Durante il corso dell'anno mi capita di guardare moltissimi film, ma non sempre riesco a dedicare a ciascuno un articolo su questo blog. Letterboxd è uno strumento estremamente utile per mantenere un diario aggiornato delle proprie visioni cinematografiche.
Ogni anno, con l'obiettivo di sintetizzare e condividere questa esperienza, scelgo di compilare una lista dei 10 migliori film che ho visionato durante l'arco dell'anno. L'ordine dei film selezionati è puramente cronologico e non rappresenta una classifica basata su criteri di merito artistico.
diretto da Henri-Georges Clouzot
Adattamento del romanzo di Georges Arnaud, è ambientato nei primi anni 50' in una sperduta e povera cittadina dell’America Centrale, popolata da diseredati europei senza futuro. Quattro uomini, i francesi Mario e Mister Jo, l’italiano Luigi e lo scandinavo Bimba, accettano un lavoro suicida come unica possibilità di riscatto: trasportare camion carichi di nitroglicerina lungo strade impraticabili per spegnere un incendio in un giacimento petrolifero. Il film osserva con crudezza l’avidità e il pragmatismo del capitalismo postbellico trasformarsi in una logorante lotta per la sopravvivenza, in cui la selezione non è solo fisica ma morale. La progressiva eliminazione dei più fragili dissolve ogni illusione di solidarietà, e la rivalità finale tra Mario e Jo non è una semplice questione di carattere, ma la disintegrazione del classismo, che non evolve in coscienza di classe bensì in un nichilismo operaio feroce, speculare alla brutalità borghese. Il finale, insieme tragico e grottesco, trova la sua cifra in un’immagine ambigua: Mario ascolta la musica e lascia che l’auto ondeggi come in una danza. Un gesto che può sembrare ludico, ma che vibra di un’inquietudine profonda, come se qualcosa in lui si fosse già spezzato, ben prima del destino che lo attende. Un capolavoro intramontabile, dalla violenza morale intatta.
diretto da Jacques Becker
Si potrebbe definire l’antagonista ideale di Un condannato a morte è fuggito di Robert Bresson. Ambientato nel carcere parigino de La Santé, il film di Jacques Becker si ispira a un’evasione realmente tentata nel 1947 e segue con rigore assoluto il progetto di fuga di cinque detenuti. La messa in scena è claustrofobica, confinata entro le mura della cella e costruita su gesti minimi, in cui ogni rumore di scavo, ogni sguardo e ogni decisione pesa come una condanna. La tensione rimane altissima per tutta la durata della pellicola. Ma se Bresson costruiva un percorso di resistenza interiore e una predestinazione alla salvezza, Becker registra l’impossibilità di ogni trascendenza e osserva la corruzione e il tradimento non come svolte narrative messe in scena, ma come presenze latenti, tenute fuori campo e percepibili solo retroattivamente. L’evasione non si configura come una morale esplicita, bensì come un processo continuamente esposto alla fragilità dei legami, dove ogni alleanza resta provvisoria e ogni silenzio può rovesciarsi in sospetto. Il film si afferma così come un’opera di realismo radicale, in cui la libertà si manifesta solo come un miraggio persistente, lasciando nello spettatore un senso di sgomento e di amarezza. Magistrale è il cast, spicca però su tutti il tenebroso Marc Michel.
diretto da Walter Heynowski
Con una durata di appena trentotto minuti, Kommando 52 è uno dei documentari più potenti e disturbanti sul colonialismo europeo nel secondo dopoguerra. Il film ricostruisce le responsabilità e gli orrori dei mercenari tedeschi ex nazisti coinvolti nella guerra del Congo Belga nei primi anni Sessanta, smascherando le narrative propagandistiche occidentali sull’indipendenza congolese e sull’intervento militare straniero.
