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  • Il film di Peter Watkins è la risposta cinematografica alla trappola della "monoforma", prestandosi ad essere uno dei film-manifesto più rivoluzionari della storia del cinema...
  • Cosa è più importante? La vita o le idee? Il corpo o l'anima? Il visibile o l'invisibile? Questo è quello che si chiede insistentemente la regista sovietica Larisa Shepitko...
  • È d'obbligo la sua visione prima di scomparire da questo mondo, ma soprattutto prima di continuare a leggere questo blog che porta con tanto onore il suo nome.
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domenica 26 settembre 2021

Society (1989)

Il film inizia come un banale teen horror il cui protagonista è Bill Whitney, un giovane liceale figlio di una ricca famiglia di Beverly Hills. Nonostante la sua vita benestante e la soddisfacente vita scolastica, non riesce ad essere felice perché qualcosa lo turba, fa spesso degli incubi, ha delle strane allucinazioni e dialoga pochissimo con la sua famiglia, si sente estraneo nella sua stessa casa e teme che i suoi genitori gli nascondino qualcosa, arriverà persino a dubitare di essere il loro figlio biologico. Tutti timori che il ragazzo confiderà al suo psicoterapeuta, il Dr. Cleveland, che però lo tranquillizzerà definendole semplici paranoie. Un giorno però il suo amico David, l'ex ragazzo di sua sorella, gli darà un nastro audio registrato di nascosto durante una delle feste tra i ricconi organizzata dalla sua famiglia, dove si scopriranno essere impegnati in un raccapricciante rituale: una strana orgia con la loro figlia, che si concluderà con quello che sembrerà essere un omicidio di uno dei presenti, con tanto di godimento collettivo. Bill, terrificato dalla registrazione cercherà delle risposte, ma durante la sua ricerca subirà delle continue pressioni sociali che tenteranno di occultare la verità di quei nastri. 
Society sarà anche un film non riuscito, «pretenzioso e odioso» come lo definì il Variety nel '95 e con un protagonista non particolarmente espressivo, interpretato da un Billy Warlock, che il Messaggero nella sua critica del '90 appuntò «ha il brutto difetto di stare sempre con la bocca aperta», eppure nessun spettatore potrà essere preparato a quello che accadrà nell'ultima mezz'ora del film. Gli effetti visivi curati da Screaming Mad George daranno inizio a un'orgia del male, descritta nel film come "shuting", che si imprimerà nel cervello dello spettatore come uno dei peggiori incubi cinematografici mai visti sullo schermo. Non a caso la sequenza del perverso rituale è visivamente ispirata all'opera pittorica "Il grande masturbatore" del genio surrealista e dell'inconscio Salvador Dalì. Il grottesco, l'humour noir e la satira sollevata dal film fino a quel momento, non faranno altro che acuire l'orrore della messa in scena. Se si riderà saranno risate amare, perché la metafora del potere prenderà vita con tutta la sua ferocia: è una terrificante rappresentazione della dominazione sui corpi e del suo conseguente "risucchio" di ogni forma di individualismo, i corpi sociali si fondono, si appiccicano e si nutrono dell'energia vitale di quelli ribelli, conformandoli al sistema o, nel peggiore dei casi, distruggendoli. Non è un caso che il corpo dello sfortunato David, dopo essere stato "assaporato" da tutti i presenti, verrà consegnato al giudice Carter, proprio all'uomo che rappresenta il potere giudiziario, per finirlo con la sua fatale penetrazione anale: il fisting. Nella lotta finale persino Billy eliminerà il suo tanto odiato rivale con la stessa pratica, penetrandolo e ribaltando tutta la sua massa corporea. Ribaltando simbolicamente anche il suo ruolo da vittima a carnefice. E cosa c'è di più tetra e orrifica la battuta finale del giudice Carter: «Ho l'impressione che dovrò andare a un debutto a Washington, la prossima estate», chiudendo il capitolo di una storia, ma aprendone un altro, perché il potere dell'élite continuerà il suo corso nel mondo. Lo shuting è ordinario al sistema, è l'espressione dispotica del dominio di classe nella società capitalista. Un cult indimenticabile.

mercoledì 15 gennaio 2020

Phenomena (1985)

