• «Non mi importa se passeremo alla storia come barbari» non solo rappresenta la piena maturità artistica di Radu Jude, ma è anche uno dei più grandi film del XXI Secolo...
  • Il film di Peter Watkins è la risposta cinematografica alla trappola della "monoforma", prestandosi ad essere uno dei film-manifesto più rivoluzionari della storia del cinema...
  • Cosa è più importante? La vita o le idee? Il corpo o l'anima? Il visibile o l'invisibile? Questo è quello che si chiede insistentemente la regista sovietica per gran parte della durata dell'opera...
  • È d'obbligo la sua visione prima di scomparire da questo mondo, ma soprattutto prima di continuare a leggere questo blog che porta con tanto onore il suo nome.

sabato 25 giugno 2022

The Entity (1981)

Basato da un romanzo di Frank De Felitta che ha collaborato anche alla sceneggiatura del film, prende ispirazione da un caso realmente accaduto negli Stati Uniti nell'estate del 1974, quello conosciuto come il caso di Doris Bither, una madre single con quattro figli che abitava a Culver City, la cui vita tranquilla fu improvvisamente stravolta da una misteriosa presenza, definita da lei come un'entità invisibile, che faceva ripetutamente irruzione nella sua camera da letto per stuprarla brutalmente. L'entità quando si manifestava lasciava un odore nauseabondo e abbassava la temperatura della sua stanza, la donna sostenne anche che a volte le sembrava che non fosse sola ma aiutata da altre entità più piccole, la situazione precipitò quando queste cominciarono a maltrattarla anche di fronte ai suoi figli. Doris si rivolse a diversi psichiatri, che sostenevano che la donna soffriva di allucinazioni e che queste diventavano persino collettive in presenza dei figli, la donna fiduciosa si fece curare seguendo anche terapie farmacologiche che però non risultarono efficaci ad allontanare le moleste presenze. Disperata prese la decisione di rivolgersi ad alcuni studenti di fenomeni paranormali dell'Università della California, che dimostrarono che la donna non solo non soffriva di alcuna patologia mentale, ma che i segni e i lividi sul suo corpo dimostravano percosse che non poteva essersi procurata da sola. La sua casa fu ispezionata per dieci settimane dal parapsicologo Barry Taff e dal suo assistente Kerry Gaynor che confermarono un'attività di poltergeist all'interno della casa e scattarono alcune misteriose fotografie oggi divenute famose, come quella in cui Doris è seduta sul letto, con a fianco un lungo arco luminoso fluttuante. L'autenticità delle foto fu attestata dalla redazione scientifica di Popular Photography.


«Ero spaventata. Non sapevo come sarebbe stato modificato o commercializzato. Ma sapevo che Sid vedeva nel film il potenziale per affrontare l'argomento da un punto di vista umanistico e psichiatrico, dal punto di vista di una madre... e ho sentito che era un rischio utile.»
Nel film Doris Bither diventa Carla Moran, interpretata dall'attrice Barbara Hershey che fu scelta per il ruolo soltanto dieci giorni prima della produzione. Il film è caratterizzato da molti primi piani e angoli olandesi che il regista dosa efficientemente costruendo una tensione psicologica rara in un film horror. Lo stesso regista Sidney J. Furie ha persino sostenuto di non aver mai considerato il suo film un horror ma piuttosto un film di «suspence soprannaturale». Gli effetti speciali sono stati curati da Stan Winston (Terminator, Alien, Jurassic Park, per citarne alcuni) e non sono mai appariscenti, ma minuziosamente studiati per rendere la presenza dell'entità il più realistica possibile: nelle scene in cui vediamo il corpo nudo della Hershey palpato, venne costruito un corpo realistico in lattice dove al suo interno c'erano delle ventose che permettevano di manipolarlo per restituire l'effetto delle dita invisibili che si imprimono sulla pelle. La costruzione del corpo costò alla produzione 65.000 dollari.
La sceneggiatura di De Felitta funziona, si nota una certa prolissità nella parte della diatriba tra Carla e il suo psichiatra, ma la tensione è sempre accesa. In origine pare che ci fosse una sottotrama che accentuava il rapporto incestuoso di Carla nei confronti del suo figlio più grande Billy, tra cui una scena onirica in cui la donna fantasticava di "rubare" la sua verginità, probabilmente questo aspetto controverso avrebbe bilanciato maggiormente la tesi psicologica suggerita dallo psichiatra nel film, arricchendo la lettura dell'opera. E mi permetto di suggerire, che sta proprio qui il limite di Entity, il non aver osato di più, il non aver voluto essere più scomodo. Ciononostante all'epoca durante le prime proiezioni ci furono proteste da parte di molte donne che ritennero il film offensivo a causa delle sue rappresentazioni di violenza sessuale. 
Non un capolavoro quindi, ma un grandissimo film carico di scene disturbanti guidato da una Barbara Hershey perfettamente incarnata nel ruolo e che mangia la scena al resto del cast, merita un'ultima nota  quella tremenda musica martellante curata da Charles Bernstein, che risuona durante la comparsa dell'entità e che contribuisce ad acuire un'atmosfera davvero inquietante, da incubo, che difficilmente lo spettatore dimentica. Martin Scorsese l'ha definito uno dei film più spaventosi della storia del cinema, come dargli torto? 


