• «Non mi importa se passeremo alla storia come barbari» non solo rappresenta la piena maturità artistica di Radu Jude, ma è anche uno dei più grandi film del XXI Secolo...
  • Il film di Peter Watkins è la risposta cinematografica alla trappola della "monoforma", prestandosi ad essere uno dei film-manifesto più rivoluzionari della storia del cinema...
  • Cosa è più importante? La vita o le idee? Il corpo o l'anima? Il visibile o l'invisibile? Questo è quello che si chiede insistentemente la regista sovietica Larisa Shepitko...
  • È d'obbligo la sua visione prima di scomparire da questo mondo, ma soprattutto prima di continuare a leggere questo blog che porta con tanto onore il suo nome.
Visualizzazione post con etichetta Jean-Luc Godard. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jean-Luc Godard. Mostra tutti i post

lunedì 24 ottobre 2022

La gaia scienza (1969)

Il film fu commissionato dall'ORTF, un ente nazionale di radiotelevisione pubblica francese, che una volta visionato si rifiutò di mandarlo in onda. Jean-Luc Godard ne acquistò i diritti per permettere la distribuzione nella sale, ma la censura glielo impedì. Nel film ci sono solo Juliet Berto e Jean-Pierre Léaud all'interno di un teatro di posa al buio, senza alcuna scenografia, che interpretano Patricia Lumumba ed Émile Rousseau, due giovani vicini alle idee marxiste che si incontrano ogni sera per sperimentare un nuovo metodo di apprendimento che consiste nella decostruzione del linguaggio per liberarlo dall'ideologia borghese. Qui il riferimento a Jacques Derrida diventa subito chiaro anche attraverso un'immagine della copertina di "De la grammatologie" che appare all'inizio del film. Raccoglieranno dal materiale audiovisivo per sezionarlo, analizzarlo e sottoporlo a critica dialettica e condurranno degli esperimenti sulla libera associazione di parole utilizzando come campioni di analisi un bambino e un senzatetto, in uno dei momenti cinematografici più sorprendentemente belli. Durante il film, intervengono anche i commenti del regista, sussurrati, che rivelano la strategia politica e gli obiettivi della lotta. Un film più impegnativo e inaccessibile dei precedessori film politici del cosiddetto periodo rosso del regista come "La cinese" e "Weekend", ma non meno degno di interesse. Originariamente doveva chiamarsi "Émile" proprio come il romanzo pedagogico di Rousseau, ma fu sostituito con quello di "La gaia scienza", come l'omonima opera di Nietzsche, nel finale infatti Patricia cita uno dei suoi celebri aforismi: «Dio è morto.» 


«Questo film non vuole, non può voler spiegare il cinema, né costituirne l’oggetto, ma più modestamente fornire qualche efficace mezzo per arrivarci. Questo film non è il film da fare, ma se si ha un film da fare, si passerà senz’altro da qualcuno dei sentieri percorsi qui»

«Uno dei film più belli e visivamente lucidi di Godard»

domenica 23 ottobre 2022

Je vous salue Marie (1985)

Una delle massime di Jean-Luc Godard, probabilmente il suo film più poetico ed eretico. All'uscita fu vituperato dai cattolici: Giovanni Paolo II il 4 maggio 1985 presidiò un rosario di espiazione e la pellicola fu sequestrata in diverse città italiane come Pesaro, Cuneo e Rimini. Nel resto del mondo non subì un trattamento diverso, In Francia all'anteprima di Versailles i cattolici organizzarono proteste che condussero al divieto di proiezione sul territorio municipale. In USA le proteste riuscirono a bloccare l'uscita del film all'infuori di New York. In Brasile lo stesso Presidente della Repubblica vietò il film. Anche alcuni situazionisti non gradirono il film, tanto che un certo Noël Godin, all'anteprima del successivo film di Godard, buttò una torta in faccia al regista in segno di protesta perché a detta sua era passato dalla parte del "nemico". In effetti, malgrado le polemiche "Je vous salue Marie" non è affatto un film antireligioso, ma un'opera che omaggia il mistero della fede, attualizzando la figura della Vergine Maria e portandola in una dimensione più umana: ispeziona i suoi turbamenti interiori, la suo rapporto con il corpo e la carnalità, il suo amore casto con Giuseppe, il suo controverso rapporto con il figlio Gesù e l'integrità della sua fede. Formalmente severo nel suo minimalismo: inquadrature fisse con composizioni regolari, gli attori vi si muovono all'interno quasi meccanicamente seguendo una coreografia, la gamma delle loro espressioni è ridotta al minimo in un set scarno, il montaggio è spesso brusco, il sound design sgrammaticato (onnipresenti parti di tracce di Bach e Dvořák), sono tutti elementi che disorientano lo spettatore ma che perseguono un'estetica antinaturalista, aprendo le porte al trascendente. Di fatti non vi sono espedienti sovrannaturali nonostante la forte componente mistica della storia, tutto si affida alla rappresentazione materiale della vita quotidiana (ad esempio, l'arcangelo Gabriele è interpretato da un uomo in giacca e cravatta che misteriosamente appare), spesso le immagini di paesaggi ed elementi della natura come cielo, nuvole, fiori, insetti e ragnatele si alternano nel montaggio, in chiave simbolica, donando all'opera una bellezza primigenia. Un film unico e memorabile nella filmografia del regista, che meritatamente fu premiato alla Berlinale dalla Giuria Ecumenica.


