martedì 30 marzo 2021

Przesłuchanie (1982)

Siamo nella Varsavia degli anni '50, il giorno del 34° anniversario della rivoluzione d'ottobre. Tonia Dziwisz è una cantante di cabaret che dopo la fine del suo spettacolo litiga con il marito e si avventura ingenuamente con due sconosciuti in un bar per ubriacarsi. Alla fine della serata, i due uomini a sua insaputa la condurranno in prigione. Tonia quando si riprenderà dalla sbornia, sconvolta, non capirà il motivo del suo arresto e quando chiederà spiegazioni alla polizia, le accuse si riveleranno sempre più incomprensibili e grottesche. Accusata di spionaggio senza mai prove tangibili, rifiuterà di dichiararsi colpevole, ma la sua onestà e resistenza sarà la sua condanna, perché verrà trattenuta in prigione per ben lunghi cinque anni, subendo torture fisiche e psicologiche di ogni sorta, volte ad ottenere forzatamente una dichiarazione della sua colpevolezza. Nel suo lungo calvario, saremo testimoni anche di altre donne distrutte dalla paranoia delle autorità sovietiche, che riveleranno il carattere sistematico dei crimini. L'opera colpisce per l'intensità dell'interpretazione di Krystyna Janda, l'attrice polacca decise di farsi torturare veramente nelle scene per restituire veridicità agli eventi. Un ritratto spietato e crudo, incorniciato da inquadrature a campo stretto, da potenti primi piani e da una fotografia desaturata, che esprimono perfettamente il carattere claustrofobico e mortificante della prigionia. Assieme ai successivi Čekist (1992) di Aleksandr Rogozhkin  e Cargo 200 (2007) di Aleksej Oktjabrinovič Balabanov, si tratta di una di quelle poche e preziose opere cinematografiche che denunciano apertamente il totalitarismo e i crimini perpetrati dall'URSS contro civili e innocenti. Non può sorprenderci che il film fu bandito per più di sette anni in Polonia fino al 1989, anno in cui il blocco sovietico fu definitivamente dissolto. Le copie del film furono clandestinamente distribuite in VHS negli anni '80, cosa che permise al film di essere conosciuto a livello internazionale. Per questa ragione concorse in ritardo al Festival di Cannes del 1990, aggiudicandosi il premio per la migliore interpretazione femminile a Krystyna Janda.


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