domenica 19 giugno 2022

Industrial Symphony No. 1: The Dream of the Brokenhearted (1989)

Il 9 Giugno ci ha lasciato tragicamente Julee Cruise, la musa di David Lynch e Angelo Badalamenti, che tutti potranno ricordare per la sua voce unica, angelica, che ha dato cuore alle colonne sonore di Twin Peaks, Fuoco cammina con me e Velluto Blu. Ma forse non tutti potranno ricordare che partecipò anche ad una performance teatrale di 45 minuti diretta da Lynch nel 1989 intitolata Industrial Symphony No. 1: The Dream of the Brokenhearted, il titolo fu ispirato ad una delle serie pittoriche che lo stesso Lynch produsse quando era studente alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Filadelfia (PAFA). Lo spettacolo fu commissionato dalla Brooklyn Academy of Music di New York e fu preparato in due settimane, durante le sue due uniche proiezioni al New Music America Festival furono fatte delle riprese che successivamente furono utilizzate per la pubblicazione in home video. La performance inizia con un video dove Nicolas Cage e Laura Dern hanno una conversazione al telefono, nonostante a primo impatto i due potrebbero ricordare i protagonisti di Cuore Selvaggio non vengono identificati come tali, l'oggetto della conversazione è la volontà da parte dell'uomo di finire la relazione sentimentale con la donna, nonostante questa lo preghi insistentemente di non farlo. Lo spettacolo che sussegue è una rappresentazione onirica del cuore spezzato della donna, composto in sei parti scandite da sei tracce sonore. Gli oggetti di scena principali sono un'alta struttura a travi metalliche e un guscio abbandonato di un'auto, illuminati da luci tremolanti e suoni cacofonici usati per produrre un effetto inquietante. Julee Cruise è l'attrice principale della performance che, per gran parte dello spettacolo, canta rimanendo sospesa in aria da corde, volando e cadendo, esprimendo simbolicamente la tribolazione interiore, lo stesso accade con alcuni dei ballerini. Appare per tre volte anche Michael J. Anderson (noto per il suo ruolo del nano in Twin Peaks), la prima volta lo vediamo segare pazientemente un tronco di legno sotto la musica discordante di Badalamenti, la seconda partecipa ad un'ensemble teatrale disturbante insieme ad una figura alta e demoniaca simile ad una renna scuoiata e infine quando ribadisce il dialogo di apertura tra Cage e la Dern, accompagnato da un clarinettista e un'attrice non parlante che interpretano simbolicamente la parte della donna. Nonostante le scenografie scarne e i pochissimi cambiamenti ed elementi in scena, lo spettacolo risulta frastornante ed emozionante, merito sicuramente di un ponderato uso delle luci e del sonoro. I testi delle canzoni e la voce della Cruise sono la leva fondamentale che ci permettono di toccare piani superiori alla soggettività del dramma. E allora anche il banale diventa pregno di significato. Se vi siete persi questa chicca nella filmografia di Lynch, allora è giunto il momento di rimediare.

martedì 14 giugno 2022

Ghostwatch (1992)

