• «Non mi importa se passeremo alla storia come barbari» non solo rappresenta la piena maturità artistica di Radu Jude, ma è anche uno dei più grandi film del XXI Secolo...
  • Il film di Peter Watkins è la risposta cinematografica alla trappola della "monoforma", prestandosi ad essere uno dei film-manifesto più rivoluzionari della storia del cinema...
  • Cosa è più importante? La vita o le idee? Il corpo o l'anima? Il visibile o l'invisibile? Questo è quello che si chiede insistentemente la regista sovietica Larisa Shepitko...
  • È d'obbligo la sua visione prima di scomparire da questo mondo, ma soprattutto prima di continuare a leggere questo blog che porta con tanto onore il suo nome.
Visualizzazione post con etichetta László Nemes. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta László Nemes. Mostra tutti i post

mercoledì 21 settembre 2016

Türelem - With a little patience (2007)

Con l'infernale e poetico Saul Fia, il regista ungherese László Nemes ha certamente firmato un'opera coraggiosa e originale che aggiunge un contributo importante alla larga e spesso banale produzione di film dedicati all'Olocausto. Il regista è parecchio ossessionato dal tema perché, come racconta in un'intervista, quando era piccolo i suoi genitori gli rivelarono che parte della sua famiglia era di origine ebraica e fu deportata nei campi di sterminio. László afferma che da quel preciso momento è come se avesse sentito una «voragine oscura» aprirsi dentro di lui. Non ci meraviglia, quindi, che il suo primo cortometraggio Türelem è una sorta di tesi cinematografica su quelle che saranno le tematiche e le tecniche stilistiche sviluppate nel successivo Saul Fia. László è interessato al male e sceglie di rappresentarlo nel migliore dei modi: nella sua tremenda banalità. La sua logica, per quanto disumana è un prodotto pur sempre umano, lo spettatore si ritrova così ad affiancare il suo sguardo con oscuri protagonisti, come quello di un ebreo del Sonderkommando (Saul Fia) o di una giovane impiegata nazista (Türelem). La macchina da presa insegue parossisticamente i protagonisti nelle loro azioni quotidiane racchiusi in un primo piano in formato 4:3. L'ambiente circostante privato della profondità di campo, diventa un involucro di spettri umani quasi impenetrabile e insofferente, creando una tensione claustrofobica. Türelem è un interminabile pianosequenza della durata di 13 minuti e, per quasi la totalità del tempo, siamo partecipi della vita quotidiana di una comune impiegata d'ufficio: scrive lettere, esegue ordini, ripone oggetti nel suo armadietto e ogni tanto agita tra le mani una pietra preziosa, regalatale da un misterioso uomo nell'incipit del corto, presumibilmente il suo amante. Ma quando dei gemiti e lamenti spingeranno la protagonista ad alzarsi dalla sua postazione e ad affacciarsi alla finestra dell'ufficio, il punto di vista dello spettatore dovrà fare i conti con quello che la profondità di campo ci rivelerà. Lo sguardo della macchina da presa distaccandosi dalla sua protagonista fluttua spietatamente nell'ambiente esterno, testimoniando il dramma e l'orrore, mettendo in crisi qualsiasi processo di identificazione con la protagonista: che ora possa finalmente vedere il suo spasimante non ha più importanza, il male oppugna ogni logica morale e disarma lo spettatore. Un pugno sullo stomaco.


Post più popolari