• «Non mi importa se passeremo alla storia come barbari» non solo rappresenta la piena maturità artistica di Radu Jude, ma è anche uno dei più grandi film del XXI Secolo...
  • Il film di Peter Watkins è la risposta cinematografica alla trappola della "monoforma", prestandosi ad essere uno dei film-manifesto più rivoluzionari della storia del cinema...
  • Cosa è più importante? La vita o le idee? Il corpo o l'anima? Il visibile o l'invisibile? Questo è quello che si chiede insistentemente la regista sovietica Larisa Shepitko...
  • È d'obbligo la sua visione prima di scomparire da questo mondo, ma soprattutto prima di continuare a leggere questo blog che porta con tanto onore il suo nome.
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venerdì 21 gennaio 2022

Sharp Objects (2018)

É l'ultima fatica di Jean-Marc Vallée prodotta prima della sua prematura scomparsa, ed è anche la sua opera più complessa, sperimentale e audace. Ispirata all'omonimo romanzo di Gilliam Flynn, la miniserie, prodotta dalla HBO, è scandita da otto episodi che ci immergono nel mondo di Camille Preaker, una giornalista che soffre di alcolismo e che a seguito della scomparsa di due giovani ragazze nella sua città natale, Wind Gap, il suo capo decide di mandarla lì come reporter. 
Vallée si approccia alla storia prediligendo una narrazione interiore stettamente visiva, strutturata da un montaggio parallelo per associazione simbolica, in cui azioni, gesti, immagini, rievocano in Camille, i ricordi della sua infanzia e adolescenza tormentata. Si rimane disorientati, confusi, dalla forza oscura di queste reminescenze, che a volte prendono la forma di spettri che infestano il presente, come quello di Marian, la sua sorella più piccola morta a seguito di una grave malattia. L'alcol non potrà che acuire queste visioni invece di allontanarle, come Camille tenterà disperatamente di fare, la sua presenza in quel luogo sarà scomoda non solo per se stessa, ma anche per gli altri. Si scontrerà con i buoni padri di famiglia che ai tempi del liceo la stuprarono e che ora la pregano di non scrivere su di loro, con quelle madri, un tempo compagne liceali, che ora la giudicano per non essersi "completata" come donna figliando e, come se non bastasse, con una madre perbenista e ostile che tenterà di allontanarla dalla sua nuova sorrelastra Amma, per il timore che possa esercitare una cattiva influenza su di lei. Camille porta il peso della colpa, dell'inadeguatezza e della vergogna inflittagli da quel mondo patriarcale e dalla famiglia, inciso proprio sul suo corpo, che appare ora come una geografia di cicatrici che non osa mostrare a nessuno, il prodotto dall'autolesionismo che praticava da adolescente. Le ricerche sul caso saranno sommerse da un velo di omertà e i pregiudizi tipicamente provinciali si faranno sempre più vivi, finendo per trovare un capro espiatorio ai crimini, accusando un innocente. Camille continuerà a scontrarsi con tutto ciò, fino allo stremo delle sue forze, mentre affonderà completamente dentro se stessa, dentro le sue stesse cicatrici, affrontando faccia a faccia i suoi demoni interiori e facendo finalmente luce sul suo passato traumatico. Quello che scoprirà sarà una verità agghiacciante, un macigno psicologico insostenibile. Amy Adams nei panni di Camille, esprime magistralmente questa discesa infernale, in una delle migliori interpretazioni femminili mai viste sullo schermo. Tutto quello che c'è da sapere su "Sharp Objects" è che sarebbe un peccato rivelarlo, costruita sulla falsa riga di un thriller - il cui finale anticonvenzionale non ha una chiara risoluzione - la miniserie è un'esperienza plumbea e frastornante nel dolore del trauma e solo questo è un buon motivo per guardarla.

lunedì 18 gennaio 2021

I May Destroy You (2020)

