• «Non mi importa se passeremo alla storia come barbari» non solo rappresenta la piena maturità artistica di Radu Jude, ma è anche uno dei più grandi film del XXI Secolo...
  • Il film di Peter Watkins è la risposta cinematografica alla trappola della "monoforma", prestandosi ad essere uno dei film-manifesto più rivoluzionari della storia del cinema...
  • Cosa è più importante? La vita o le idee? Il corpo o l'anima? Il visibile o l'invisibile? Questo è quello che si chiede insistentemente la regista sovietica per gran parte della durata dell'opera...
  • È d'obbligo la sua visione prima di scomparire da questo mondo, ma soprattutto prima di continuare a leggere questo blog che porta con tanto onore il suo nome.

lunedì 4 marzo 2024

Götterdämmerung - La caduta degli dei (1969)

Qual è il modo migliore per rappresentare i burrascosi eventi storici che caratterizzarono la prima metà del XX secolo con l'ascesa del nazismo, se non attraverso le ripercussioni che hanno avuto all'interno di una famiglia? L'abbiamo visto proprio recentemente ne "La zona d'interesse" di Jonathan Glazer, ma anche Luchino Visconti nel 1969 lo fece ne "La caduta degli dei", uno dei suoi film meno popolari e il primo della trilogia tedesca che prosegue con Morte a Venezia (1971) e Ludwig (1973).
Segue le vicende della famiglia von Essenbeck che è a capo di una delle più importanti industrie siderurgiche tedesche, preziosa fornitrice di acciaio per l'industria bellica. Durante il compleanno del barone Joachim von Essenbeck (Albrecht Schönhals), il nipote Martin (Helmut Berger) si esibisce travestito da donna imitando Marlene Dietrich de "L'angelo azzurro" (si dice che la stessa Dietrich si fosse complimentata con Helmut per la scena). Durante l'esibizione arriva la notizia dell'incendio del Reichstag, la notizia scuote il barone Joachim, così per salvare il futuro dell'azienda decide di togliere la vicepresidenza a Herbert Thallman (Umberto Orsini), marito della nipote e fervente oppositore del nazismo, cedendo il comando al nipote Konstantin von Essenbeck (Reinhard Kolldehoff), un influente membro delle SA, molto legato ad Ernst Röhm e quindi vicino a Hitler. Questo evento divide la famiglia e scatena l'inizio di una lunga serie di torbidi intrighi volti alla conquista dell'ambita eredità,  che comporta l'assassino del barone per mano di Friedrich Bruckmann (Dirk Bogarde). L'uomo viene persuaso a commettere l'omicidio dalla sua moglie Sophie von Essenbeck (Ingrid Thulin), madre di Martin, e da Aschenbach (Helmut Griem), un lontano cugino degli Essenbeck e importante ufficiale delle SS, l'obiettivo del complotto è quello di incolpare Herbert Thallman e permettere a Martin, che è il maggiore azionista della società in quanto unico discendente diretto del barone Joachim, di ottenere la carica di presidenza al fine di trasferire i poteri a Friedrich, al posto di Konstantin. Le ragioni affondano non solo nell'interesse personale ma anche politico, di fatti lo scopo finale sarà anche quello di eliminare le SA o "camice brune" guidate da Ernst Röhm, in quella che poi è stata battezzata come la "Notte dei lunghi coltelli" e che permise a Hitler di ottenere il pieno controllo del potere militare e industriale.