Film diretto da Dario Argento nel 1985, dopo il famoso Suspiria, con una giovanissima Jennifer Connelly al suo primo ruolo da protagonista, racconta la storia di una ragazza di nome Jennifer (sì, proprio come la stessa attrice) vegetariana e che ama gli insetti, figlia di un famoso attore hollywoodiano che parte in Svizzera per frequentare un collegio femminile, nella zona però si aggira un misterioso serial killer interessato ad uccidere ragazze molto giovani. Jennifer a causa dei suoi sonnambulismi finirà inconsapevolmente di fronte alla scena dell'ennesimo omicidio, sconvolta finirà per perdersi nei boschi dove una dolcissima scimmia la porterà in salvo a casa del suo padrone, il professor Mcgregor, un famoso entomologo che studia gli insetti per aiutare l'FBI a risolvere il caso. Lo studio degli insetti che si formano nella putrefazione delle vittime diventano uno strumento di indagine fondamentale per capire quando l'omicidio è stato commesso.

Gli insetti mangiatori di cadaveri si dividono in 8 gruppi. Gli 8 gruppi si susseguono l'uno all'altro, e ognuno si insedia in un momento preciso, con dei tempi specifici. Noi gli chiamiamo gli 8 squadroni della morte. Il primo è quello dalla mosca vulgaris che deposita le larve nel cadavere in putrefazione. Ogni squadrone soggiorna 15 giorni. 15 giorni moltiplicato per 8. Quattro mesi.
Jennifer e il professore capiranno di nutrire lo stesso amore per gli insetti e stringeranno una preziosa amicizia. Ma ben presto il professore si accorgerà che il legame che Jennifer ha con gli insetti ha una natura molto più profonda di quello di un semplice osservatore biofilo, la ragazza gli rivelerà che è stata una lucciola a portarla sulle tracce di un guanto che ha perso il serial killer. Gli insetti è come se comunicassero telepaticamente con lei.

Nell'antica Grecia la farfalla veniva chiamata Psiche, la parola aveva due significati sia farfalla che anima. Perché questa associazione tra un insetto e l'animo umano? Forse perché i  misteri di entrambi sono tanti e incomprensibili.
Solo il professor Mcgregor prenderà sul serio le confessioni della ragazza. Nel collegio le insegnanti e le compagne guarderanno con sospetto i comportamenti di Jennifer, inizialmente portandola da un medico per capire la natura del suo sonnambulismo, poi deridendola e bullizzandola dopo aver scoperto le lettere scritte a suo padre dove tenta di spiegargli gli avvenimenti terribili accaduti con l'incontro del serial killer e il suo un legame straordinario con gli insetti. Ed è qui che, in una delle scene più belle e iconiche del film, Jennifer ormai in lacrime risponde agli scherni sempre più violenti delle compagne (che fingono beffardamente di essere i suoi insetti che la adorano), con il suo"amore" per loro. Così improvvisamente un'enorme manto oscuro di insetti invade l'edificio del collegio rispondendo al "richiamo d'amore" di Jennifer, terrorizzando tutti i presenti. La bellezza di questa scena sta nella sua forza simbolica: Jennifer non risponde alla violenza con la violenza, ma sceglie l'amore e gli umani si sentono minacciati da questo amore che non possono non comprendere perché troppo distanti da quella connessione che Jennifer ha con la natura e le sue creature che la abitano, anche con le più piccole al mondo.
Da sottolineare che in queste scene la bellezza suggestiva del cambio di luci della fotografia, l'accrescersi dei suoni naturali del fruscio degli alberi, del vento e degli insetti, le musiche gotiche dei Goblin, sono tutti elementi stilistici che intervengono con delicato incanto quando le facoltà telepatiche della protagonista si schiudono all'interno della pellicola.
Il finale del film è spiazzante ma originale, seppur molte domande attorno al giallo dell'assassino rimarranno senza risposta, il cerchio attorno alla vita della protagonista si chiuderà con grandi perdite. L'assenza di risposte alle indagini per molti spettatori potrà sembrare una lacuna, ma questa è una caratteristica ricorrente nel cinema di Dario Argento; tentare di conoscere e interpretare gli aspetti psicologici che scatenano la ferocia del serial killer rimangono del tutto secondari perché semplificativi, in quanto il male, o meglio il "problema del male" nel cinema di Argento rimane un campo misterioso all'interno di un territorio occulto, come i poteri psichici della protagonista.
L'unica certezza è che gli animali non umani sono i veri protagonisti del film insieme alla giovane protagonista e che insieme lotteranno per l'affermazione del bene, ma se vinceranno o meno lo saprete solo guardando questo film.
In conclusione Phenomena è una fiaba dark dalla toccante impronta antispecista, con i suoi 35 anni alle spalle, dimostra al mondo ancora la sua grande attualità e bellezza. E allora non può sorprenderci se lo stesso Argento ha dichiarato che è il suo film preferito tra quelli che ha girato fino ad oggi. 


