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  • Il film di Peter Watkins è la risposta cinematografica alla trappola della "monoforma", prestandosi ad essere uno dei film-manifesto più rivoluzionari della storia del cinema...
  • Cosa è più importante? La vita o le idee? Il corpo o l'anima? Il visibile o l'invisibile? Questo è quello che si chiede insistentemente la regista sovietica per gran parte della durata dell'opera...
  • È d'obbligo la sua visione prima di scomparire da questo mondo, ma soprattutto prima di continuare a leggere questo blog che porta con tanto onore il suo nome.

martedì 30 novembre 2021

The Self Portrait (2020)

Lene Marie Fossen è stata una giovane fotografa norvegese che si è ammalata di anoressia dalla tenera età di 10 anni, il suo stato di malnutrizione non le ha permesso di raggiungere la pubertà e di sviluppare i caratteri sessuali secondari, ma malgrado le complicanze fisiche la sua forza e tenacia le hanno permesso di diventare una fotografa autodidatta. Il documentario è diretto da una triade di registi composta da Katja Høgset, Margreth Olin e Espen Wallin, che l'hanno seguita intimamente nella sua ricerca artistica, dalla fioritura del suo talento, al suo riconoscimento fino alla tragica morte, inaspettata, avvenuta all'etá di 33 anni. La Fossen, prima di morire, è riuscita a guardare il documentario finalizzato, chiedendo persino che venissero apportate alcune modifiche, che i registi hanno accolto. Questo ha permesso che lo sguardo del film entrasse in netta simbiosi con quello della sua protagonista, restituendoci un ritratto intenso e straziante, che affronta con rara e profonda dignità il tema della malattia. La voce della Fossen è infatti onnipresente per tutto il film, confidandoci tutte le sue paure, gioie, sofferenze e speranze. Quello che colpisce del suo lavoro è la sua fame di contatto umano, durante i suoi scatti la vediamo avvicinarsi moltissimo ai soggetti cercando con tutte le sue forze di catturare la loro anima. Le sue fotografie usano in maniera predominante i contrasti del chiaroscuro, i cui soggetti - come sottolinea il noto fotografo norvegese Morten Krogvold - emergono dall'oscurità come nella opere pittoriche di Caravaggio. Gli sconvolgenti autoritratti, ambientati negli scarni interni di edifici abbandonati con le pareti scostrate, rievocano gli autoscatti di Francesca Woodman e sono pervasi da un'atmosfera mistica che ricorda i film di Tarkovskij. L'attenzione della Fossen ad un certo punto della sua carriera si è focalizzata verso i bambini rifugiati, che come lei stessa afferma, sono le vere vittime di ogni conflitto umano, quei ritratti chiedono allo spettatore di affrontarli, affinché non vengano dimenticati. Il fulcro centrale della sua ricerca artistica è la consapevolezza della sofferenza umana e di come questa possa assumere la forma di una bellezza, vera, perché capace di farci trovare la forza per migliorarci come persone. Nel toccante finale, la Fossen si immortala con un autoscatto accanto ai suoi genitori, ed è la sua unica fotografia in cui viene ritratto più di un soggetto nel campo visivo, una scelta destabilizzante che chiude con grazia la sua arte e il documentario stesso. L'intimità e la quotidianità della sua presenza è immortalata lì, vicina alle persone che l'hanno messa al mondo, per divenire eterna, per ricordarci che malgrado il suo imminente trapasso sarà sempre lì a vegliare su di loro. Nei titoli di coda, tra le struggenti note di Susanne Sundfør, possiamo sentire davvero la presenza della sua anima delicata. "The Self Portrait" è un documentario breve, ma onesto e potente, che lascia il segno, ed è un peccato che stia facendo molta fatica ad essere distribuito, perché la sua visione dovrebbe essere un dovere morale.


