mercoledì 17 marzo 2021

Cléo dalle 5 alle 7 (1962)

Cléo è una cantante parigina che attende i risultati di un importante esame medico, questa attesa la porterà a vivere una crisi esistenziale. La particolarità del film è che il tempo filmico coincide esattamente con quello reale: cattura esattamente i 90 minuti (dalle 5.20 alle 7) che separano la protagonista dall'appuntamento con il dottore per ottenere i risultati dell'esame, previsto per le 7. Il film è anche suddiviso in capitoli che indicano la durata delle scene che andremo a vedere, spesso questa suddivisione è fatta in relazione agli incontri che la protagonista farà con diverse persone. Questa scelta stilistica che sottolinea come la temporalità del tempo filmico sia già definita - seppur coincida con la durata reale degli eventi - rivela l'artificio stesso del cinematografo e l'impossibilità di delineare e catturare realmente il tempo perché è un'esperienza assolutamente soggettiva. Cléo vive questa attesa come una lunga agonia, avverte uno strano "presagio" di morte che è alimentato da fatti e superstizioni: le gravi parole che ha udito in ospedale dai medici durante il test, il suo dolore al ventre, le rivelazioni negative della cartomante, uno specchio rotto, tutte cose che alimentano la sua angoscia e la spingono a fermarsi e riflettere sulla propria esistenza, il tempo sembra così assestarsi, il trascorrere dei minuti la tormentano, il giorno le sembra più lungo degli altri, qualcuno le rivelerà anche che è il primo giorno d'estate ed è normale che sia più lungo degli altri. Insieme a Cléo ci sentiamo smarriti. Agnès Varda decostruisce tutte le convenzioni legate al "tempo" per rivelarne tutta la sua relativa sequenzialità, dando valore al peso e allo spazio dei sentimenti umani.
La seconda parte del film si concentra sul viaggio di Cléo per le strade di Parigi e sarà ricco di distorsioni, Cléo a un certo punto incrocerà lo sguardo dei passanti, ciò che lei vede nel loro sguardo è realmente quello che gli altri vedono di lei o è una proiezione di se stessa? Varda dirige magistralmente queste sequenze, perlustrando in maniera sempre più preponderante l'interiorità della protagonista e mostrandocela in tutta la sua solitudine. I suoi incontri per le strade, anche sfuggenti, con le altre persone acquisteranno un significato molto più profondo, ed è straordinaria la capacità della regista di catturarli con l'incanto di una genuina semplicità. Il luminoso bianco e nero curato dal fotografo Jean Rabier dipinge lo spazio filmico di una bellezza senza tempo e lo splendore delle cose quotidiane che vivono e si muovono al suo interno (soprattutto nella parte finale del parco) sembrano legarsi strettamente alla fatalità dello sguardo della protagonista: è come se le guardassimo per l'ultima volta. La malinconia delle musiche di Michel Legrand fanno da cornice a questo ritratto femminile meraviglioso. Si giunge a un finale secco ma liberatorio, che ci riporta al "presente", dove il magico incontro di un uomo sconosciuto sembrerà riempire la voragine di quel vuoto angoscioso che gravava fino a quel momento nel cuore della protagonista.
Curioso e delicato il cameo con Jean-Luc Godard e Anna Karina nella parte centrale del film, dove li vediamo recitare in un film muto che la stessa Cléo vedrà all'interno di una sala proiezione, un film nel film! "Cléo de 5 à 7" è senza ombra di dubbio uno dei film più belli e poetici della Nouvelle Vogue nonché una delle riflessioni più intelligenti e sensibili sul metacinema.


Il film è disponibile in DVD per l'acquisto nello store di Amazon su questo link.

2 commenti:

  1. L'ho visto l'anno scorso, un film interessante e una regista che mi ha incuriosita xD

    RispondiElimina
  2. gran bel film.

    peccato per chi non lo vede.

    https://markx7.blogspot.com/2012/10/cleo-de-5-7-agnes-varda.html

    RispondiElimina

Iscriviti alla Newsletter

Post più popolari