Il film è disponibile in streaming su Rai Play.

martedì 31 dicembre 2019

Donnie Darko (2001)

Ho rivisto per la seconda volta questo film a distanza di circa dieci anni, il ricordo che conservavo era film triste e angosciante che riusciva a parlare dei turbamenti che caratterizzano l'età adolescenziale come pochi film avevo visto. Mi capita spesso di rivalutare negativamente film che rivedo a distanza di molto tempo, ma nel caso di Donnie Darko devo ammettere che mi ha sorpreso positivamente il fatto di essere rientrato a contatto con un'opera che non ha perso quella stessa potenza e quello stesso fascino. Ho rivissuto le stesse sensazioni e impressioni che ebbi quando lo visionai la prima volta.
Quando si parla di questo film potrete trovare in giro centinaia di "spiegazioni" che tentano di dare un senso agli eventi bizzarri e inquietanti dai quali il protagonista è travolto. Non a caso fu rilasciata, tre anni dopo l'uscita del film, la versione Director's Cut che nel lungometraggio conteneva delle didascalie con gli estratti degli otto capitoli del libro "La filosofia dei viaggi nel tempo" di Roberta Sparrow, che è un libro fittizio creato dallo stessa regista e ispirato liberamente alle teorie sullo spazio-tempo del fisico Andrej Linde. La sua lettura diviene una vera e propria guida interpretativa al film per lo spettatore.
Così sappiamo che gli eventi raccontati nel film avvengono all'interno di un Universo Tangente, una sorta di un duplicato dell'Universo Primario che è destinato a collassare su se stesso (esattamente dopo 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi come Frank dirà a Donnie all'inizio del film) formando un buco nero. La causa della creazione dell'Universo Tangente sarebbe l'Artefatto: il motore di un aereo che accidentalmente si stacca e finisce dentro un wormhole (una sorta di portale temporale dentro l'atmosfera) che fa viaggiare nel tempo il motore dell'aereo portandolo nel passato e facendolo precipitare sopra la stanza di Donnie Darko. Nel film tutti i personaggi consciamente (il coniglio Frank, che è il Manipolato Morto) e inconsciamente (i Manipolati Viventi che sono tutti i personaggi vivi che circondano il protagonista) dovranno risolvere questo "paradosso" spazio-temporale aiutando il Ricevitore Vivente, cioè Donnie Darko, nell'impresa di riportare l'Artefatto (il motore dell'aereo che scopriremo essere quello in cui viaggiano la madre e la sorella di Donnie nella conclusione del film), nell'Universo Primario.
Chiaramente il carattere pseudo-scientifico di queste teorie sui viaggi nel tempo, per quanto possano risultare intriganti e suggestive per qualcuno, non rappresentano affatto la forza del film.
Anche seguendo la loro linea interpretativa, la struttura narrativa dell'opera suggerisce una chiave decisamente multi-interpretativa dove la schizofrenia paranoide del protagonista, il suo sonnambulismo, la sua solitudine, il suo disadattamento, il suo spirito ribelle e la sua ricerca verso "il sentiero di Dio" arricchiscono certamente il piano interpretativo ed è per questa ragione che la versione cinematografica dovrebbe essere considerata la vera e più riuscita versione.
Di fatti l'aspetto più interessante di quest'opera è certamente il suo impatto formale: la regia di Richard Kelly è cruda, eccentrica e dirige magnificamente gli attori (spicca il talento del giovanissimo Jake Gyllenhaal), a questo si aggiungono l'inquietante costume da coniglio di Frank ideato da April Ferry, la fotografia dalle tonalità cupe e bluastre di Steven Poster e le musiche minimaliste di Michael Andrews che contribuiscono a creare quelle atmosfere malinconiche e surreali che caratterizzano in maniera singolare il film. Gli effetti speciali sono ridotti all'osso, probabilmente a causa del budget ristretto del film, ma il regista ha saputo dosarne la giusta efficacia. Malgrado il film non si discosti molto dal "format" dei film adolescenziali americani è evidente l'influenza lynchiana e kieslowskiana, non a caso Kelly ha dichiarato che il finale del film è un omaggio a Film Blu.
Una delle scene più belle del film è proprio la scena madre che si svolge all'interno del cinema dove Donnie e la sua ragazza Rachel guardano La Casa di Sam Raimi proiettato sullo schermo. Una volta che Rachel si addormenta appare Frank che scambia con Donnie un dialogo memorabile e che finalmente rivela il suo volto sotto la maschera da coniglio. 