Il documentario può essere visionato in lingua francese su questo link.

sabato 13 novembre 2021

Il seme dell'uomo (1969)

L'intera civiltà umana è arrivata alla deriva, un'epidemia di origine sconosciuta ha dimezzato la popolazione, terremoti e incendi hanno cancellato intere città, a Roma della Basilica di San Pietro e della sua Pietà non rimangono che delle rovine, come viene mostrato in uno dei momenti più suggestivi del film; in tutto questo desolante e catastrofico scenario, lo scientismo che guida i Governi dichiara lo stato di emergenza, adottando delle misure folli e disumane che minano pesantemente la libertà dei pochi sopravvissuti della popolazione mondiale. 
Incredibile è l'attualità di quest'opera di Ferreri datata 1969, che nonostante sia immersa nell'immaginario fantascientifico e pervasa dal tipico surrealismo anarchico del regista milanese, parla molto del nostro oggi. La storia prosegue concentrandosi su Cino e Dora, una coppia di giovani fidanzati che è sopravvissuta ad una catastrofe, le Autorità li costringerà ad isolarsi ed a rimanere in "quarantena" per il resto della loro vita, così la coppia finirà per trovare rifugio in una casa abbandonata in riva al mare. Qui come una sorta di Adamo ed Eva al momento della loro prima relazione con il mondo, scopriranno una Terra nella sua forma primigenia perché svuotata dalla contaminazione umana, godranno di tutti i suoi frutti e respireranno l'armonia della natura, ma scopriranno anche le sue tentazioni: le uniche tracce di civiltà che attraverseranno il loro nuovo mondo, come radio, frigoriferi, quadri e caciotte di parmigiano, appariranno ai loro occhi come reliquie sacre da custodire gelosamente in un Museo (che Cino istituirà per davvero) e qui diviene evidente il riferimento al concetto marxista del culto e del feticismo delle merci. Anche l'arrivo di una misteriosa donna straniera tenterà gli appetiti sessuali di Cino, mettendo in crisi la relazione sentimentale con Dora. Ma le cose precipiteranno quando Cino, convinto dalle autorità governative, vorrà proliferare, Dora si rifiuterà perché riterrà irragionevole un tale desiderio in un mondo senza alcun futuro, così l'irrazionalità dell'uomo si scontrerà con la ragione della donna, in un'ottica sovversiva, che capovolge la tradizione simbolica del maschile e femminile. Ma la resistenza della donna sarà vana, Cino utilizzerà tutti i suoi mezzi, arrivando persino all'inganno, per ottenere il suo scopo, portando inevitabilmente all'annientamento della coppia. "Il seme dell'uomo" è un piccolo grande film, concettualmente potente, che fa del suo minimalismo la sua forza. L'economia dei mezzi non impedisce a Ferreri di costruire delle immagini di grande potenza evocativa, come quella del grande pallone a forma di bottiglia di CocaCola che viaggia sul cielo sopra l'immensità dell'oceano e che viene scambiata dai protagonisti per un dirigibile, o ancora quella dell'enorme balena morta che finisce sul bagnasciuga divorata avidamente dai gabbiani. Misurate e calzanti sono le interpretazioni di Marco Magine e Anne Wiazemsky, la finezza e nobilità dei loro volti rafforzano il simbolismo dell'opera. Frastornanti gli effetti sonori e le musiche di Teo Usuelli e Richard Teitelbaum che creano progressivamente una tensione angosciosa che riflette la crisi esistenziale dei protagonisti.

mercoledì 10 novembre 2021

Belladonna of Sadness (1973)