Visconti, come dichiarò in un'intervista rilasciata durante il set del film, voleva che il film uscisse in tutti i Paesi con il titolo "Götterdämmerung" che significa letteralmente "il crepuscolo degli dei", un riferimento diretto all'omonima opera di Wagner, perché il film è «una specie di catarsi, di dei o considerati semi-dei, non dell'Olimpo o del Valhalla, ma dei semi-dei dell'industria tedesca». Tra le influenze asserì anche una shakespeariana: «Ho voluto fare un Macbeth moderno dove gli dei si mescolano agli umani: lo strumento del loro potere è il denaro, il tempio della loro caduta la fabbrica irta di ciminiere». Infatti, la personaggia di Sophie, interpretata da una straordinaria Ingrid Thulin, non può che evocare la brama di potere e il fascino persuasivo di Lady Macbeth. Ma il vero protagonista - e antagonista - di questa terribile tragedia famigliare è Martin, impersonificato da un Helmut Berger mai così bravo nel dare espressione e carattere a un personaggio così complesso e oscuro, passa incredibilmente da uno stato d'animo di pietosa e infantile fragilità legata ai suoi conflitti genitoriali, a quello di una diabolica e lucida durezza che gli permette di schiacciare, senza alcun rimorso, chiunque ostacoli il suo cammino verso l'ascesa del potere, come una perfetta macchina infernale, che è verosimilmente sovrapposta, nell'emblematico primo piano finale, alle scintille incandescenti della saldatura dell'acciaio nella fabbrica. Il film è fotografato da Pasqualino De SantisArmando Nannuzzi come un dipinto ad olio caravvagesco, dominano le ombre e le luci calde negli interni, mentre gli esterni si raffreddano in un'aria crepuscolare che spesso si fa fatica a distinguere tra il giorno e la sera. Uno dei momenti più alti è la lunga sequenza della Notte dei lunghi coltelli, colpisce non solo per il rigore formale ma anche per la brutalità sanguinosa, è bene ricordare che è anche la prima e unica rappresentazione cinematografica dell'evento. È interessante come questo si inserisca come un'intervallo, o meglio una rottura, con il resto della narrazione legata alle vicende più intime della famiglia von Essenbeck; i membri del SA, come Konstantin e Röhm, sono infatti l'ultimo simbolo dell'autodeterminazione del popolo tedesco, non solo a livello politico (inclini a una "seconda rivoluzione" di matrice anticapitalista), ma anche sessuale. Le spassose serate in libertà dei soldati nei bar, compresi i rapporti omosessuali di alcuni, minacciano la purezza dell'uomo ariano professato da Hitler, perciò vanno eliminati. Visconti, d'altro canto, da buon e intelligente provocatore, lascia che sia Martin a manifestare chiaramente quanta ipocrisia ci sia all'interno delle SS e cos'è poi in realtà la sessualità per il fascismo: un rapporto esclusivo di sopraffazione, un'arma distruttrice per controllare e plasmare l'essere umano, da questo punto di vista, anche la pedofilia, lo stupro e l'incesto diventano, nel contesto del film, le forme trionfanti dell'affermazione del suo potere. Non è esagerato affermare che Visconti, sotto questo punto di vista, abbia anticipato "Novecento" di Bernardo Bertolucci e "Salò e le 120 giornate di Sodoma" di Pier Paolo Pasolini. "La caduta degli dei" è un film marcio, decadente, cupo, magistralmente costruito e interpretato, è uno dei migliori del regista. Era anche il film preferito di Rainer Warner Fassbinder che dichiarò: «penso significhi, per la storia del cinema, quanto Shakespeare per la storia del teatro.»