Donnie: "Perché indossi quello stupido costume da coniglio?"
Frank: "Perché indossi quello stupido costume da uomo?"

Frank poi ordinerà a Donnie di bruciare l'abitazione dello scrittore e speaker motivazionale Jim Cunningham (interpretato da Patrick Swayze). E come per la totalità degli eventi che si svolgono nel film non sarà un caso se, grazie all'incendio che Donnie appiccherà, i pompieri scopriranno un sentiero segreto all'interno dell'abitazione dove Cunningham girava e conservava materiale pedo-pornografico. Uno scandalo per la città perbenista e la scuola che invitava gli studenti a seguire i suoi corsi sulla "Linea della vita".
È qui tutta la fascinazione di Donnie Darko, un film capace di raccontare un viaggio metafisico e angoscioso, dove le esperienze sensibili dei personaggi, le loro credenze, le loro azioni e le loro scelte buone o cattive che siano, non sembrano adempiere un mero scopo personale (come essi stessi ingenuamente credono), ma sono al servizio di una brutale legge universale che li obbliga inconsapevolmente a vivere nel loro mondo "folle" o, come direbbe Roberta Sparrow, in un Universo Primario dove «guerra, epidemie e disastri naturali sono frequenti» e «la morte arriva per tutti noi».
Nel finale del film la risata di Donnie, prima di lasciarsi morire schiacciato sotto il motore che precipita nella sua stanza, per molti è un enigma. È un sacrificio che compie per evitare che tutto si ripeta? Probabilmente sì, se Donnie avesse scelto di rimanere vivo non avrebbe potuto resistere alle sue visioni, alla sua angoscia e soprattutto non sarebbe riuscito a sfuggire alla presenza fantasmagorica di Frank che continuerebbe a tormentarlo e ossessionarlo spingendolo a compiere nuovamente gli eventi che porterebbero irrimediabilmente alla morte di Rachel, e al viaggio intrapreso da sua madre e la sua sorellina in un aereo destinato a distruggersi, anche se il motore non finisse nel wormhole. Questa è l'interpretazione che sento più vicina. Ma se considerassimo un'altra lettura più "ottimista" della teoria di Roberta Sparrow sui viaggi nel tempo, c'è la possibilità che una volta che l'Artefatto venga riportato nell'Universo Primario non ci dovrebbe essere nessun pericolo di collisione e tutti potrebbero tornare a vivere normalmente, compreso il Ricevitore Vivente. Allora in questo caso Donnie avrebbe scelto consapevolmente di morire? Forse sì, d'altronde tutto quello che ha visto e vissuto non è stato abbastanza? Lui è l'unico vivente che ricorda perfettamente i giorni vissuti nell'Universo Tangente, gli altri hanno solo ricordi vaghi di quel vissuto come viene mostrato nel risveglio finale. Donnie ha visto troppo in quei 28 giorni, di fronte alle ipocrisie, alle discriminazioni, alle violenze di quel mondo, alla morte della sua amata e alla possibilità di affrontare nuovi disegni e combinazioni che potrebbero comportare altre problematiche, forse ha preferito qualcos'altro per il suo destino? E questo "qualcos'altro" gli si è rivelato in quanto Ricevitore Vivente? Ha a che fare con il "sentiero di Dio"? E se così fosse, per il mondo dei vivi non c'è davvero speranza? A ognuno le proprie amarissime conclusioni.
Le suggestive musiche di "For Whom the Bell Tolls" composte Steve Baker e Carmen Daye si impongono nel buio dei titoli di coda del film come un dolente canto funebre.


Il film è disponibile in una nuova edizione 4k della Midnight Factory.

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