mercoledì 13 aprile 2022

Sanctuary: Lisa Gerrard (2006)

«La musica è un luogo dove rifugiarsi. É un santuario dalla mediocrità e dalla noia. É innocente ed è un posto in cui puoi perderti nei pensieri, nei ricordi e nelle complessità.» 
Queste parole significative di Lisa Gerrard ci introducono al suo documentario, un lavoro di cui si sentiva la necessità, perché è sempre stata un'artista silenziosa e lontana dai riflettori, come avvolta da un alone di mistero, mentre la sua voce e la sua musica hanno segnato e continuano a toccare profondamente la vita di milioni di persone in tutto il mondo. Non ci sorprende quindi scoprire che la sua musica ha salvato vite umane sull'orlo del suicidio, come non sorprende scoprire il lato più anticonvenzionale dell'artista, quando la vediamo ricercare la musica  tra il chiassoso traffico di automobili nelle autostrade. Chi stabilisce che il suono di un traffico non possa essere un'orchestra? Lisa sfida le leggi musicali e inventa un suo linguaggio per connettersi armonicamente con il tutto. La sua voce angelica ed androgina padroneggia questo linguaggio misterioso che a tutti gli ascoltatori appare arcaico, perché è come se ci riportasse ad una fase pre-linguistica. Nel documentario vengono interpellati tutti i suoi collaboratori, dal panorama musicale (i componenti dei Dead Can Dance, di cui fa parte) a quello cinematografico (dai compositori Hans Zimmer, Jeff Rona e Peter Bourke ai registi Michael Mann, Ridley Scott e Niki Caro), tutti descrivono Lisa come una sensibilità fuori dal comune, una figura enigmatica, genuina ma complessa, anche i genitori di Lisa danno il loro contribuito raccontandoci di una donna fragile, la cui devozione artistica è tale da renderle difficile persino condurre una serena esistenza umana. Le ultime parole di Lisa rivelano che la sua è una vera missione, quella di incoraggiare le persone ad aprire la loro anima, per stabilire una comunicazione profonda con il prossimo, con la Terra e con Dio. Pochissimi artisti contemporanei si portano dentro il peso di una tale vocazione, perciò la visione di questo intenso documentario diventa urgente. E se ne esce in qualche modo rigenerati.


Il film può essere recuperato qui, mentre i sottotitoli in inglese sono disponibili qui.

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