venerdì 1 marzo 2024

La zona d'interesse (2023)

Uscito nelle sale cinematografiche italiane il 22 Febbraio, è il film più discusso del momento e che sta raccogliendo ampi elogi e consensi da parte della critica e del pubblico. È uno dei pochi casi in cui si può affermare che tutto questo rumore è ben comprensibile e giustificato.
Come racconta Jonathan Glazer al New York Times il film per la realizzazione ha richiesto un lavoro di 9 anni, tutto è iniziato quando lesse su un giornale un'anteprima del romanzo "La zona d'interesse" scritto da Martin Amis, il libro è narrato in parte da un comandante immaginario di Auschwitz, Glazer fu immediatamente attratto da questa prospettiva, così fece delle ricerche sul materiale originale di Amis, consultò il Museo Statale di Auschwitz-Birkenau e scoprì dettagli inediti sulla storia della famiglia del comandante Rudolf Höss, che poi sono finiti nel film. Tra questi, la rivelazione che il giardino della loro casa condivideva un muro con il campo di concentramento e che un giorno nell'estate del '43, secondo la testimonianza del giardiniere, la coppia ebbe un'animata discussione perché il comandate Höss doveva rispettare l'ordine di trasferirsi a Berlino e la moglie non voleva assolutamente abbandonare quella casa.
Nel film Rudolf Höss è interpretato da Christian Friedel e la moglie Hedwig Höss da Sandra Hüller. I due coniugi vivono con i loro cinque figli in una casa che hanno sempre sognato e conducono una tranquilla ed agiata vita famigliare. Hedwig con l'aiuto della servitù si occupa della casa e cura con passione il giardino, Rudolf porta ogni tanto a pescare i figli nel fiume vicino e la notte racconte fiabe alla figlia più piccola, nel giardino c'è anche una piccola piscina dove i bambini possono giocare e divertirsi. Glazer e il direttore della fotografia Łukasz Żal hanno installato fino a 10 telecamere all'interno e intorno alla casa e le hanno mantenute in funzione contemporaneamente, permettendo agli attori di circolare liberamente e improvvisare senza avere una troupe di tecnici alle calcagne, durante tutte le riprese è stata anche usata solo la luce naturale per restituire più efficacemente il realismo, perciò quello a cui assistiamo è un vero e proprio reality in stile "Grande Fratello" della famiglia nazista Höss, ma c'è ma... un ammasso di suoni terrificanti e incessanti ripercuotono nel luogo, è come una grande macchina infernale che lavora e macina qualcosa nell'atmosfera, anche se per tutta la durata del film non vediamo direttamente da dove e cosa provengano questi suoni disturbanti, ascoltiamo chiaramente il rumore dei forni crematori in moto, i veicoli dell'esercito, gli spari, le urla e i pianti strazianti delle vittime del campo di concentramento. È come se un altro film fosse nel film, questo lavoro incredibile è stato realizzato dal sound designer Johnnie Burn che ha costruito una libreria di suoni basandosi su una lunga ricerca che ha previsto un documento di 600 pagine contenente gli eventi rilevanti accaduti ad Auschwitz, le testimonianze dei testimoni e una grande mappa del campo in modo che la distanza e gli echi dei suoni potessero essere correttamente determinati. Un risultato che supera qualitativamente persino quello fatto ne "Il figlio di Saul" di László Nemes.


Durante la notte Rudolf trova la sua figlia più piccola ancora sveglia davanti la porta che farfuglia qualcosa di incomprensibile riguardo la distribuzione dello "zucchero", le racconta una fiaba per tranquillizzarla e nel mentre si alternano delle immagini in bianco e nero inquietanti, girate con una termocamera e accompagnate da soundscapes composti da Mica Levi, che mostrano una bambina fuori al di fuori della casa che nasconde del cibo tra fango e cespugli, presumibilmente per aiutare i prigionieri del campo. È un'immagine di straordinaria potenza che rompe l'immaginario collettivo cinematografico della bambina con il cappotto rosso in Schindler's List e che lascia spazio a molteplici e significative chiavi di lettura indipendentemente dalla rivelazione della sua identità alla fine del film: dal punto di vista formale si inserisce in contrapposizione al naturalismo del film, facendo emergere un corpo luminoso nell'oscurità, come una luce della coscienza umana in un luogo disumanizzante, ed è anche in contrapposizione col suo stesso medium, perché l'immagine termografica risponde a una funzione poetica e non militare. Ad una chiave più vicina all'introspezione dei personaggi, potrebbe anche essere un'immagine proiettata dal subconscio della figlia di Rudolf, che avverte che qualcosa stia accadendo non solo fuori ma anche dentro di lei, è lo "zucchero" che sta distribuendo o che vorrebbe distribuire, è un'appello alla sua coscienza.
Malgrado gli atti di negazione a se stessi e l'ignoramento delle implicazioni di ciò che sta avvenendo attorno a loro, le suggestive immagini delle ceneri che riempiono i fiori, curati fino a poco prima con tanta dedizione da Hedwig, saranno uno dei primi sintomi del progressivo decadimento della "zona". Anche il climax del film si dileguerà facilmente, allontanandoci dalla famiglia Höss e scaraventandoci ai tempi d'oggi, dentro il Museo Statale di Auschwitz-Birkenau, dove alcune donne delle pulizie preparano il luogo per i visitatori. Vediamo i forni crematori, le valige, le scarpe e le divise dei prigionieri, c'è chi in queste immagini ci ha visto la semplice constatazione di un male perpetuo e presente che racconta ancora la sua eredità, ma la funzione museale è proprio quella di testimoniarlo per contrastarlo affinché non venga dimenticato e cancellato dai negazionismi, una funzione tutt'altro che passiva. Un finale troppo debole e pretenzioso per un film che è in gran parte straordinario. Ma con i suoi pregi e difetti, "La zona d'interesse" rappresenta una delle esperienze cinematografiche più inquietanti della storia del cinema. 

