• Céline Sciamma al suo quarto lungometraggio da regista, gira per la prima volta un film in costume e con donne adulte come protagoniste...
  • Il film di Peter Watkins è la risposta cinematografica alla trappola della "monoforma", prestandosi ad essere uno dei film-manifesto più rivoluzionari della storia del cinema...
  • Cosa è più importante? La vita o le idee? Il corpo o l'anima? Il visibile o l'invisibile? Questo è quello che si chiede insistentemente la regista sovietica per gran parte della durata dell'opera...
  • È d'obbligo la sua visione prima di scomparire da questo mondo, ma soprattutto prima di continuare a leggere questo blog che porta con tanto onore il suo nome.

mercoledì 8 settembre 2021

Baxter (1989)

Baxter è un bull terrier che si ritrova, come tutti i cani domestici, sradicato dalla propria natura, lontano dai suoi simili e chiuso in una casa con degli umani. Con l'avanzare del corso del tempo, la sua ricerca di appartenenza nel mondo umano, sarà sempre più inappagate, passando da padrone a padrone, senza mai trovare il suo vero posto. La sua vita così "umanizzata" - circoscritta soltanto dalle mura di una casa e un giardino - sarà frustrante e castrante anche per il suo impulso naturale alla riproduzione, portandolo ad assumere spesso comportamenti aggressivi e violenti contro con i suoi padroni. Dopo aver perso due padroni, verrà adottato da un ragazzino sociopatico e fanatico del Führer, che attraverso l'uso del metodo "bastone e carota" imporrà la sua obbedienza combinando astutamente ricompense e punizioni, per indurre la povera bestia al comportamento desiderato. Questa forma di manipolazione tipicamente umana e famigliare a tutte le personalità dittatoriali, condurrà Baxter a una realtà ben peggiore di quella vissuta fino a quel momento. Si scontrerà con il male più distruttivo della natura umana (ogni riferimento a Erich Fromm, non è casuale), i quali disegni si riveleranno di una tale perversità che appariranno estranei persino al suo impulso aggressivo animale e al suo istinto di sopravvivenza, che verrà addirittura soppresso nel tragico epilogo della pellicola.
Film crudo e spietato, dall'impianto minimalista, predilige una narrazione "interiore" esposta dai pensieri del cane (doppiato dall'attore francese Maxime Leroux), per queste caratteristiche è molto vicino all'idea del cinematografo di Robert Bresson. Ispirato al romanzo "Hell Hound" di Ken Greenhall, rimane una delle rappresentazioni cinematografiche più perspicaci del male e senza volerlo, dello spirito animalista.

domenica 5 settembre 2021

Mister Lonely (2007)

Il film segue le vicende di un giovane ragazzo, interpretato da un irriconoscibile Diego Luna, che si guadagna da vivere facendo il sosia di Michael Jackson esibendosi in una casa di riposo per anziani. Lì per caso incontra la sosia di Marilyn Monroe, interpretata da un'imprevedibile Samantha Norton, della quale si innamorerà. Insieme decideranno di partire in un'isola sperduta della Scozia per inseguire il loro sogno: esibirsi in un vero spettacolo teatrale con una vera e propria compagnia. Veniamo quindi immersi in uno strambo microcosmo dai tratti surreali e grotteschi, dove vivono anche i sosia di Charlie Chaplin (Denis Lavant), il Papa (James Fox), James Dean (Joseph Morgan), la Regina Elisabetta (Anita Pallenberg) e Abramo Lincoln (Richard Strange). Insieme ai due protagonisti condivideranno gli obiettivi, affrontando i piccoli e grandi ostacoli della quotidianità, dalle loro storie personali emergeranno ferite, paure e angosce che le maschere dei loro personaggi non riusciranno più a celare e contenere. Inevitabile sarà l'implosione, che costerà la vita a qualcuno.
Harmony Korine dirige il suo film più delicato e raffinato, ma non meno doloroso e privo di quel nichilismo prepotente che contraddistingue il suo cinema, i suoi sosia sono dei veri e propri "freaks" che potrebbero essere i ritratti perfetti di una fotografia di Diane Arbus: malinconici, disadattati, vulnerabili, emarginati della società, vivono della loro arte e finiscono per esserne divorati. Il film è sorretto dalle interpretazioni di un cast stellare, spicca Samantha Norton che riesce a raccontare la depressione come poche attrici siano state capaci di farlo sullo schermo negli ultimi tempi. Il film incastra - parallelamente alla storia dei sosia - quella di un gruppo di suore guidate da un prete (Werner Herzog, già!) in missione per donare viveri per mezzo di un elicottero e che saranno testimoni di un miracolo incredibile: una delle suore riuscirà a sopravvivere inspiegabilmente alla caduta dall'elicottero (la scena in questione è registicamente altrettanto incredibile), dopo la rivelazione alcune cominceranno ad imitarla dando origine ad uno show mediatico di proporzioni internazionali. Evento il cui significato si rivelerà essere, nell'epilogo del film, una parabola spietata sulla fama e il valore del riconoscimento canonico. Un film ancora poco conosciuto e celebrato, eppure è una delle vette indiscutibili del cinema di Korine.