Ispirato al saggio "La strega" di Jules Michelet, è il terzo e ultimo film d'animazione della trilogia Animerama e l'unico ad essere scritto e diretto esclusivamente da Eiichi Yamamoto. La sua produzione durò ben 7 anni, dal 1967 al 1973, e al momento dell'uscita fu un fallimento commerciale che contribuì alla bancarotta della Mushi Production. Fortunatamente il film con il passare degli anni è stato rivalutato, diventando un vero e proprio cult. Nel 2015 è stato ridistribuito nella sale cinematografiche in nuova versione restaurata in 4K.
Il film narra della vita di Jean e Jeanne, una coppia di novelli sposi, che vivono in un villaggio rurale della Francia medievale. La tradizione vuole che i sudditi debbano offrire al loro barone dei doni, in segno di gratitudine per aver concesso loro il sacro vincolo del matrimonio. Jean si dirigerà dal barone per offrirgli una mucca, ma lui ne pretenderà dieci. Non potendo soddisfare la richiesta del barone, la moglie Jeanne verrà costretta a passare la prima notte di nozze con lui secondo lo Ius primae noctis ("diritto della prima notte", anche conosciuto come "diritto del signore"). Il barone la stuprerà senza pietà e dopo la consegnerà a tutti i suoi cortigiani che abuseranno di lei in egual modo. Jeanne, insanguinata e terrorizzata tornerà da Jean, tentando inutilmente di riconciliarsi con lui. La disperazione e l'umiliazione di Jean saranno tali che lo porteranno a tentare di strangolare la moglie, ma quando prenderà coscienza di tale atto, fuggirà via di casa per la vergogna. Jeanne rimasta completamente sola con il suo dolore, comincerà ad avere delle strane visioni: le apparirà un piccolo spirito dalla forma fallica che la stuzzicherà sessualmente, promettendole di ottenere molto potere e un giorno di vendicarsi del barone. Jeanne con la promessa di salvare suo marito, accetterà il patto con l'inquietante esserino, che si rivelerà essere l'impersonificazione di Satana. L'essere aumenterà progressivamente le sue fattezze ogni qual volta Jeanne patteggerà con lui, ma questa metamorfosi sarà speculare, la donna infatti acquisterà sempre più fascino, potere, salute e ricchezza, elevando progressivamente il suo rango sociale, fino a sfidare la posizione e reputazione del barone.


Il film è composto da illustrazioni magnifiche, che sembrano principalmente essere influenzate dall'arte occidentale, possiamo scorgere nelle eleganti e voluttuose figure femminili lo sguardo di Gustav Klimt, nelle forme stilizzate e le linee pure, gli inchiostri in bianco e nero di Aubrey Beardsley, ma anche la drammaticità delle linee spigolose e la cromia decadente delle opere di Egon Schiele. Le immagini, soprattutto nella prima parte del film, sono statiche e descrivono figurativamente proprio la staticità, l'austerità di quello stesso mondo medievale dominato dalla morale cristiana. Le animazioni invadono gradualmente la staticità delle illustrazioni sgretolando tutte le inamovibili certezze di quel mondo. Emblematico è l'evento dello stupro in cui la figura di Jeanne verrà lacerata e immersa dal suo stesso sangue che pulserà animatamente nel suo sesso, i quali schizzi prenderanno le sembianze di spettrali pipistrelli rossi, un'immagine di incredibile violenza ed intensità che prefigura una rottura formale. Rottura che troverà la sua massima espressione attraverso le tentazioni di Satana, aprendo così le porte ad un mondo visionario sempre più caotico, sovversivo e pagano. Quando la protagonista si donerà completamente a Satana, assisteremo ad un vero e proprio trip visivo, in cui elementi figurativi della storia rinascimentale e moderna si sovrapponeranno gli uni agli altri, orgiasticamente, dominando tutto lo spazio-tempo filmico. Questa scissione non sarà affatto casuale, perché anticiperà gli intenti dell'opera che si riveleranno nel tragico e potente finale: Jeanne, una volta acquisito il potere necessario grazie a Satana, diverrà una vera e propria strega, le sue conoscenze porteranno la popolazione ad acquisire una maggiore libertà sessuale (come la pratica della contraccezione e dell'amore libero extraconiugale), oltre che a salvare innumerevoli vite umane dalla peste grazie alle sue erbe mediche. Diverrà una donna talmente influente che il barone, percependo la grossa perdita di consensi, finirà di proporle di diventare il suo braccio destro, ma Jeanne non si accontenterà e gli chiederà di ottenere tutto il suo potere. Il barone prontamente si rifiuterà e condannerà Jeanne al rogo. L'impressionante scena del rogo finale ha molte analogie figurative con la Passione di Cristo, la donna sarà infatti crocifissa e successivamente fatta bruciare, il suo amato Jean tenterà di ribellarsi, ma verrà ucciso da una lancia di un soldato che si conficcherà nel suo costato, e l'ultimo sottile e poetico riferimento alla Passione sarà l'immagine della folla che comincerà a tremare come un'onda sismica non appena i due amanti moriranno. Ma quel terremoto si rivelerà essere di natura emozionale: è l'ira del popolo che verrà prontamente stemperata dalle minacciose lance dei soldati. Ma c'è un altro ma, i volti delle donne del popolo diverranno quelli di Jeanne, che incarneranno, simbolicamente, lo spirito sovversivo di tutti i futuri mutamenti sociali che porteranno alla rivoluzione francese. Yamamoto gestisce con intelligente e provocante audacia l'iconografia cristologica per costruire una parabola sovversiva sulla rivoluzione.
Il film, ad una prima lettura, potrebbe sembrare un omaggio al movimento di liberazione sessuale, ma sarebbe semplicistico definirlo tale, perché è molto ma molto di più di questo. Non è un caso che abbia persino suscitato parecchia indignazione da una parte del pubblico femminile, che ha bollato il film come anti-femminista e promotore di una "cultura dello stupro". I motivi sarebbero imputabili allo sguardo onnisciente maschile che filtra tutto l'immaginario della storia: la figura di Jeanne è sempre erotizzata, il suo corpo è continuamente violato per gran parte della durata del film e la sua libertà, la sua emancipazione femminile dipende esclusivamente da Satana che tenta in tutti i modi di dominarla. In sintesi, il pene del barone detiene il potere del mondo medievale e quello stesso mondo viene sovvertito dal pene di Satana. Questa visione fallocentrica risulterebbe così degradante per il genere femminile. In realtà se mettessimo da parte tali conclusioni e analizzassimo attentamente il film capiremmo che Satana viene presentato chiaramente come una parte dell'Io della protagonista, ed è essendo la protagonista eterosessuale, il suo immaginario erotico, il suo desiderio sessuale non può che essere indirizzato verso un uomo e i suoi genitali, oltretutto ciò che frena la protagonista dal fornicare con Satana non è certo l'assenza di piacere o la mancanza di consenso (inizialmente è divertita da quella piccola forma fallica), ma il suo senso di colpa, inculcato proprio da quella stessa morale cristiana che impone ai suoi sudditi il coito completo, esclusivamente finalizzato alla riproduzione e all'interno di una relazione matrimoniale monogama. La protagonista grazie a Satana scopre il piacere delle zone erogene del suo corpo, ma scopre anche la sua parte maschile, scopre così di poter avere un posto, un ruolo, un potere nel mondo, esattamente come è possibile per un uomo. Una visione diametralmente opposta alle accuse di sessismo, ma neanche prossima ad una visione libera da qualsiasi assoggettamento del dominio maschile. Ma sta proprio qui la potenza tragica dell'opera, Jeanne non è altro che una Proserpina che lotta continuamente per la sua libertà, spaccata e contesa letteralmente tra due mondi. Tracce del patriarcato vivono ancora oggi, fuori e dentro di noi, hanno persino attraversato gli oltre duecento anni che ci separano dalla rivoluzione francese, come una maledizione senza fine. "Belladonna of Sadness" è un film oscuro, maledetto, controverso, capace ancora oggi di suscitare un'enorme quantità di emozioni e riflessioni contrastanti, è un film che sfugge disinvoltamente ad una chiave interpretativa, non puoi tentare di addomesticarlo, come succede solo con i grandi capolavori.