sabato 27 gennaio 2024

Il fascismo ordinario (1965)

Conosciuto anche con il titolo internazionale Triumph Over Violence, è un documentario del regista sovietico Mikhail Romm. Diviso in 15 capitoli, è un compilation film della durata di due ore, che utilizza cinegiornali, filmati e fotografie d'epoca presi dagli archivi storici sul nazismo e fascismo, con l'aggiunta anche di immagini del dopo-guerra e riprese girate dallo stesso Romm a Mosca, negli anni '60.
Il film è una lunga e poderosa meditazione sul fascismo, inteso non solo nel suo significato storico e politico, ma anche nella sua accezione più psicologica e sociologica. Le immagini sono commentate in voice-over dallo stesso regista, spesso in modo ironico e umoristico quando assistiamo alle immagini di propaganda, ma senza superficialità perché volte sempre a schiudere delle riflessioni, che con il proseguire del film si faranno sempre più amare. Ci sono molti momenti intensi, per citarne alcuni c'è quello delle terrificanti fotografie che i soldati nazisti tenevano in ricordo insieme a quelle delle loro famiglie, o quello delle foto segnaletiche dei prigionieri dei campi di concentramento su cui il regista si sofferma in silenzio con lo zoom, per osservare i loro occhi, donandoci uno dei momenti più toccanti e indimenticabili. Il film si apre e si chiude con le immagini dei bambini in una scuola, su cui il regista ripone, malgrado tutto l'orrore testimoniato, la sua commovente speranza per il futuro della società umana.
A fine proiezione, tutto ciò che ne possiamo trarre è che il fascismo ordinario è nella massa umana che cancella ogni traccia di pensiero e individualità, è nel desiderio della guerra, anche nelle parate militari e le esercitazioni della NATO che alimentano lo sciovinismo e il militarismo, è nel culto di personalità di ogni leader, è nel capitalismo occidentale che anche durante la Germania nazista ha lucrato su ogni vittima dell'Olocausto, è nella manipolazione e nello sfruttamento delle classe operaia, è in tutto ciò che è il preludio di ogni forma di totalitarismo e non solo nella sua più ultima, evidente e brutale espressione. Guardare questo documentario dovrebbe essere un obbligo.


Il film è disponibile nella sua versione restaurata su Youtube nel canale ufficiale della Mosfilm, ho curato i sottotitoli in italiano che potete scaricare su questa pagina.

sabato 30 dicembre 2023

Quella strana ragazza che abita in fondo al viale (1976)