«Ferisce profondamente i sentimenti religiosi dei credenti» 

«Un film di grande sensibilità e desiderio... Una meditazione sul fenomenale, manifestato come natura, biologia, parentela e desiderio sessuale»

«Entrambi sapevamo che era il nostro ultimo film, un ultimo progetto comune, un regalo d’addio, le ultime parole d’amore» 


martedì 26 maggio 2020

Aria (1987)

Film collettivo di dieci episodi musicali ispirati da "arie" tratte da opere liriche. Ogni episodio è diretto da un regista diverso. In ordine di apparizione sono:  
1) Un Ballo in Maschera diretto da Nicolas Roeg;
2)  La Vergine degli Angeli diretto da Charles Sturridge;
3) Enfin il Est ma Puissance diretto da Jean-Luc Godard; 
4) La Donna è Mobile diretto da Julien Temple; 
5) Glück, Das Mir Verblieb diretto da Bruce Beresford; 
6) Lieu Désolés, diretto da Robert Altman; 
7) Liebestod diretto da Franc Roddam;
8) Nessun Dorma diretto da Ken Russell; 
9) Depuis le Jour diretto da Derek Jarman; 
10) Vesti la Giubba diretto da Bill Bryden. 

Il cinema è un'arte che per molti versi somiglia più alla musica che alla fotografia, perché anch'essa è un'arte temporale, non è un caso che François Truffaut paragonava la direzione di un film alla direzione di un'orchestra. Aria è probabilmente uno degli esperimenti più interessanti mai fatti in ambito cinematografico, perché ha permesso ai registi di mettere alla prova la loro libertà creatività rivelandone la loro impronta più personale e con ciò la loro idea di cinema. Inoltre, la pressoché assenza dei dialoghi ci avvicina anche alle origini del cinema stesso, quello muto. Sebbene l'inizio di ogni episodio è presentato simbolicamente da un attore in cerca di ispirazione (che nel finale si rivelerà essere il clown dell'ultima "aria"), ogni episodio è diverso dall'altro. Alcuni di essi sono più deboli di altri, ma nel complesso il risultato è affascinante e ipnotico. 
Tra gli episodi più riusciti c'è certamente quello di Charles Sturridge, dove un gruppo di bambini orfani vive all'oscuro della società, vive in una Chiesa e guida una macchina illegalmente. Le immagini e la musica sono in perfetta comunione ed evocano una narrazione filmica più sotterranea perché lavora sul piano emozionale. L'episodio di Jean-Luc Gordard colpisce invece per la provocazione e l'erotismo: mostra la quotidianità di due giovani donne che fanno di tutto per attirare l'attenzione di un gruppo di culturisti in palestra. Il racconto è brillante nella sua semplicità e si presta a diverse letture simboliche, in particolare le due donne sembrano rappresentare due entità di una stessa mente, comunicano in maniera simbiotica e sono in eterno conflitto. La musica Armida di Lulli, accompagna le scene con intermittenza, alternandosi con il sonoro ambientale, una caratteristica comune a tutto il "terzo periodo" del cinema di Godard.
Bello, nella sua estrema semplicità, è anche l'episodio di Franc Roddam con l'aria di Wagner, che segue la vita "on the road" di due giovani amanti, dirigendoci verso un tragico epilogo, ispirato chiaramente a "Tristano e Isotta". Ma l'episodio più memorabile di tutti è senza ombra di dubbio quello di Ken Russell, anche qui il suo genio visionario si contraddistingue per la forza metafisica che impregna le sue immagini: assistiamo a una sorta di dimensione paradisiaca dove un gruppo di uomini e donne di colore, ornano di gemme preziose una donna erigendola a una sorta di divinità. Subito dopo scopriamo che le immagini sono il frutto di una visione della donna in fin di vita a causa di un incidente stradale, il suo corpo viene estratto dall'auto e bendato da un gruppo di infermiere di colore, le stesse della visione. Subito dopo viene trasportata in una stanza dove subisce degli interventi, qui vedremo anche un medico, lo stesso della visione in cui ornava la donna di gemme preziose per prepararla al rito iniziatico. Russell caratterizza le scene con pochi elementi scenografici, ma ricchi di simbologia, ripetizioni e rimandi continui. Interessante è la sequenza in cui vediamo il corpo di un manichino femminile ornato di gemme, completamente scomposto, un chiaro riferimento al corpo ormai distrutto dalla donna in sala operatoria. È un'immagine di grande potenza evocativa che richiama la pittura metafisica di De Chirico. Le note di "Nessun Dorma" di Giuseppe Verdi accompagnano le immagini con grande pathos in un equilibrio formale perfetto.
Vale la pena concludere citando l'episodio di Derek Jarman, anche qui parte da un'idea molto semplice ma toccante: una donna anziana sul palco di un teatro che ricorda i suoi anni di gioventù e il suo primo amore. L'aria di Gustave Charpentier accompagna i ricordi con suggestive sovrapposizioni del mare, il sole, i riflessi e gli amplessi dei due amanti con elegante bellezza. Il volto della donna da giovane è quello di Tilda Swinton, la musa di Jarman. 
Con i suoi alti e bassi "Aria" è un'opera cinematografica fondamentale, poco celebrata, che andrebbe riscoperta.



Post più popolari