giovedì 7 marzo 2024

La guerra dei mondi - Il prossimo secolo (1981)

Titolo originale: Wojna światów – następne stulecie. È il secondo lungometraggio della tetralogia fantascientifica del regista polacco Piotr Szulkin, preceduta da "Golem" (1980) e seguita da "O-Bi, O-Ba. Koniec cywilizacji" (1984) e "Ga, Ga". (1985). "La guerra dei mondi - Il prossimo secolo" è probabilmente il migliore dei quattro, è tematicamente basato sull'omonimo capolavoro di H.G. Welles, tuttavia ha anche legami stretti con il romanzo distopico "Limes inferior" dello scrittore polacco Janusz A. Zajdel. Programmata la sua uscita nelle sale nel 1981, fu bandito dal governo polacco perché presentava parallelismi con il contesto politico della Repubblica Popolare Polacca, così ne posticipò l'uscita di due anni, il 20 febbraio 1983. Come racconterà il regista in un'intervista rilasciata a Film Comment Magazine, il ministro che diede il lasciapassare al film, in seguito, fu persino licenziato. 
Il film inizia con un servizio televisivo che annuncia che sulla Terra è arrivata un'astronave aliena e che è stata accolta festosamente dalla popolazione locale, gli extra-terrestri al loro interno provengono da una civiltà avanzata e la loro missione è quella di condividere le loro conoscenze con gli esseri umani. Dopo seguiamo da vicino la vita di Iron Idem (Roman Wilhelm), il telecronista di un noto e popolare programma televisivo nazionale, l'Idem's Independent News. Un giorno senza preavviso qualcuno cambia il testo di un notiziario che ha preparato, infastidito Iron si lamenta con il suo capo (Mariusz Dmochowski) minacciando di lasciare il programma. Quando torna a casa, la polizia accompagnata da un alieno fa irruzione nella sua abitazione, distrugge tutto e rapisce sua moglie (Krystyna Janda) che mette in un sacco nero, dicendogli che se la rivuole indietro deve imparare ad amare gli alieni. Iron decide di collaborare e gli viene spillata nell'orecchio una targhetta, una sorta di pass per ottenere piccoli privilegi burocratici. Così usa il suo programma per fare propaganda e incoraggiare le persone a donare il loro sangue allo Stato, che è il principale nutrimento degli alieni, ma nonostante ciò gli vengono privati sempre più diritti, viene cacciato dal suo stesso appartamento e umiliato dai suoi vicini. Mentre assiste alla repressione dell'apparato statale sempre più feroce nei confronti dei liberi pensatori, tenta vari piani per ribellarsi e raccontare a tutti la verità di quello che sta accadendo davvero nel Paese.
Piotr Szulkin con evidenti influenze surrealiste, dirige un film straordinariamente scritto e magnificamente fotografato in maniera espressionista da Zygmunt Samosiuk che predilige le tonalità bluastre e luci glaciali, in connessione con l'aridità d'animo che si respira nei personaggi. Il film, teso intelligentemente in un'atmosfera continuamente ambigua, ci induce a dubitare continuamente di quello guardiamo, persino degli alieni che sono interpretati da semplici nani vestiti d'argento che potrebbero essere umani travestiti da quello stesso governo che li sta strumentalizzando per i suoi fini. Il film fa della sua economia estetica la sua forza, mentre si poggia su una narrazione solida e complessa. Quando gli intrighi e i risvolti sembrano slacciarsi e risolversi, altri se ne aprono, interrogandoci sulla natura dei precedenti, come una scatola cinese, conducendoci a un finale incredibile: una spietata riflessione sulla manipolazione dei medium e, al tempo stesso, il tragico manifesto di un corpo che, seppur morto, è spirito vivo in cerca di una salvezza escatologica da quel totalitarismo materialista che ha schiacciato la sua esistenza. Grandioso è Roman Wilhelm che interpreta il protagonista, ci dona anche uno dei discorsi più belli della storia del cinema quando sale sul palco del concerto d'addio ai marziani e urla al mondo la verità, anche se nessuno è disposto ad accettarla.


«Non mi sono mai considerato un regista di film di fantascienza. I miei film sono socio-psicologici, forse anche sociali. Naturalmente c'è sempre l'opportunità di realizzare un film di valore in qualsiasi genere, ma oggi, quando si tratta solo di vendere prodotti, è così raro. Non faccio fantascienza, ma piuttosto prendo in prestito dalla sua estetica.»

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