• «Non mi importa se passeremo alla storia come barbari» non solo rappresenta la piena maturità artistica di Radu Jude, ma è anche uno dei più grandi film del XXI Secolo...
  • Il film di Peter Watkins è la risposta cinematografica alla trappola della "monoforma", prestandosi ad essere uno dei film-manifesto più rivoluzionari della storia del cinema...
  • Cosa è più importante? La vita o le idee? Il corpo o l'anima? Il visibile o l'invisibile? Questo è quello che si chiede insistentemente la regista sovietica Larisa Shepitko...
  • È d'obbligo la sua visione prima di scomparire da questo mondo, ma soprattutto prima di continuare a leggere questo blog che porta con tanto onore il suo nome.
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lunedì 1 gennaio 2024

I 10 MIGLIORI FILM VISTI NEL 2023


Durante il corso dell'anno mi capita di guardare moltissimi film, ma non sempre riesco a dedicare a ciascuno un articolo su questo blog. Letterboxd è uno strumento estremamente utile per mantenere un diario aggiornato delle proprie visioni cinematografiche.
Ogni anno, con l'obiettivo di sintetizzare e condividere questa esperienza, scelgo di compilare una lista dei 10 migliori film che ho visionato durante l'arco dell'anno. L'ordine dei film selezionati è puramente cronologico e non rappresenta una classifica basata su criteri di merito artistico.
Di seguito, la lista dei 10 migliori film visti nel 2023.

martedì 4 luglio 2023

Not Angels But Angels (1994)

Primo lungometraggio di una trilogia dedicata alla prostituzione minorile che il regista polacco Wiktor Grodecki ha girato nella Repubblica Ceca, come il successivo Body without soul (1996) si tratta di un documentario, a differenza del terzo Mandragora (1997) che è un film di finzione. "Not angels but angels" raccoglie le confessioni di 15 ragazzi di età che variano tra 14 ai 19 anni che vivono e si prostituiscono nella grande capitale di Praga. La maggior parte di loro dichiarano di non essere originari del posto, ma che sono finiti nella città a causa di situazioni economiche e famigliari difficili, man mano che le risposte alle domande del regista proseguono le confessioni si fanno sempre più intime e sconvolgenti. Dichiarano di preferire generalmente i clienti più vecchi e ricchi, che li selezionano in base all'abbigliamento e agli oggetti preziosi che portano, sottolineando che molti di loro provengono da Paesi Occidentali come la Germania, l'Inghilterra e gli USA, infine aggiungono che a volte non usano i preservativi con i clienti tedeschi perché si sentono rassicurati dal loro alto status sociale. Traspare una pericolosa ingenuità nelle loro dichiarazioni che arriva allo spettatore come un pugno sullo stomaco, quando scopriremo che i ragazzi finiscono per spendere molti dei loro soldi alle slot machine dimostrando chiaramente di essere vittime di una dipendenza da gioco, segnata persino dai loro visi stanchi e angosciati, il disegno di questi ritratti si farà insostenibile da sopportare. Grodecki incornicia queste anime con una fotografia espressionista che divide i loro volti in ombre dure e luci spettrali, usando spesso luci artificiali di colore rosso e blu, come i successivi lavori anche qui brani di musica classica come quelli de la Passione di Matteo di Bach e il Requiem di Mozart accompagnano le confessioni drammatizzandole, seppur rischioso questo processo non è mai dirottante o artificioso, ma incline ad esprimere la loro silenziosa sofferenza. L'uso di immagini di finzione all'interno del documentario è significativa: nel finale vedremo i primi piani nauseanti di vecchi uomini di affari in giacca e cravatta alternati dalle reali fotografie pornografiche dei minorenni sfruttati, quelle foto rappresentano la realizzazione dell'immaginario perverso di quegli uomini, mentre quei primi piani costruiti dal regista materializzano l'immaginario dei clienti basandosi sulle testimonianze dei ragazzi, questa contrapposizione risulta di grande potenza evocativa perché restituisce l'archetipo del capitalismo. 
Il titolo "Not angels, but angels" secondo il critico Douglas Messerli evoca un episodio storico cristiano descritto nell'Historia ecclesiastica gentis Anglorum (731 d.C.), in cui Agostino d'Ippona arrivato nel mercato romano vide degli schiavi biondi e di pelle chiara venduti, li chiese da dove provenissero e li risposero che erano "Angli", lui allora con un gioco di parole ribatté: "Non Angli, ma Angeli". Dopo questo incontro Agostino decise di portare il cristianesimo agli Angli. Il film di Grodecki invece, lungi dall'essere religioso, porta una delle più grandi denunce sulla mercificazione del corpo che siano mai state rappresentate sullo schermo.