Titolo originale: The Little Girl Who Lives Down the Lane. Basato dall'omino romanzo di Laird Koenig pubblicato nel 1974, che ne fece anche un adattamento teatrale che poi è diventata la sceneggiatura di questo film. La storia è ambientata nel villaggio inglese di Wells Harbour e vede protagonista la giovane Rynn Jacobs (nel film interpretata da Jodie Foster) che durante la notte di Halloween festeggia il suo tredicesimo compleanno da sola nella sua casa affittata dal padre. Ma inaspettatamente le farà visita Frank Hallet (Martin Sheen), figlio della loro padrona di casa Cora Hallet (Alexis Smith), che approfittando della sua solitudine la importunerà facendole della avances sessuali. Il giorno seguente anche la signora Cora le farà visita insinuandosi nella casa in modo invadente e facendole domande indelicate sulla sua vita e suo padre. La situazione si farà più tesa quando la signora Cora vorrà recuperare dei barattoli di vetro nella cantina, ma Rynn si rifiuterà e la caccerà di casa. Nonostante le obiezioni, Cora tornerà più tardi e aprirà la botola della cantina, sconvolta da ciò che vedrà tenterà di fuggire ma nella fretta romperà il supporto della botola che le cadrà in testa, uccidendola. Rynn si troverà costretta a nascondere il suo cadavere e ogni traccia della sua visita, affinché il suo grande segreto non venga svelato. 
Spesso classificato come teen-horror, il suo genere è stato spesso dibattuto dalla critica cinematografica, tra chi come Felica Feaster l'ha definito più come un thriller psicologico, a chi come T.S. Kord l'ha inserito nella sua raccolta "Little Horrors" di "bambini inquietanti, malvagi o criminali" e altrettanto ha fatto lo studioso del genere horror Andrew Scahill nel suo libro "The Revolting Child in Horror Cinema". Ma a mio avviso, la definizione migliore la dà Jim Cullen descrivendolo come "uno strano ibrido" di generi, un film horror, thriller e femminista. Il regista d'altro canto ha sostenuto che si tratta solo di una storia d'amore adolescenziale, che diviene effettivamente il tema centrale del film quando il personaggio di Mario (Scott Jacoby) entra nel secondo atto. Eppure i momenti di tensione sono assicurati, da quelli più disturbanti come la cruenta scena dell'uccisione del criceto per mano di Frank, a quelli di suspence che raggiunge il picco nella geniale scena finale del tè avvelenato, ma la forza del film è tutta nella performance di Jodie Foster, che recita a sangue freddo e nonostante l'imperturbabilità riesce a esprimere una vastità di emozioni, a restituirci tutta la complessità della sua personaggia, dalla sua ambiguità al suo dolore sotterraneo in procinto di esplodere. Nel suo primo piano finale, accompagnato dalle musiche di Christian Gaubert composte per il film, non si può fare a meno di sprofondare con lei. "Quella strana ragazza che abita in fondo al viale" non è la semplice storia di un'adolescente costretta a diventare adulta, ma è il dramma di una gioventù costretta a portare su di sé il peso del fallimento degli adulti.

mercoledì 15 novembre 2023

Kukolka (1988)

