lunedì 1 giugno 2026

Children of God (1994)

Nel 1994, la BBC mandò in onda questo documentario di poco meno di un'ora sui Children of God, la setta fondata a Huntington Beach, in California, alla fine degli anni Sessanta dal predicatore David Berg. In quel periodo il gruppo contava già decine di migliaia di adepti in tutto il mondo, operava nell'ombra in modo capillare e l'attenzione dei media attorno ai suoi crimini era ancora pressoché inesistente. Fu dentro questo scenario inquietante che si inserì il lavoro del regista John Smithson, un documentario schietto e agghiacciante che sceglie di raccontare questa deriva attraverso i Padilla, una famiglia inglese che trascorse diciotto anni all'interno del gruppo. Questa scelta si rivela decisiva perché il film preferisce un'immersione profonda nel suo funzionamento più intimo e quotidiano, dove il controllo mentale agisce non attraverso la forza fisica, ma instillando la certezza spirituale che il mondo esterno, definito il Sistema, sia in mano al Diavolo e che abbandonare la setta significhi perdere per sempre la protezione di Dio. Come spiega Sylvia, la madre della famiglia, la manipolazione psicologica si traduceva in vere e proprie corde invisibili capaci di bloccare ogni tentativo di fuga.
Berg governava ogni frammento dell'esistenza dei suoi seguaci attraverso le cosiddette lettere MO, testi illustrati con fumetti che regolavano capillarmente quante tazze di tè si potevano bere al giorno, le norme igieniche, le uscite e, soprattutto, la vita sessuale dei membri. La "condivisione" — eufemismo per i rapporti sessuali imposti tra i fedeli — veniva presentata come un dovere spirituale assoluto: rifiutarsi significava essere marchiati come egoisti, indegni di appartenere al movimento di Dio. Le donne, private di qualsiasi diritto alla contraccezione, si trasformavano in strumenti di lavoro domestico e in incubatrici perpetue, ma anche in esche sessuali attraverso il flirty fishing, una pratica di adescamento nei bar e negli alberghi pensata per reclutare nuovi fedeli. Berg aveva persino stabilito per iscritto la liceità dell'accettare denaro in cambio di sesso, mutando molte delle comuni in veri e propri bordelli. È difficile non riconoscere in tutto questo un'architettura patriarcale tra le più lucide e spietate della storia del secolo scorso, tanto più disturbante perché edificata interamente sul linguaggio dell'amore divino.
Ma è negli abusi sui minori che la setta tocca il fondo della sua aberrazione. Le lettere MO indicavano esplicitamente la tolleranza del contatto sessuale con i bambini, e il cosiddetto Libro di Davidito, una pubblicazione illustrata da fotografie, documentava direttamente le violenze subite dal figlio stesso di Berg. Durante le celebrazioni, i bambini venivano manipolati e coinvolti in spogliarelli collettivi, i cui video venivano inviati a Berg.

Se Miriam Padilla subì violenze sistematiche fin dall'età di sette anni e Debbie fu costretta alla condivisione con i responsabili a quindici, rimanendo incinta a diciotto, la storia della primogenita Shuly concentra in sé tutta la violenza ideologica del sistema in modo ancora più nudo. Affetta da lupus e impossibilitata a esporsi al sole, la ragazza scrisse direttamente a Berg chiedendo il permesso di leggere libri per ingannare la noia. La risposta pubblica del leader, affidata alla letteratura del gruppo, fu di una crudeltà spaventosa, in quanto liquidò la malattia come la giusta punizione divina per la sua disobbedienza. Convinta di stare fallendo davanti a Dio, Shuly interruppe l'assunzione dei farmaci e morì a diciassette anni. Per la setta la sua morte rappresentò solo un imbarazzo da nascondere, un fallimento in un mondo in cui nessuno avrebbe dovuto ammalarsi. L'oltraggio definitivo arrivò poco tempo dopo, quando Berg pubblicò il resoconto di un sogno in cui sosteneva, con dettagli osceni, di aver avuto rapporti sessuali con lei in paradiso, provocando lo strazio delle sorelle che ancora oggi si domandano come un uomo potesse osare parlare in quel modo di una ragazza morta.
Nel 2021, trent'anni dopo questo documentario, la serie Discovery+ Children of the Cult tornò a raccontare il medesimo universo, adottando però i meccanismi tipici del true crime contemporaneo, basati su una narrativa ridondante fatta di riassunti continui e cliffhanger esasperati. Sebbene la docu-serie sia utile per comprendere l'ampiezza globale del fenomeno, il lavoro di Smithson è formalmente più rigoroso ed essenziale nel montaggio. Nel finale il regista sceglie di dare spazio anche alla voce di un membro della Family  il nuovo nome con cui i Children of God si erano ribattezzati nel 1982 nel tentativo di nascondere gli abusi e scrollarsi di dosso lo scandalo  mettendo a confronto diretto le testimonianze delle vittime con la versione di chi nella setta ci è rimasto. È un viaggio disturbante nell'oscurità del controllo mentale che lascia in eredità una domanda destinata a pesare più di qualsiasi risposta: come può l'essere umano difendersi quando l'abuso impara a travestirsi della dimensione sacra?

Ho curato la traduzione in italiano dei sottotitoli del documentario, potete scaricarli qui

Per chi volesse continuare a scavare dentro questa orrore, si rivela fondamentale la lettura del bestseller internazionale Not Without My Sister, pubblicato in Italia con il titolo Essere innocenti - La vera storia di tre sorelle e della loro infanzia rubata scritto da Kristina, Celeste e Juliana Jones. Questo testo si impone come un documento di straordinaria potenza emotiva, capace di restituire dall'interno la prospettiva intima di chi in quella setta ci è nato e non ha mai conosciuto nient'altro.

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