Il film potete trovarlo su Vimeo, sono felice di comunicarvi che ho curato la traduzione dei sottotitoli in italiano che potete scaricare su questa pagina. Trovate anche quelli degli altri due film di Grodecki.

venerdì 9 agosto 2019

Mandragora (1997)

Wiktor Grodecki conclude la trilogia sulla prostituzione minorile con Mandragora. A differenza dei due primi lungometraggi (Not angels but angels e Body without soul), questo film non è un documentario ma un film di finzione. La sceneggiatura ripercorre praticamente gli eventi già esplicati magnificamente nei documentari, ma condensati tutti in un unico personaggio: quello di Marek, un giovane sedicenne incompreso dal padre autoritario che scappa di casa per finire alla stazione Praga, qui subirà ogni sorta di ingiustizia e finirà nelle mani di un magnaccia che ne farà una merce sessuale. Incontrerà un giovane ragazzo di nome David, anch'esso prostituto, che lo aiuterà a liberarsi dal magnaccia e con il quale stringerà una forte amicizia. Insieme deruberanno clienti per aumentare le loro entrate, ma David finirà per usare Marek per raggiungere i suoi scopi. Il rapporto tra i due diventerà sempre più burrascoso e porterà entrambi verso l'autodistruzione.
Mandragora è un'opera difficile da giudicare, sopratutto dopo aver visto i magistrali documentari di Grodecki, lo spettatore sarà continuamente teso a paragonare le opere cinematografiche tra loro e a chiedersi la necessità di questo film. In prima analisi, vien da pensare che è certamente un film che ha delle lacune narrative perché nel suo sviluppo si notano dei "buchi" di non poco conto: per esempio, nella parte centrale del film c'è la scena del bar in cui i due giovani protagonisti vengono presi di mira da un gruppo di uomini, ma non conosceremo mai l'esito di quello scontro, similmente accade con la crudelissima scena del pestaggio dei ragazzi del quartiere dove i due vengono feriti gravemente ma non sappiamo come siano riusciti a sopravvivere. L'opera è così caratterizzata da questa discontinuità narrativa che ne pregiudica la qualità, ma il motivo non è così incomprensibile, è chiaro che Grodecki è legato molto alle testimonianze dei ragazzi dei suoi documentari, perciò la messa in scena filmica di quegli eventi appare come una sorta di collage, un memoriale collettivo. Di fatti, malgrado la frammentarietà dell'opera, la regia si dimostra all'altezza restituendo allo spettatore un'esperienza cinematografica potente e disturbante. Come per i documentari, l'opera è colma di brani classici, sopratutto di musica sacra, che non si limitano ad accompagnare l'immagine filmica ma a costruirne la sua espressione, amplificando il senso di alienazione nello spettatore. Esemplare a questo proposito è la scena dove i due protagonisti incontrano due prostitute e tra loro si scambiano dei dialoghi sconfortanti e brutali sotto le musiche di "Erbarm Dich" di J. S. Bach; o ancora la sconvolgente scena dove Marek e David sono nell'appartamento di un regista porno di nome Libor, che gira i suoi film in presenza di sua moglie e i suoi bambini come se nulla fosse, i cori di "Wir setzen uns" di J.S. Bach fanno da colonna sonora a questi momenti rendendo più insostenibile di quanto già lo sia l'ambiente degradante dell'appartamento e il sottofondo incessante del pianto della neonata trascurata dai genitori.
Il film è sorretto magnificamente dall'interpretazione di Miroslav Caslavka, al suo primo ruolo d'attore. È interessante notare che nel ruolo di David c'è David Svec che era uno dei ragazzi intervistati in Body without soul e che nel film interpreta praticamente il suo stesso vissuto! 
Il finale all'interno dei bagni pubblici della stazione di Praga, dove assisteremo all'insolubile destino di Marek e suo padre, arriva allo spettatore come un pugno sullo stomaco, risulta efficace l'uso del campo medio angolato dall'alto che rafforza l'assenza di una salvezza escatologica.
Mandragora, come nella tradizione medievale e alchimistica, è una pianta velenosa dall'aspetto di un bambino che emette un pianto letale per chi l'ascolta e che secondo la tradizione machiavellica il metodo più sicuro per coglierla è legarla ad un guinzaglio di un cane che viene lasciato libero in modo che questo tirandola permette di sradicarla udendone il lamento straziante e morendo all'istante, consentendo così al proprietario di coglierla. Il film di Grodecki si instilla nello spettatore allo stesso modo: è il gemito disperato delle giovani vittime della prostituzione usate e uccise dal mondo degli adulti, di figli spezzati da padri che non potrebbero mai udire e sopportare il loro pianto.


Il film è rimasto inedito in Italia, per questa ragione in home video potete trovare solo edizioni straniere. Su questo link potete acquistare il DVD americano, mentre i sottotitoli in italiano, di cui ho curato personalmente la traduzione, potete scaricarli su questo link.

martedì 1 settembre 2015

Body Whitout Soul (1996)

«Tutte le forme d'arte seria e conoscenza - in altre parole,
tutte le forme di verità - sono sospette e pericolose.»