È un film televisivo prodotto dalla BBC scritto da Stephen Volk (lo stesso di Gothic di Ken Russell) e diretto dalla regista Lesley Manning, fu trasmesso per la prima volta sul canale BBC1 il 31 Ottobre del '92. Si tratta anche del primo mockumentary prodotto da una emittente televisiva, di fatti l'ambientazione del film è proprio il set di una diretta televisiva con attori che interpretano la versione immaginaria di se stessi: c'è il presentatore Michael Parkinson e i reporter Sarah Greene, Mike Smith (il marito reale di Greene) e Craig Charles. La trasmissione omaggia la nottata di Halloween portando Sarah con i suoi cameramen in una casa a Northolt, nella Grande Londra, nota nel quartiere per un'attività di poltergeist, dove vi abita la famiglia Early. Qui troviamo la signora Michelle Early con le sue due figlie Pam e Kim che sostengono che la casa sia infestata da una presenza malevola e che hanno soprannominato "Pipes", perché inizialmente la madre ha sempre giustificato gli strani rumori per via delle tubature. Sarah deciderà di passare la notte con loro per indagare sugli eventi e capire se i loro racconti corrispondono alla verità. Nel frattempo nello studio vengono mostrate delle registrazioni video della famiglia che proverebbero la presenza del fantasma e interrogati degli ospiti esperti sul tema del soprannaturale, il tutto mentre sullo schermo è mostrato un numero di telefono in modo che i telespettatori possono "chiamare" e testimoniare altre storie su fantasmi. Tutti questi espedienti hanno dato al film un'impronta fortemente realistica, suscitando non poco shock nel pubblico inglese che tartassò la BBC di telefonate, nonostante prima della trasmissione venne avvertito che si trattava solo di uno spettacolo fittizio. Man mano che la trasmissione prosegue, si alternano le inquadrature fisse delle telecamere nascoste installate nella casa e quelle a spalla di Sarah che testimoniano fenomeni sempre più inquietanti finché le due sorelle perdono completamente il controllo a causa del poltergeist, una tensione dosata ingegnosamente che arriva al suo culmine nel finale quando il collegamento con la casa si perde completamente e il terrore domina nello studio e... sullo schermo. L'uso della telecamera termografica, usata per rivelare gli spettri, diventa la chicca finale di un film dal grande impatto visivo e sonoro, capace ancora oggi di suscitare più di un brivido. Dopo la trasmissione di "Ghostwatch" molte furono le controversie, soprattutto quelle legate all'impatto psicologico sui giovani, ci fu infatti il noto caso di suicidio di Martin Denham, un ragazzo diciottenne «che soffriva di difficoltà di apprendimento e aveva un'età mentale di 13 anni, si suicidò cinque giorni dopo la messa in onda del programma. La casa di famiglia aveva sofferto di un sistema di riscaldamento centralizzato difettoso che aveva causato il battito dei tubi; Denham ha collegato questo all'attività nello spettacolo causando grande preoccupazione. Ha lasciato un biglietto di suicidio con la scritta "se ci sono fantasmi sarò ... con te sempre come un fantasma". Sua madre e il patrigno, April e Percy Denham, incolparono la BBC. Hanno affermato che Martin era "ipnotizzato e ossessionato" dal programma». Si registrarono anche i primi casi di PTSD provocati da uno show televisivo. Se non vi sembra già abbastanza inquietante tutto questo, allora vedetelo!


martedì 17 maggio 2022

E se oggi... fosse già domani? (1973)

Titolo originale: Voices. Pellicola ingiustamente finita nel dimenticatoio del regista britannico Kevin Billingoton, una tesa ghost story racchiusa in un dramma dentro una stanza, pochissime infatti sono le scene degli esterni, l'orrore si condensa nello sviluppo psicologico dei due protagonisti, una coppia in crisi a causa della scomparsa del loro unico figlio, presumibilmente morto di annegamento mentre loro consumavano un rapporto sessuale (qui è impossibile non pensare ad "Antichrist" di Lars Von Trier). La coppia tenterà di ricongiungersi stabilendosi in una vecchia casa che la moglie ha ereditato, ma qui le cose precipiteranno perché lei comincerà a sentire delle "voci" ed avere delle visioni di una donna e due bambini appartenenti al secolo scorso, il marito tenterà di riportarla alla ragione, ma inutilmente. La forza del film è nella capacità di sollevare tensione nella totale naturalezza degli eventi rappresentati, qui gli "intrusi" entrano in scena con le loro scene di vita quotidiana, non hanno alcun carattere horror se non la loro inspiegabile presenza, è lo scontro con questa realtà che genera l'inquietudine e che il regista ha saputo ben adoperare, aggiungo, con un'onestà quasi rara. A parte qualche ridondanza e piccola ingenuità nei dialoghi, gli attori David Hemmings e Gayle Hunnicutt sono totalmente incanalati nei loro ruoli e ci trasportano in modo avvincente in questo angosciante e delirante viaggio, fino al finale sconvolgente, che ha fatto sicuramente scuola a moltissimi registi del genere. Da recuperare.
Il film in Italia uscì al cinema con il titolo improponibile "E se oggi... fosse già domani?" e trasmesso in TV con i titoli "Presenze" e "Strani fenomeni", come al solito ci distinguiamo sempre per queste appropriazioni bizzarre! 


