venerdì 2 maggio 2014

Ida (2013)

Una serie di immagini in bianco e nero, ritraggono la vita di un gruppo di suore in un convento. C'è una giovanissima suora che dipinge la statua di un Cristo, che verrà portato fuori il convento e riposto su un piazzale. Nella notte la giovane suora, riposta intimamente sul letto, bacia il suo rosario teneramente prima di addormentarsi. La statua del Cristo è sempre lì, oltre le mura di quella stanza, nell'intima oscurità di quella notte.
Ida è un film votato al bianco e nero e il rigore formale. La geometrica della composizione formale delle inquadrature, l'uso di un equilibratissimo bianco e nero, la recitazione minimale (la protagonista del film è un'attrice non professionista e volutamente inespressiva), dialoghi  ridotti all'osso, l'uso della musica extra-diegetica nel finale, sono scelte stilistiche che non possono che riecheggiare il "dogma" del cinematografo di Robert Bresson (più che di Carl Theodor Dreyer, come erroneamente è stato citato dalla critica internazionale). Pawel Pawlikowski ha corso un grande rischio perché ci aveva abituati a tutt'altro e con ciò il presentimento di esercizio di stile è spesso vivo durante la visione del film, eppure ai fatti, Ida non si chiude come un cristallo forgiato minuziosamente a tavolino, ma piuttosto come un percorso di trascendenza, dal quale moltissimi si difenderanno o respingeranno ogni tipo di partecipazione emotiva, come accade spesso nel cinematografo di Bresson (ci si può trovare in lacrime alla visione della marcia finale di Un condannato a morte è fuggito, senza che sia l'esito espressivo-recitativo dei personaggi a suscitarlo). Ida è un'opera che apparentemente potrebbe somigliare a un viaggio di formazione, ma l'assenza di psicologia ci costringe a fare i conti con qualcos'Altro. Il percorso spirituale della protagonista è un percorso della negazione tutt'altro che semplice o comunque non in linea con la morale religiosa del convento in cui la stessa protagonista è vissuta. La prima negazione che la protagonista subisce è quella della propria identità, sua zia Wanda le rivelerà il suo vero nome e le sue reali origini famigliari ebraiche, la seconda negazione è quella della vita al di fuori del convento percorsa durante l'investigazione sulla sua famiglia con la zia, che susciterà in Anna/Ida dei grossi interrogativi e sentimenti nuovi, soprattutto dopo aver conosciuto un musicista di nome Lis, di cui rimane infatuata. L'investigazione della famiglia con la zia si conclude con un'esito raccapricciante: Anna/Ida conoscerà il responsabile degli assassini della sua famiglia e finalmente potrà ritrovare i resti dei suoi cari per riporli al cimitero. Anna/Ida ritornerà al convento, ma il suo è un ingresso/ritorno che galleggia sempre nello stesso travaglio spirituale tra la scelta di Dio e il mondo.


La Zia Wanda, in uno dei momenti più crudelmente poetici del film, si suiciderà sotto le note di un lp di Mozart, negando anch'essa qualcosa, la propria vita che era ormai era ridotta alla solitudine più cieca. Ma la sua morte assume la forma di un richiamo spirituale in Anna/Ida, che si ritroverà nella sua casa compiendo lo svestimento del suo abito religioso e con ciò di tutta quella parte di stessa che appartiene ancora ad "Anna". Sarà soltanto Ida. Liberata dalla morale e dalle tradizioni del convento che le sono stati inculcati fin dalla prima infanzia, deciderà di vivere l'amore carnale con il musicista Lis. Eppure qualcosa si muove ancora dentro Ida. E si muove anche nell'immagine finale di rara intensità, che è girata con una sorprendente telecamera a spalle (scelta stilistica estranea a tutto il resto del film), che ritrae Ida in abito religioso camminare verso l'obiettivo della mdp, sullo sfondo di una campagna notturna mentre autovetture e motocicli viaggiano nell'orizzonte, in senso opposto al suo moto. È anche l'unica scena del film in cui interviene la musica extra-diegetica con le note di un piano che sussurrano il toccante Ich Ruf Zu Dir Herr Jesus Christ di J. S. Bach. 
Ida non ritorna al convento, si incammina per la prima volta verso l'Altro (Cristo).



9 commenti:

  1. Bentornato Doinel!
    "Ida" ho avuto occasione di vederlo all'ultimo TFF e ne conservo un buon ricordo, anche se non mi aveva entusiasmato (su Mubi le avevo affibiato un tre). C'è però la voglia di rivederlo, perchè effettivamente qualcosa d'importante è comunque rimasto, e questa splendida recensione non fa che accentuare questa mia sensazione, mettendo in luce aspetti che sicuramente non ho colto correttamente (i riferimenti a Bresson, che tra l'altro ho appena citato nel mio ultimo post, credo siano più che azzeccati), complice anche una certa stanchezza essendo stata l'ultima visione festivaliera prima del mio ritorno a casa ;)

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  2. Ciao Frank, ho letto la data del mio ultimo post precedente a Ida e capisco del perchè "bentornato" ahah è più forte di me, di film ne ho visti molti, ma riuscirei a parlarne di pochi. Volevo dirti che ho visto "Un posto sulla terra" di Artur Aristakisyan e su di me ha avuto effetti alquanto devastanti (dopo la visione nei giorni successivi sono stato male proprio fisicamente, ho avuto un'attacco di panico).

    Riguardo Ida, mi ha toccato il cuore, non so se quello che ho sentito nel film è stato qualcosa di "estremamente" soggettivo, ma di sicuro qualcosa di molto commovente ha suscitato in me. Che dire? Forse rivedendolo capirai, o forse no.
    (Se hai parlato di Bresson parlando di un film allora quel film lo terrò d'occhio ;) )

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    1. Cribbio, quel film di Aristakisyan, micidiale! Un capolavoro assoluto, secondo me è ancora più impressionante di "Ladoni". Sono tentato a rivederlo ma lo farò solamente quando ci saranno disponibilità di sub ita (l'avevo visto in inglese).

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    2. Assolutamente, ho notato che anche tu ti sei astenuto dal parlarne nel tuo blog. Riguardo "Ladoni", mi manca, avevo intenzione di comprare il cofanetto di RaroVideo, ma al momento ha un prezzo esorbitante e su amazon è praticamente assente...

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    3. Ah, io pensavo che alla fine fossi riuscito a recuperarlo... Comunque, ora ho dropbox, se ti fa piacere potrei passartelo, è anche già hardsubbato in italiano. Solo che questa settimana sarò assente, devi aver pazienza di aspettare la fine della prossima...

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  3. Questo film è programmato per la settimana prossima, già leggendo Ciak, mi ha incuriosita, aggiungici le mie incursioni blogghistiche, e ora la tua recensione, mi convincono ancora di più, Robert Bresson? Hai detto la parola magica, mi sa che recupero parecchi suoi titoli, che da quando ho aperto il blog - 6 anni fa - non ho + ripescato, e il sapere che per girare questo film hanno preso ispirazione da quel genio beh, mi convince sempre di più :)

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  4. anzi che dico 3 ANNI, l'ultima recensione a un film di Bresson - ma avevo visto il diavolo probabilmente solo che non l'ho recensito, ma mi sa che lo faccio - risale esattamente al 2009, e ho scelto Au Hasard baltazhar, ma ho anche diario di un curato di campagna che ho e devo programmare e vedere :)

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