«In un certo senso sento che è il film più strano che abbia mai fatto. Sembra quasi un'anomalia rispetto agli altri miei film: è il più tradizionale, ma allo stesso tempo è un film molto bizzarro. Ci sono momenti belli come qualsiasi cosa io abbia mai fatto, come la sequenza in bicicletta con le suore che fluttuano nel cielo. Le uova che cantano. Ma è anche uno strano film. Stavo uscendo da uno stato nebbioso. Quel film ha ancora tracce di quello stato.»

venerdì 3 settembre 2021

L'uomo che bruciava i cadaveri (1969)

Titolo originale: Spaľovač mŕtvol. Basato sull'omonima novella di Ladislav Fuks, il film segue le vicende di Karl Kopfrkingl, un crematore cecoslovacco che vive a Praga con la sua moglie di origine ebraica e i suoi due figli. Ossessionato dai suoi doveri, crede di non cremare solo i morti, ma anche di liberare le anime dei defunti attraverso la cremazione. Con le forze naziste riunite al confine ceco, svilupperà una mania che gli permetterà di mettere in atto le sue malate convinzioni.
Considerato uno dei film più belli del cinema cecoslovacco, é anche uno dei primi film a rappresentare la nuova onda cecoslovacca negli anni sessanta. Il regista Juraj Herz ci immerge nello sguardo malato del suo protagonista adottando un narrazione estremamente soggettiva, la particolarità del film è infatti la sua forma contigua, non ci sono "pause" tra una scena e l'altra, i dialoghi si sovrappongono alle sequenze successive, ed è predominante il monologo interiore del protagonista. È particolarmente efficace l'uso del grandangolo che, estendendo lo spazio filmico e deformando le forme, rende minacciosa la presenza di ogni figura umana, entrando in perfetta simbiosi con la realtà alterata dello sguardo del protagonista e l'alienazione progressiva del suo misticismo religioso. È un film disturbante, irriverente e potente, ciò che sconvolge di più è come il piccolo microcosmo di un uomo schiavo della sua psicopatologia si alimenterà ed estenderà grazie all'ascesa del nazismo, rivelando una malattia sociale irrimediabilmente più profonda, una rappresentazione del male perfettamente in linea con le dinamiche della ponerologia teorizzata da Andrzej M. Łobaczewski. Non può sorprendere che film nel 1969 fu immediatamente bandito dopo la sua prima e che rimase "nel caveau" fino al crollo del sistema comunista in Cecoslovacchia, nel 1989. Un capolavoro maledetto, imprescindibile.

lunedì 30 agosto 2021

Threads - Ipotesi di sopravvivenza (1984)