Una versione in VHS del film circola qui su Youtube. Ma il prossimo 22 Giugno il film uscirà finalmente in DVD nella sua versione restaurata.

venerdì 6 maggio 2022

Nous, les enfants du xxème siècle (1994)

Che la vita dei bambini nei Paesi dell'ex URSS non fosse affatto facile, l'avevamo già visto nel crudo documentario "Children Underground" diretto da Edet Belzberg nel 2001, ma forse non tutti sanno che ben sette anni prima, il regista russo Vitali Kanevsky se n'era occupato con "Nous, les enfants du xxème siècle" (Noi i bambini del XX secolo), un film realizzato grazie alla co-produzione della Francia e che oscilla tra documentario e finzione, dove è lo stesso regista ad intervistare i bambini per le strade di San Pietroburgo, molti dei quali già piccoli criminali ed emarginati dalla società, completamente abbandonati a se stessi. Ma la ricerca di Kanevsky non si ferma sulle strade, entra con occhio indiscreto anche nelle prigioni, dove interroga giovani responsabili persino di omicidi, qui ritroviamo sorprendentemente il giovane attore Pavel Nazarov, che ha collaborato con il regista nei suoi due film più noti e premiati a Cannes "Sta' fermo muori e resuscita" ed "Una vita indipendente", la sua comparsa è probabilmente il momento più emozionante del documentario e che raggiunge il suo picco quando a fargli visita è l'attrice Dinara Drukarova, con la quale ricorda i bei momenti passati insieme e scambia un bellissimo dialogo esistenziale. La sua presenza femminea, come in tutti i film di Kanevsky, diventa simbolica, portatrice di un'energia salvifica.


Il documentario colpisce anche per il tono sarcastico delle domande del regista, che a volte sembrano rompere il ghiaccio e sollevare quel velo tenebroso che avvolge i cuori dei giovani criminali o essere un tentativo per provocarli in modo da ottenere la verità, come accade nella scena in cui li ordina di rispondere alle domande mentre devono guardare i loro stessi occhi davanti ad uno specchio. A volte con durezza, a volte con tenerezza, il film ci guida verso una visione più ampia del dramma individuale, denunciando apertamente un sistema ormai marcio, corrotto fino in fondo e che il crollo dell'URSS ha tutt'altro lenito. A questo proposito, colpisce la sequenza parodistica, quasi surreale, dove il regista interroga il giovane leader di un'organizzazione criminale che si atteggia come un miliardario sul ponte di uno yatch, definendo il racket come "un contratto di lavoro volontario", come fa ben notare la critica Cati Couteu, si tratta di «una prefigurazione agghiacciante del sistema putiniano e dei costumi che hanno corrotto l'intera Russia, ma sono solo il lato esasperato di un modello che ha sedotto altri, come suggerisce il titolo: il 20° secolo di questi bambini come il lato oscuro del mondo».

Il mio amore per i bambini ci ha portato a girare lungometraggio documentario dedicato alla vita reale nelle strade che è servito come base per il nostro lavoro. È infinitamente spiacevole che i bambini dotati non siano in grado di evitare il destino comune degli eroi di strada. Sfortunatamente, anche il nostro Pavel Nazarov, protagonista di "Sta' zitto, muori e resuscita" e "Una vita indipendente" non ha fatto eccezione. Da solo, e facendo affidamento solo sulle proprie forze, il bambino non è in grado di resistere all'influenza dell'elemento "strada". Le leggi di questo elemento sono formate, di regola, dalla psicologia del ladro. Spietato, crudele, dittatoriale. Nel 1989, mentre eravamo alla ricerca dell'eroe principale Valerka, abbiamo attraversato tutti i luoghi dove potevano radunarsi i bambini, cantine, rifugi, soffitte, abbiamo visitato riformatori, carceri, campi per minori, e a quel tempo, già così come oggi, per noi era ovvio che il destino di questi bambini, abbandonati, senza sufficiente attenzione da parte dei genitori, è costruito principalmente secondo uno stesso schema. Tutto parte da innocenti sciocchezze, poi piccoli furti, poi arriva il momento delle rapine tra bande, delle rapine a mano armata, infine degli omicidi e degli omicidi compiuti con particolare crudeltà. Eppure, la speranza che molti di questi bambini saranno in grado di superare il loro destino, saranno in grado di superare se stessi. 

Il film può essere visionato qui su Youtube, ed è possibile reperire i sottotitoli in inglese qui.


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