Questa citazione di Susan Sontag appare come un'avvertimento nell'introduzione del film di Wiktor Grodecki. Quello che sussegue sono una raccolta di disturbanti confessioni fatte da dieci ragazzi minorenni affondati nel mondo della prostituzione e della pornografia nella capitale della Repubblica Ceca degli anni '90. Parlano di come sono stati introdotti alla prostituzione nelle stazioni di Praga e di come inevitabilmente sono entranti nel sistema dello sfruttamento pornografico con l'incontro di un importante regista ceco di nome Pavel Rousek. Quando entra in scena la confessione impietosa di quest'ultimo, il film si trasforma in una vera e propria discesa all'inferno. I dettami dell'industria pornografica ci sono presentati senza orpelli, con le sue regole e pretese fatte a misura dei clienti stranieri, ma che nulla hanno a che vedere con il rispetto della dignità umana, sebbene risultino essere legalmente conformi alla normativa della grande industria tedesca per cui Rousek lavora. Il ritratto della realtà rappresentata è così disumana che vedere quei giovani prepararsi per girare il porno, con i loro corpi nudi ed esili sotto le docce, mentre si ispezionano tra loro per vedere se sulla pelle potrebbero avere segni che facciano sospettare ad una malattia, fa contorcere le budella dello spettatore più insensibile. E non è un caso che il regista, genialmente, attraverso un montaggio alternato accosta le sequenze del set porno a quelle della dissezione di un cadavere in obitorio per mano dello stesso Rousek, sì... perché quest'ultimo rivela di avere anche una seconda professione, proprio quella di essere un ottimo dissezionatore di cadaveri negli obitori!
Il montaggio alternato non fa altro che portare in luce le contraddizioni delle diverse confessioni dei protagonisti fino all'estremo, ed è la forza di questi raccordi dall'impatto sempre più violento tra una inquadratura ad un'altra che vanno a costruire il punto di vista impersonale ricercato dall'autore, intento a rivelare una verità più profonda oltre le esperienze soggettive dei singoli. Nascono così, dalle dichiarazioni dei ragazzi, una serie di importanti domande e risposte che fanno accapponare la pelle: vendere un corpo sessualmente è come vendere carne a macello? No, la carne a macello può essere venduta separatamente e dissezionata, il corpo sessualmente no. Se ad un cliente piace una parte del corpo non può essere tagliata, «bisogna dargli tutto il corpo insieme a quella parte» spiegano i ragazzi. E insieme al corpo è venduta l'anima? No, il cliente prende un corpo vuoto «come un bicchiere vuoto, perché è interessato solo a quello» rispondono ancora i ragazzi. Allora l'anima in quel momento dov'è? Il cliente fa sesso con un corpo morto? No, «il cliente prende anche l'anima insieme al corpo». 
Noi abbiamo un corpo e al tempo stesso siamo il nostro corpo, ciò implica che una parte del sé viene venduta agli altri, ma allora quali possono essere gli effetti di questa compravendita sulla nostra persona?
La risposta, alla conclusione del film diviene spietatamente chiara: la prostituzione e la pornografia rappresentano la massima espressione della mercificazione del corpo umano e la forma più totale dello sfruttamento della persona umana.
"Body without soul" è un'opera che disturba come poche, che ci spinge ad una riflessione difficile su un tema oggi più che mai discusso e che divide radicalmente il mondo tra chi tenta di criminalizzare la prostituzione e chi legalizzarla (come sta accadendo in Europa negli ultimi decenni). Probabilmente un'indagine sociologica e un saggio di filosofia sul tema, non renderebbero giustizia agli occhi sofferenti di quei ragazzi ridotti a "corpi senza anima" dal business del sesso, per questo motivo la visione del film diviene quanto mai necessaria. 
E diviene chiara anche la citazione di Susan Sontag nell'introduzione della pellicola: la verità è talmente "sospetta" e "pericolosa" che tornare ad impersonificare il proprio ruolo di consumatore passivo della pornografia sarà più semplice e accomodante che ricercare la verità dentro ogni corpo coinvolto nella compravendita. 
David, uno dei ragazzi che è stato infettato dall'AIDS, alla domanda del perché si è prostituito risponde: «L'anima voleva il denaro», questa risposta diventa un'eco lacerante che risuona nello spettatore per molto tempo. Come anche l'immagine del suo sorriso amaro, incastrato dopo la confessione di Rousek quando dichiara che: «Sembra che ci sia giustizia. A volte... dopotutto» in riferimento alla sua presunta grazia divina per essere riuscito a non contrarre il virus dell'AIDS, malgrado il suo stile di vita sessualmente attivo e poco protetto. Il sorriso amaro di David testimonia allora la sventura umana, che «sradica dalla vita, equivale, più o meno, alla morte» (Simone Weil). 
Il documentario attraverso il microcosmo dei ragazzi rappresenta abilmente la macrocosmica via crucis umana dentro la società patriarcale e capitalista. È accompagnato da notevoli brani di musica sacra, dal "Miserere" di Allegri al Requiem di Mozart, che inseriti nelle brutali confessioni dei ragazzi creano un effetto straniante ma di profonda e rara compassione.


Su questo link potete scaricare i sottotitoli in italiano, curati dal sottoscritto.



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