Non è facile parlare di questa serie HBO, che arriva dove le produzioni Netflix non riescono ad arrivare. È stata scritta, diretta e prodotta dalla stessa attrice protagonista Michaela Coel. Un lavoro impegnativo dal punto di vista tecnico e anche coraggioso visto che gli eventi narrati che ruotano attorno alla protagonista Arabella, sono quelli che la stessa Coel ha vissuto in prima persona. 
La serie è in sostanza una bomba ad orologeria contro la cultura dello stupro, contro quella parte oscura che domina nella società umana, contro quel "demone" che struttura e plasma le emozioni e i comportamenti umani mettendoli al servizio del sistema patriarcale. Eppure, nella sua straordinaria capacità di trattare tematiche di genere (e non), che sono tutt'oggi al centro di accessi dibattiti nel mondo femminista, la serie non ne diviene mai un mero sponsor politico e ideologico. È la complessità del personale che viene rappresentata, ed è soprattutto il dolore che mette in moto ogni processo di consapevolezza della protagonista. Il trauma dello stupro rimosso risale lentamente alla sua coscienza con una tale forza distruttiva che ogni processo vitale si interrompe, si paralizza, obbligando Arabella a guardare dentro l'involucro del suo corpo, faccia a faccia con quella parte dell'anima che è stata violata. Le persone attorno a lei tenteranno di aiutarla a ricordare, ma inutilmente. La sua amica Terry la seguirà costantemente nelle sue attività di recupero, anche se nasconderà una verità scomoda che metterà a dura prova la loro "sorellanza", a questo proposito è interessante come i personaggi secondari si incastrino intelligentemente nella serie, schiudendo nuove narrazioni volte ad alimentare il dibattito sulla sessualità e il consenso. C'è appunto quello di Terry (Weruche Opia) che ha vissuto un threesome con due ragazzi italiani e si illude di averne partecipato in condizione di totale libertà sessuale e trasparenza, c'è la storia di Kwame (Paapa Essiedu), un ragazzo gay che subisce uno stupro poco dopo aver avuto un rapporto consenziente con la stessa persona, e c'è anche la storia di Theodora (Harriet Webb) che in pubertà è stata vittima di revenge porn. La serie colpisce per la sua ironia audace, mai cinica, che ci avvicina con simpatia  e famigliarità ai personaggi. Tra leggerezza e crudeltà si arriva ad un finale potente. L'ultimo episodio intitolato "Ego death" (Morte dell'ego) è un'esperienza sconvolgente. Arabella riuscirà a ricordare e identificare il volto del suo stupratore e combatterà il male finalmente personificato attraverso tre diversi sviluppi narrativi all'interno dell'episodio, che potremo identificare come processi di distruzione, accettazione e liberazione. Nel primo, la vendetta sarà padrona: lo stupratore verrà fatto cadere in una trappola orchestrata da Arabella e le sue amiche, per finire catturato e successivamente pestato a sangue fino alle morte. Le donne umilieranno il suo corpo in un'ottica dove le stesse finiranno per impersonificare la stessa violenza del sistema patriarcale. Nel secondo, la pietà "del porgi l'altra guancia" porterà Arabella a fraternizzare con lo stupratore, invitandolo così ad entrare nella camera della sua casa, per ascoltarlo, per capire la sua storia e le ragioni del suo comportamento. Troverà così il suo pentimento. Nel terzo, rivoluzionario e conclusivo processo, Arabella copulerà con lo stupratore in un rapporto consenziente, facendo in modo che la stessa sessualità diventi uno strumento di liberazione. Tutto avviene all'interno di un quadro decostruttivo del genere, poiché i ruoli tradizionalmente assegnati al sesso di appartenenza sono ribaltati: Arabella praticherà il pegging sul ragazzo. L'energia liberatoria dell'orgasmo ristabilirà l'equilibrio, permettendo ad Arabella di riappropriarsi finalmente della sua sessualità violata. Poco dopo, in un'immagine di straordinaria inquietudine e potenza evocativa, il corpo nudo dello stupratore che ha trascorso la notte d'amore con Arabella e quello sanguinante dello stesso (relativo al processo distruttivo precedente), lasceranno la sua stanza come due spettri alla fine di un rituale d'esorcismo. Nell'aria si potrà avvertire una catarsi dolorosissima. Non rimarrà che un sospiro di sollievo prima di raccontare quella storia, ora finita nel nuovo libro di Arabella. Il dolore è ancora lì, ma con tutti i suoi pezzi finalmente raccolti. Adesso sono pronti per essere esaminati, per capire cosa di buono possiamo trarne e se possiamo così diventare persone migliori. 
"I May Destroy You" con la sua brutalità, profondità e ingegno non vi lascerà in pace. Non è soltanto la serie migliore del 2020, ma è anche uno degli spettacoli televisivi più potenti visti negli ultimi tempi.


