Larisa Shepitko, moglie di Elem Klimov, mi è sempre sembrata una gran donna già prima di visionare un suo film. Questo perchè Klimov nelle sue interviste aveva sempre sostenuto che fu proprio grazie a lei che cambiò il suo modo di fare cinema. Navigando su internet si possono trovare le sue foto, ci sono vari ritratti, il suo sguardo ferreo e dolce al tempo stesso mi ha subito affascinato, anche su youtube si possono trovare tracce di lei, visionando Larisa (1980) il breve documentario diretto da Elem Klimov dedicato alla sua memoria (disponibile qui). Anche il film L'Addio (1983) è in certo senso un suo lascito, film ricostruito e finalizzato da suo marito, ma ideato e inizialmente girato da Larisa, che non riuscì mai a concludere a causa della sua tragica morte avvenuta in un'incidente d'auto insieme alla sua troupe, proprio il primo giorno delle riprese. L'essenza del messaggio di un'opera come L'Addio già può farci intuire l'elevata saggezza e sensibilità di cui era dotata questa donna.
Dopo tanti sforzi e attese impazienti la mia curiosità è stata appagata, perché sono riuscito a registrare da Rai Movie il suo ultimo film L' Ascesa, che tra l'altro uscirà in Italia per la prima volta in DVD il 9 Febbraio di questo mese, grazie alla General Video (vedi qui). Film che acquisterò certamente, perché è uno di quei film che difficilmente si dimenticano. Ho difficoltà persino a scriverne come mi capita spesso con qualcosa di estremamente importante, mi verrebbe di raccontarvi la trama ma non è la storia di questo film che colpisce, ma il modo con cui è raccontata: i titoli di testa sovrapposti nelle scene iniziali già ci catapultano immediatamente dentro le vite tese di due partigiani russi inseguiti dall'esercito nazista, ripresi spesso con la macchina a spalla e inghiottiti dalla neve in un'atmosfera claustrofobica. Il resto si sviluppa in un inquieto war-drama: la cattura dei due partigiani russi, i nazisti che cercano di corromperli per avere informazioni sui loro piani segreti e una forte resistenza espressa da Sotnikov, uno dei due partigiani, che non accetterà alcun compresso con la polizia nazista e che tenterà il martirio, inutilmente, cercando di farsi carico di tutte le accuse per aiutare gli altri prigionieri. In Sotnikov si sviluppa una condizione di resistenza spirituale oltre che fisica, come lo evidenzia bene il suo sguardo penetrante e intenso nella sequenza dell'interrogatorio con il comandante della polizia.
Sotnikov non rivelerà nulla sulle basi partigiane, il suo amico Ryback al contrario per salvarsi "la pelle" e sfuggire alla condanna a morte, rivelerà tutto, a costo di tradire i suoi amici. Cosa è più importante? La vita o le idee? Il corpo o l'anima? Il visibile o l'invisibile? Questo è quello che si chiede insistentemente Larisa per gran parte dell'opera. La sequenza dell'impiccagione finale, in cui un bambino tra la folla sgorga lacrime guardando il volto mistico di Sotnikov che gli sorride, è pura catarsi. Quelle lacrime non sono "normali", perché sono lacrime estranee alla storia personale di Sotnikov, sono lacrime che rivelano che c'è qualcosa di più importante della comune esperienza conoscitiva dei sensi. È quel "qualcosa" che permane dell'uomo dopo la sua morte. Questa straordinaria sequenza, è la prova che l'arte cinematografica può giungere alla forma assoluta, ad una risposta al tormentante mistero della vita. Sotnikov, malgrado il fallimento del suo martirio, si rivelerà essere l'archetipo del Cristo, strappato dalla sua natura soprannaturale. È il Cristo moderno, scaraventato nel confuso mondo laico, che muore per salvare l'uomo dal dubbio della fede, dalla razionalità del vivere a discapito del senso del vivere, di quella sostanza umana definita come "valore" o "virtù". Per il traditore materialista Ryback, spetterà solo l'incubo terreno della vita senza Grazia, e diverrà il Giuda del popolo russo e lo zimbello dei nazisti.
L' Ascesa è un'opera che come un sussurro dei nostri più nobili antenati ci chiede di ascoltare e vedere oltre la realtà dei sensi, ci chiede di accogliere quei valori universali, come l'amore per la libertà e la patria, che sono eterni ed immutabili in tutte le culture di ogni tempo. Il cinematografo per la Shepitko, non diversamente da Bresson e Tarkovskij, diviene il trasmettitore ideale per le analisi spirituali, nonché strumento rivoluzionario per cambiare il mondo. «Il cinema può fermare la guerra!» esclamava con ferrea ostinazione nelle sue interviste. Per la Shepitko il film è un vero e proprio atto di fede e la sua maniacale pianificazione estetica minimalista lo dimostra: l'insistenza sui dettagli e sui primi piani, l'uso di un tenue bianco e nero e l'uso di un suggestivo controluce (diretto in maniera prodigiosa dai fotografi Vladimir Chukhnov e Pavel Lebeshev), sono tutti elementi che trasfigurano l'attore Boris Plotnikov in un'icona sacra.
A scandire l'ascesi del protagonista sono le musiche imponenti di Alfred Schnittke, che accompagneranno, appena qualche anno dopo, anche le immagini dei funerali della regista inserite nel documentario Larisa. La morte della Shepitko dopo "L'Ascesa" scuote moltissimo, perché non può sembrare un caso, la tragedia della sua vita sembra ricomporsi in questo quadro mistico, donando un senso manifesto alla sua esistenza e al suo forte messaggio come regista.
A scandire l'ascesi del protagonista sono le musiche imponenti di Alfred Schnittke, che accompagneranno, appena qualche anno dopo, anche le immagini dei funerali della regista inserite nel documentario Larisa. La morte della Shepitko dopo "L'Ascesa" scuote moltissimo, perché non può sembrare un caso, la tragedia della sua vita sembra ricomporsi in questo quadro mistico, donando un senso manifesto alla sua esistenza e al suo forte messaggio come regista.
fantastico! che coppia, lei e klimov...
RispondiEliminagià una coppia che lascia veramente il segno!
RispondiEliminaFinalmente hai rotto il silenzio! Spero che le cose vadano un po' meno di merda per te, a rileggerci ;)
RispondiEliminasi direi che si stanno sistemando, grazie per il pensiero! A prestissimo!
RispondiEliminaIo ho visto l'altro giorno la fine di questo film su RAI MOVIE per caso... non so spiegarlo ma mi ha catturato. Soprattutto il volto dell'attore principale, ha qualcosa di mistico... lo voglio rivedere, anzi, vedere tutto dall'inizio
RispondiEliminafilm immenso, la shepitko era una grandissima regista, ma soprattutto una grande donna, cercherò altri film su di lei, GRAZIE PER AVERMELA FATTA CONOSCERE!!! :D come sempre le tue scelte colpiscono sempre al cuore, ti abbraccio :*
RispondiEliminaquesto film è bellissimo..non ricordo se in tv è sottotitolato in italiano..io l ho visionato su you tube in lingua originale..le immagini parlano da sole,non necessita di traduzione,grandissima regia!!!
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