia, anche lui emarginato e senza famiglia, che diventerà il suo amico fedele quando lo salverà dal suo primo tentativo di suicidio. In questo contesto, c’è da sottolineare i meriti di una regia poetica e delicata capace di tessere un legame profondo tra i due attori. Nel film questo rapporto assumerà un valore fondamentale, rappresentando l’unico rapporto autentico in grado di proiettare una speranza per il futuro dei due ragazzi. Successivamente, Lilja incontrerà un ragazzo di nome Andrei, che la persuaderà a trasferirsi in Svezia per motivi di lavoro. Volodia, spinto dalla gelosia, è convinto che Andrei intenda approfittare di lei, ma Lilja non gli darà ascolto. Tuttavia, una volta giunta in Svezia, scoprirà amaramente che le previsioni di Volodia erano fondate: verrà venduta come schiava sessuale. Questa volta, rimarrà completamente sola, rinchiusa in un appartamento dove un uomo la farà uscire soltanto per costringerla a prestazioni sessuali con clienti di ogni età. Ad ogni suo tentativo di fuga l'uomo la picchierà e minaccerà: «La polizia ti riporterà in Russia, lì ho degli amici che ti uccideranno». Si susseguiranno diverse scene, una più disturbante dell'altra, dove tutte le inquadrature degli abusi sessuali sono riprese in soggettiva (il regista dichiarerà che il cameraman del film ha avuto persino delle ripercussioni psicologiche girandole). La violenza sistematica che circonda Lilja diventa così insopportabile che le provoca un processo di dissociazione profonda. La sua mente si isola dalla realtà e comincia a vedere l'enigmatica immagine del piccolo Volodia, raffigurato con ali, che assume il ruolo di angelo custode. Questa apparizione onirica non rappresenta soltanto una fuga dalla sofferenza, ma diventa il simbolo di una speranza interiore, un faro in grado di confortarla e guidarla durante la sua prigionia. Lilja riuscirà a scappare dall'appartamento grazie al suo aiuto, ma si perderà tra le strade della città straniera, viaggiando senza meta fin quando non noterà una macchina della polizia. A questo punto, come un deja-vu violento, ci viene ripresentata la scena introduttiva del film: Lilja è terrorizzata e corre smarrita per la metropoli, la fotografia curata da Ulf Brantås si tinge di tonalità più cupe e il brano "Mein Herz Brent" dei Rammstein acquisisce un'intensità cinematografica rara. È come se fossimo lì e stessimo guardando il mondo attraverso gli occhi di Lilja. Difficile trattenere le lacrime. Lascio a voi l'esito della sua storia, che è ispirata alla vita di Dangoule Rasalaite.
lunedì 18 ottobre 2010
Italianetz (2005)
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