giovedì 28 ottobre 2021

MeWe: una valida alternativa a Facebook che protegge la nostra privacy!

Sarò diretto, negli ultimi anni i social networks si sono trasformati in qualcosa di tremendamente pericoloso nel rispetto della nostra privacy, Facebook in particolare è noto per le sue continue violazioni, eclatante è stato lo scandalo di Cambridge Analytica dove si è scoperto che la società di Mark Zuckenberg lasciò, per circa 2 anni, che i dati di circa 80 milioni di utenti fossero usati per scopi accademici, al fine di produrre fake news per dirottare le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016 . Ma i problemi di Facebook non finiscono qui, negli ultimi giorni si sta parlando dei cosiddetti Facebook Papers dove per l'ennesima volta la società ha messo «il profitto e la ricerca dell’engagement (cioè il coinvolgimento degli utenti) davanti alla sicurezza e al benessere degli utenti».

Negli ultimi anni, molti sono stati i tentativi di costruire social networks "alternativi" che si basassero su principi più etici e che mettessero al primo posto la sicurezza degli utenti. Molti si sono appoggiati alla filosofia del fediverso come Diaspora, Friendica o Mastodon (una valida alternativa a Twitter). Ma al momento quello più simile a Facebook rimane MeWe, un social network dall'accattivante grafica minimale, disponibile anche per la versione mobile, che non utilizza pubblicità, cookie o spyware per generare informazioni sugli utenti o tracciarli. Io mi sono iscritto da un paio di mesi e mi sto trovando bene, se siete utenti di Facebook e siete stanchi come me, qui trovate il mio invito per iniziare il cambiamento.