lunedì 11 gennaio 2021

SanPa - Luci e tenebre di San Patrignano (2020)

Serie documentaristica prodotta da Netflix e che ha fatto discutere molto nell'ultimo mese. Formata da cinque episodi intelligentemente scanditi in Nascita, Crescita, Fama, Declino e Caduta, ripercorre la storia della comunità di recupero per tossicodipendenti di San Patrignano (a Coriano), dalla sua nascita nel 1975, alla sua fine quando il suo fondatore Vincenzo Muccioli morì nel 1995. Checché si dica la serie espone in maniera lucida l'evolversi della comunità e della figura di Muccioli avvalendosi di ricche immagini di repertorio selezionate da 180 ore di 51 diversi archivi storici. Sono serviti 3 anni di lavoro per finalizzare la docu-serie. Il ritratto che ne esce fuori è un importante pezzo di storia italiana che ci permette di capire quale sia stato il modus operandi dello Stato Italiano e della Sanità Pubblica riguardo il problema della tossicodipendenza. Potremo definirlo in due parole: assenza e abbandono. L'abbandono dell'assistenza pubblica, l'assenza di ricerca scientifica sul campo, la conseguente mancanza di un programma di prevenzione e le inadeguate terapie farmacologiche per contrastare la tossicodipendenza, tutti fattori che hanno permesso ad aziende e società private in quegli anni, come quelle entrate in ballo proprio a San Patrignano, di acquisire un potere enorme. Un potere che è riuscito a costruire una realtà alternativa, a riformulare addirittura una visione del mondo e della società stessa mettendo in discussione il valore della Legge e i principi della Democrazia, in favore di una visione autoritaria, paternalistica e conservatrice della società, considerata come unica e sola soluzione inoppugnabile, l'ultimo salvagente al problema della tossicodipendenza. Quando nell'Ottobre del 1980 arrivarono le prime denunce contro Muccioli per i metodi violenti e coercitivi utilizzati, dagli atti persecutori, ai pestaggi, per finire all'incarcerazione con catene dentro piccoli spazi degradanti senza il rispetto delle norme igienico sanitarie di alcuni ragazzi recidivi che tentavano la fuga dalla comunità, l'opinione pubblica era sempre dalla parte di Muccioli e i suoi metodi e contrastava insistentemente le decisioni, i processi e gli appelli della Giustizia italiana. D'altra parte l'opinione pubblica era fortemente influenzata dall'immagine che i media, in particolare quelli televisivi, davano di Muccioli. Storiche sono le sue partecipazioni ai programmi di Maurizio Costanza, Giancarlo Magalli e Pippo Baudo, oltre al sostegno di personaggi illustri dello spettacolo come Paolo Villaggio che esaltava Muccioli come una figura da santificare, in quanto San Patrignano aveva salvato suo figlio Piero dall'abuso di droghe. La comunità godeva anche del sostegno di molte fazioni politiche, in particolare dalla coppia Moratti (che la finanziava con ingenti somme di denaro) e del giornalista fascista Indro Montanelli che ne esaltava positivamente il suo carattere punitivo. Ma quando scoppiò il caso Maranzano, nulla poté fermare il senso di ingiustizia e disperazione che l'anima di Roberto Maranzano richiamava a tutti: un uomo siciliano di 36 anni che fu pestato brutalmente a sangue e torturato con strumenti per suini nella macelleria di San Patrignano fino alla morte, il suo cadavere fu ritrovato in una discarica avvolto da una coperta dalla comunità. Da qui in poi ci si comincerà interrogare veramente se la violenza all'interno della comunità era casuale e isolata o se era qualcosa di strutturato nel suo sistema. La serie sviluppa questi ultimi lati oscuri in maniera egregia, lasciando sempre che lo spettatore costruisca da solo la sua idea sui fatti, contrapponendo molteplici testimonianze. Finché, il contrasto tra quest'ultime, causa un'implosione e la verità urla la nostra attenzione. Forse, una piccola pecca è nel finale dove si poteva evitare il "gossip" spicciolo sulle insinuazioni della presunta omosessualità di Muccioli, aspetto davvero irrilevante. Ciò non toglie che il mistero della sua morte avrebbe meritato un maggiore approfondimento malgrado l'effettiva ambiguità e mistero. "SanPa" nei suoi pregi e difetti, rimane un prodotto di altissimo livello, è coinvolgente, potente, a tratti inquietante, non ti lascia andar via, il minuzioso lavoro del montaggio di Valerio Bonelli è stato lodevole. É qualcosa su cui è necessario imbattersi, non solo per conoscere un pezzo della nostra storia, ma anche per comprendere davvero quanto la disperazione umana sia la più cospicua fonte di guadagno. Le testimonianze dei "sopravvissuti" lasciano il segno. Muccioli non cercava denaro da te come orgogliosamente enunciava, ma voleva solo ed esclusivamente la tua vita, per riformarla e ricostruirla a sua immagine, in una determinata società costruita in funzione della sua immagine. Cosa ci può essere di più mostruoso di questo? Perdete ogni libertà, Voi che entrate.