Se credevate di aver visto tutto quello che c'era da vedere sulle conseguenze della guerra termonucleare nel capolavoro "The War Games" di Peter Watkins, allora siete in errore. Il film "Theards" diretto di Mick Jackson, trasmesso per la prima volta nelle tv italiane dalla RAI il 7 Agosto 1985 con il titolo "Ipotesi di sopravvivenza", è una delle esperienze più disturbanti e sconvolgenti che potreste mai fare guardando un film. Il film è ambientato nella città di Sheffield e segue principalmente la storia di due famiglie inglesi e quella del Capo Esecutivo del consiglio municipale, che affrontano le conseguenze di una guerra atomica causata da un conflitto tra gli USA e l'URSS. Mick Jackson per la realizzazione consultò scienziati, psicologi, dottori, specialisti della difesa, nonché gli studi sul comportamento dei superstiti dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. E per la prima volta in un film, viene rappresentato "l'inverno nucleare": una particolare condizione atmosferica caratterizzata da un elevato abbassamento delle temperature, dall'oscurità continua nel cielo e l'estinzione di moltissime specie di animali e vegetali, causata dalle polveri radioattive che rimangono sospese nell'atmosfera, formando una sorta di uno scudo uniforme impermeabile ai raggi del sole. È una delle conseguenze più importanti e inquietanti di una guerra nucleare perché i suoi effetti si protraggono nella terra per molti decenni dopo l'esplosione. Il risultato è un olocausto moderno impresso in pellicola, dal quale non vi rimarrà che un desolante silenzio straziante. Non può sorprendere se il regista, anni dopo, dichiarerà che al contrariò di ciò che avveniva con altre produzioni della BCC, che normalmente dopo la prima proiezione venivano seguite da chiamate e complimenti tra amici e colleghi, con il suo film questo non avvenne. 

«I telespettatori si erano seduti immobili a riflettere, in molti casi non dormendo o parlando».


sabato 28 agosto 2021

Privilege (1967)

Inghilterra anni 70', un cantante pop di nome Steven Shorter (interpretato da Paul Jones) diviene la celebrità più amata del Paese grazie al successo del brano "Set me free", che racconta la sua esperienza personale vissuta in prigione. Durante le performance live del brano, il cantane si mostra dentro una gabbia, ammanettato e picchiato dalla polizia, sotto gli occhi commossi ed esterrefatti del pubblico che finisce per assalire il palco per tentare di liberarlo. Nell'incipit, una voce narrante ci rivela la natura documentaristica del film, volta a smascherare la manipolazione che i media delle società dello spettacolo - guidate dal Governo Inglese - esercitano sulla popolazione: la natura brutale e violenta di quei spettacoli sarebbe solo un modo «per fornire al pubblico lo sfogo necessario da tutta la tensione nervosa causata dallo stato del mondo esterno», per allontanare i giovani dall'attivismo politico e dalle proteste nelle piazze. Successivamente guarderemo dietro i riflettori la vita di Steven Shorter, che si rivelerà un uomo profondamente solo e infelice, perché continuamente controllato e manipolato dal suo manager Martin Crossley (Jeremy Child), dal suo rappresentante delle pubbliche relazioni Alvin Kirsch (Mark London), dal dirigente della casa discografica Julie Jordan (Max Bacon) e dal finanziatore Andrew Butler (William Job). Questi "gestori" della sua immagine lo ridurranno a un mero prodotto di marketing da cui trarre profitto, annientando completamente la sua libertà individuale. Peter Watkins comincia con questo film la sua ricerca sulla crisi dei media, che nell'arco di un trentennio, lo porterà a teorizzare, sviluppare, per poi re-inventare un linguaggio cinematografico che sfuggirà alla trappola della "monoforma" (vedi La Commune, Paris 1871). E probabilmente sono proprio qui i limiti di "Privilege": un film sfrontato, ancora poco maturo per scalfire la storia del cinema, ma dotato di un fascino unico, parte di questo fascino è dato dal suo protagonista, un quanto mai perfetto Paul Jones, che con il suo sguardo misterioso, impenetrabile e la sua forte presenza scenica ci emoziona, diventando il mediatore perfetto della ricerca del regista. Imperdibile.



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