Il montaggio spietato trasforma immagini d’archivio e testimonianze in un racconto serrato, che restituisce la violenza sistemica inflitta alla popolazione locale. Uno degli esempi più nobili e inoppugnabili di cinema politico.
diretto da Paul Newman
La sceneggiatura è di Alvin Sargent ed è basata sull'omonima opera teatrale di Paul Zindel. Il film segue Beatrice Hansdoofer, vedova frustrata e instabile, e il rapporto con le sue due figlie, in particolare con Matilda, adolescente introversa e appassionata di scienze. Quando Matilda partecipa a una competizione scolastica con un progetto sugli effetti dei raggi gamma sui fiori, la famiglia si trova di fronte alle proprie tensioni, paure e speranze. Paul Newman, muovendosi tra il realismo sociale di Ken Loach e l’introspezione psicologica di John Cassavetes, costruisce un ritratto femminile indelebile, capace di commuovere partendo da una semplice tesi scolastica per trasformarla in una riflessione sul talento, sulla possibilità di emancipazione e, non meno, sulla speranza nel mondo. Un gioiello da scoprire.
diretto da Vittorio De Seta
È una miniserie televisiva italiana diretta da Vittorio De Seta e trasmessa nel 1973, basata sul libro autobiografico Un anno a Pietralata di Albino Bernardini. Ambientata nella periferia romana di Tiburtino III agli inizi degli anni Settanta, la trama segue Bruno D’Angelo, un giovane insegnante meridionale appena nominato maestro, alle prese con classi di ragazzi spesso absentisti e provati da povertà e lavoro minorile. Rifiutando metodi didattici tradizionali, D’Angelo va incontro alle difficoltà dei suoi studenti, li coinvolge nel quartiere e adotta un insegnamento basato sulla relazione concreta con il mondo circostante. La sua pedagogia, considerata avanguardista per l’epoca, porta benefici evidenti agli alunni ma suscita critiche tra i colleghi e la dirigenza scolastica. Il film fonde con naturalezza elementi di finzione e documentario, costruendo con rigore e umanità le dinamiche di una scuola che oscilla tra burocrazia e desiderio di innovazione educativa. La prova di Bruno Cirino è straordinaria, capace di restituire un’autenticità rara e priva di qualsiasi retorica, rendendo Diario di un maestro un riferimento imprescindibile per riflessioni pedagogiche e sociali sulla scuola italiana.
diretto da Jack Gold
È un film biografico britannico del 1975 diretto da Jack Gold, tratto dall’autobiografia di Quentin Crisp e interpretato da John Hurt. Ambientato principalmente nella Gran Bretagna dagli anni Trenta agli anni Settanta, il film segue Crisp, un uomo apertamente omosessuale in un’epoca di forte intolleranza sociale. Con abiti eccentrici, trucco e personalità spregiudicata, Crisp sfida norme e pregiudizi, cercando una forma di autenticità personale in una società spesso ostile. Il ritratto di Crisp è allo stesso tempo orgoglioso, ironico e vulnerabile, e la performance di Hurt restituisce con grazia tutta la complessità ed eccentricità del personaggio. Da scoprire.
diretto da Mike Leigh
Mike Leigh realizza uno dei più intensi drammi familiari degli anni ’90, ambientato nella periferia di Londra. Ispirato da persone a lui vicine con esperienze legate all’adozione, Leigh voleva da anni raccontare in maniera immaginaria il dilemma dell’incontro con le proprie radici, esplorando anche la nuova generazione di giovani neri che cercano di affrancarsi dagli stereotipi del ghetto. Il film ruota attorno a Hortense, donna nera di successo che, dopo la morte della madre adottiva, decide di rintracciare la madre biologica, una donna bianca di classe operaia di nome Cynthia. L’incontro tra le due e la successiva integrazione nei rispettivi nuclei familiari riapre tensioni, vecchi rancori e fragilità personali. È in questi incontri che il film esplora con straordinario realismo psicologico le dinamiche di classe, razza e identità, rivelando come segreti profondamente radicati possano sconvolgere e mettere a dura prova i legami familiari.