La serie può essere vista su questo link, sottoscrivendo un abbonamento a Netflix.

sabato 7 novembre 2020

The Haunting of Bly Manor (2020)

Dopo la meravigliosa serie "The Haunting of Hill House" uscita su Netflix nel 2018, Mike Flanagan trasporta sullo schermo un'altra storia di fantasmi, questa volta ispirata a "Il giro di vite" di Henry James, un grande classico dei racconti d'orrore. La serie è stata molto attesa e il paragone cinematografico con "The Innocents" di Jack Clayton diventa quasi immediato, perché ad oggi risulta la migliore trasposizione del racconto di James sullo schermo. Guardando i primi due episodi di Bly Manor, ci si accorge subito che Flanagan ne sia perfettamente consapevole, perciò non fa nulla per nasconderlo e sceglie la strada dell'omaggio: utilizza la stessa canzone cantata dalla bambina Flora nel film di Clayton e cita una scena iconica, quella in cui l'istruttrice scorge la presenza del fantasma di Peter Quint dietro il vetro opaco di una finestra. Ma "Bly Manor" è molto di più di un onesto omaggio. Coinvolge per come riesce a schiudere efficacemente il profilo psicologico di ogni personaggio della storia a cui dedica ogni episodio, in particolare dei suoi "antagonisti" e si fa amare tanto per le atmosfere mistiche che riesce a costruire attraverso l'uso della luce, gli scenari, i dettagli e l'uso dei colori dove viene esaltato spesso il viola, un colore strettamente legato al mistero e alla spiritualità. Ma anche il filo narrativo riserba delle sorprese, si arriva spiazzati dall'incredibile quinto episodio per il disorientamento psico-fisico della governante Hannah, il cui montaggio è teso a sgretolare ogni percezione temporale nello spettatore. Si giunge profondamente commossi alla scena del monologo della giardiniera Jamie sul "fiore di luna", dove mette a nudo i suoi sentimenti per Danielle, si rabbrividisce alla visione del doppelganger dello zio Henry e dal trauma che ne è derivato, e si arriva al settimo episodio con uno nodo in gola per il girone infernale a cui sono sottoposti tutti gli spettri della storia, prigionieri di una dannazione eterna che li fa "scivolare" continuamente nei loro ricordi senza trovare mai pace e che la regia gestisce efficacemente. E dopo cosa succede? Si "scivola" letteralmente in una didascalica e ingenua risoluzione finale negli ultimi due episodi, scanditi da una onnipresente e tediosa voce narrante, così gran parte del mistero che avvolgeva gli eventi fino a quel punto viene sciolto sbrigativamente. Le troppe risposte finiscono per storpiare una serie che aveva tutte le carte in regola per essere un passo avanti rispetto ad "Hill House"! Un vero peccato! Ma malgrado la delusione finale rimane una bellissima storia d'amore da scoprire e recitata divinamente da un cast ormai fedele al regista (gli attori principali sono praticamente gli stessi di "Hill House").


La serie può essere visionata sottoscrivendo un abbonamento a Netflix su questo link.


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