Grazie e buona navigazione!

venerdì 8 ottobre 2021

Avventura di un dentista (1965)

Secondo lungometraggio di Elem Klimov, fu girato nel 1965 e distribuito nel 1967 con una tiratura di soli 25 copie, questo perché la censura sovietica vide in questo film una parodia della realtà sovietica. Solo più di vent'anni dopo, nel 1990, il film fu distribuito in videocassetta grazie all'associazione cinematografica Krupny Plan e poté finalmente raggiungere il grande pubblico. La pellicola è una piacevole commedia, con qualche tinta di dramma, incentrata sulle storia di Sergei Chesnokov (interpretato da Andrei Myagkov) un giovane dentista appena laureato che viene trasferito in una piccola città sovietica per prestare servizio. Al suo primo giorno di lavoro gli toccherà un paziente che si rifiuterà di fare l'anestesia locale, il giovane dentista, titubante, proverà a rimuovergli il dente ed incredibilmente ci riuscirà senza fargli sentire alcun dolore. La cosa si ripeterà su altri pazienti e in pochissimo tempo il nome di Chesnokov diventerà noto in tutta la cittadina. Ma mentre le file dei suoi pazienti saranno sempre più numerose, quelle dei suoi colleghi saranno sempre più vuote, provocando la loro invidia. Inizieranno così i primi problemi, il suo veterano collega, il dottor Rubakhin deciderà di lasciare la città per non subire più l'umiliazione di essere messo da parte. A sostituirlo sarà la dottoressa Lastochkina (interpretata da Vera Vasilyeva), che reagirà molto diversamente al talento di Chesnokov, cospirando intrighi contro di lui al fine di scoraggiare il suo lavoro e rovinare la sua reputazione.
Sebbene il film di Klimov non sia all'altezza della sua prima commedia satirica "Benvenuti ovvero vietato l'ingresso agli estranei", non è meno degno di interesse, colpisce per la sottigliezza e la profondità con le quali riesce a far emergere una forte denuncia al sistema sociale, all'interno di un semplice racconto di formazione, incorniciato in un'atmosfera malinconica e scanzonata, e  accompagnato dolcemente da canzonette suonate a chitarra e cantante dall'attrice Alisa Freyndlikh.
Dal punto di vista del linguaggio cinematografico è interessante l'uso dell'espediente di un montaggio "magico" di apparizione nelle scene delle estrazioni dei denti per mano di Chesnokov, che ci riportano allo stupore dei giochi illusionistici del cinema di Méliès. La conversione di un evento reale ma straordinario come quello del talento umano, restituito in un'illusione ottica è davvero significativa, oltre che provocatoria, perché riflette sull'impossibilità di decifrare e decodificare le qualità dell'individuo, rivelando i limiti della cultura e del sapere istituzionalizzati, cosa che come sappiamo è più quanto mai inammissibile in un sistema materialista e centralizzato come è stato quello dell'URSS. Di fatti la formazione individuale del giovane Chesnokov si dovrà scontrare con quella di una collettività, composta da una Commissione Regionale di Medici, che alla fine gli chiede sostanzialmente di mantenere un profilo basso, al fine di garantire le applicazioni delle norme del sistema sanitario vigenti. Ma il genio è destinato a cambiare e a sfidare quelle stesse norme, come può quindi progredire una società che limita il naturale sviluppo del talento di un essere umano? Questo è l'amaro interrogativo finale, immortalato in una fotografia che ritrae Chesnokov che guarda stupito una sua allieva che ha appena scoperto di avere la sua stessa capacità, ma la giovane è a sua volta osservata dalla dottoressa Lastochkina che le scambia un sorriso forzato. La storia si ripete? Avventura di un dentista è tanto, molto più di una commedia, che fareste bene a recuperare.


Il film può essere recuperato su rutracker.org, i sottotitoli in italiano potete trovarli su questo link (ho curato personalmente la traduzione).


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