Come in tutti i film di Leigh, le performance sono il risultato di mesi di intensa improvvisazione, durante i quali il regista lavora con gli attori, individualmente e insieme, per costruire i personaggi con autenticità. La scena emotivamente più intensa del film, quella in cui Cynthia realizza di essere davvero la madre di Hortense, è stata girata in un’unica lunga ripresa di poco più di sette minuti. La lunga scena del pranzo finale raggiunge però il culmine emotivo del film, diventando un’esplosione di verità che sintetizza l’intero senso dell’opera. La performance di Brenda Blethyn, premiata al Festival di Cannes, è una delle migliori interpretazioni femminili viste sullo schermo. Il film è stato girato in parte a Whitehouse Way, Southgate, Londra, tra il 29 maggio e il 12 agosto 1995, conferendo alla vicenda una dimensione realistica e palpabile.
diretto da David France
«Ci sono film che non si limitano a documentare la realtà, ma la affrontano come un campo di battaglia. Welcome to Chechnya di David France è uno di questi. È un documentario necessario, che squarcia il silenzio attorno alla persecuzione delle persone LGBT in Cecenia, una tragedia di cui l’Occidente sembra ricordarsi solo per brevi e distratte parentesi mediatiche.
La repressione fu già denunciata da Amnesty International nel 2017, quando oltre cento uomini ritenuti omosessuali furono rapiti, torturati e in alcuni casi uccisi, costretti a rivelare i nomi di altre persone Lgbti. E non si è fermata lì, alla fine del 2018 una nuova ondata di violenze ha portato alla detenzione di circa 40 persone in un edificio governativo ad Argun, sottoposte a torture e maltrattamenti, con almeno due morti accertati. In alcuni casi, le autorità avrebbero perfino distrutto i passaporti, rendendo quasi impossibile la fuga.
Il documentario, girato in clandestinità, con camere nascoste e telefoni cellulari, segue un gruppo di attivisti che mette a rischio la propria vita per aiutare uomini e donne a fuggire dal paese. ..» (vaevedi.it)
Il documentario, girato in clandestinità, con camere nascoste e telefoni cellulari, segue un gruppo di attivisti che mette a rischio la propria vita per aiutare uomini e donne a fuggire dal paese. ..» (vaevedi.it)
diretto da Gints Zilbalodis
«In un mondo post-apocalittico dove l’uomo è ormai scomparso, un gatto lotta per sopravvivere a un'inondazione che ha sommerso la sua casa. Costretto a rifugiarsi su una barca, incontra un labrador giocherellone, un capibara pigro, un lemure cleptomane e un serpentario ferito. Questi animali, così diversi eppure accomunati dal tragico destino, intraprendono un lungo viaggio che li porterà a scoprire non solo la forza della sopravvivenza, ma anche il significato più profondo della cooperazione. Fin dai primi minuti, lo spettatore viene incantato dalla straordinaria tecnica d’animazione, da un’ambientazione così ricca di dettagli che crea un'atmosfera palpabile, e dai lunghi movimenti di macchina che invitano ad immergersi completamente nella narrazione. Per la realizzazione Gints Zilbalodis, il regista lettone, ha rinunciato al tradizionale storyboard, lavorando direttamente con gli ambienti in 3D, in cui ha posizionato telecamere virtuali e inserito i personaggi, facendoli muovere nell'imponente scenario, quasi come fosse un videogame. “Questo è stato necessario,” ha spiegato, “perché ci sono molte inquadrature lunghe e complicate in cui la telecamera si muove nello spazio, il che sarebbe impossibile da disegnare negli storyboard”...» (vaevedi.it)
diretto da David Borenstein
«Nel 2022, con l’invasione su larga scala dell’Ucraina, qualcosa si incrina definitivamente nelle scuole russe. Il sistema educativo viene rimodellato dal Cremlino, trasformato in un prolungamento della mobilitazione militare, e le aule diventano uno degli strumenti più aggressivi della propaganda, pensata per militarizzare il paese e preparare soldati fin dall’infanzia. È dentro questo nuovo scenario educativo che si inserisce Mr Nobody Against Putin, un documentario schietto, provocatorio e toccante, la cui forza è nel suo protagonista Pavel “Pasha” Talankin, un insegnante e videomaker di una piccola città, non un eroe ma un uomo che si osserva, consapevole della propria paura e tuttavia deciso a continuare a testimoniare l'inquietante metamorfosi scolastica. ...» (vaevedi.it)























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