"Kukolka" (in italiano "Bambola"), conosciuto a livello internazionale con il titolo "A Little Doll",  è un film sovietico di Isaak Fridberg che purtroppo è rimasto inedito per gran parte dei Paesi in occidente fino ad oggi. Come avevamo già visto nel suo capolavoro "Walking Down the Place of a Skull", Fridberg sollevava importanti riflessioni sulla crisi dei valori che la società sovietica stava attraversando durante i burrascosi eventi della perestrojka fino al crollo dell'URSS e che, a posteriori, si sono rivelate persino profetiche. In "Kukolka" (che girò 4 anni prima basandosi sulla sceneggiatura di Igor Ageev "Una storia non sportiva" pubblicata sulla rivista Kinoscripts nel 1987), lo fece anche in maniera più diretta attraverso la storia della sedicenne Tanya Serebryakova, una campionessa di ginnastica artistica che a seguito di un grave infortunio alla schiena è costretta ad abbandonare il mondo dello sport, finendo tra i banchi di scuola di una comune scuola sovietica. L'allenatore di Tanya le dichiara che in un anno potrebbe tornare a gareggiare, ma lei consapevole di come funziona quel mondo capisce che ormai è stata abbandonata. Sentendosi tradita da quello stesso sistema e Paese che poco prima ne facevano un simbolo di orgoglio nazionale, ora la rabbia di Tanya la porta a trasformarsi in una ribelle del sistema, un simbolo della rivoluzione perestrojka. Avendo interiorizzato la cultura liberale durante le sue competizioni in occidente, comincerà a protestare contro piccole cose del sistema scolastico come la divisa femminile, fino ad arrivare a influenzare e corrompere i suoi compagni di classe prestandoli oggetti di lusso come un lettore musicale, una calcolatrice o facendoli guardare VHS di film americani, in cambio di piccoli favori che le permetteranno di ottenere il completo controllo della classe, che lei chiama "branco". La sua forte personalità e preparazione atletica le permetteranno persino di tenere testa ai bulli, diventando ben presto una sorta di leader rispettata da tutta la scuola. Il suo comportamento metterà in grave crisi la sua insegnante di classe Elena Mikhailovna, che tenterà disperatamente di ristabilire l'ordine, quel vecchio "ordine" che ormai risulta obsoleto per gli studenti; le cose precipiteranno quando inviterà i suoi alunni alla sua festa di compleanno ma alla fine non si presenterà nessuno, perché Tanya organizzerà una finta festa di compleanno al solo fine di isolarla da tutti e in particolare da Panov, un suo compagno di classe di cui è innamorata e che sospetta abbia una relazione sentimentale con l'insegnante. Elena sentendosi tradita dalla classe arriverà a mettere ai voti la nomina di un nuovo insegnante, ma inserendo come altra candidata una delle sue alunne, questo gesto provocatorio quanto grottesco sortirà l'effetto voluto: la classe imbarazzata lascerà che Elena rimanga alla sua cattedra. È interessante come Fridberg riesca tramite queste piccole azioni dei suoi personaggi a far corrispondere i sentimenti della società di quel periodo: da un lato la proposta di una democratizzazione che non gioca ad armi pari per mantenere il suo potere, dall'altro una rivoluzione avventata, a tratti arrogante, che in nome delle libertà individuali si appropria di un potere mirato a controllare la collettività. 
Ma d'altro canto come Elena dichiarerà nel finale, quando si finisce per rovinare il destino di qualcuno, alla fine si accetta di rovinare quello di chiunque, compreso il proprio. La rabbia di Tanya non solo si è trasformata in una protesta contro l'autorità ma anche contro se stessa, contro tutto ciò che lei sa che non potrà più tornare ad essere. E allora anche il futuro della perestrojka non si rivela essere così luminoso come sembrava.
Un film crudo e amaro, con una regia eclettica che dissolve la sua iniziale impronta realistica in un tetro misticismo, la cupa e glaciale fotografia di Vladimir Nakhabtsev e l'inquietate colonna sonora di David Tukhmanov definiscono particolarmente questo aspetto.
Tanya è interpretata da una indimenticabile Svetlana Zasypkina, anche lei ginnasta agonista che nel 1988 fu costretta a ritirarsi a causa dello stesso infortuno della sua personaggia, nel film infatti interpreta in gran parte se stessa, tant'è che l'attrice ha dichiarato praticamente di non aver recitato, ma di essersi semplicemente mostrata sul set per quello che era veramente. L'insegnante Elena è interpretata magnificamente dall'attrice Irina Metlitskaya, che sfortunatamente è prematuramente scomparsa nel '97. 
Nel 1989, il film al Festival di Berlino Ovest si aggiudicò il premio CIFEJ (Centro internazionale per i film per bambini e giovani) e il premio dell'UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia).
Nel 2012, lo scrittore Mikhail Androsov ispirato dalla pellicola ha scritto il romanzo "Esercizi a terra", che è una continuazione della storia raccontata nel film.


Il film può essere visionato in streaming su Youtube
Ho curato personalmente la traduzione dei sottotitoli in italiano che potete scaricare qui.


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