martedì 2 novembre 2010

La Pivellina (2009)

Zona di San Basilio a Roma. Un giorno Patti, un'artista circense che gestisce spettacoli di strada con il marito Walter, cercando il proprio cane in un parco vicino al suo camper, si imbatte in una bambina di circa due anni. Anche se la bambina non parla ancora bene riesce a pronunciare il suo nome: Asia. Patti comincia comprende che è stata lasciata lì dalla madre perché la bambina ha indosso un biglietto in cui la madre dichiara che tornerà a prenderla. Da quel momento Patti, con l'aiuto del marito e di Tairo (un adolescente che vive in un altro camper con la nonna), decideranno di occuparsi della bimba senza mai rinunciare alla ricerca della madre. Senza alcun dubbio Tizza Covi e Rainer Frimmel sono più che influenzati dal cinema francese, riprendono la loro piccola protagonista con la naturalezza dello sguardo di Truffaut e soprattutto con lo spiazzante realismo dei Fratelli Dardenne, lo fanno attraverso l'uso della presa diretta del sonoro, dei dialoghi essenziali, della mdp a spalla e dei lunghi pianosequenza. Forse il limite è anche questo, l'influenza stilistica dardenniana sembra prevalere sui fini narrativi del film, perché il finale amaro e indefinito del film, non riesce a sorprendere più di quanto in realtà vorrebbe. Ma nonostante l'esercizio di stile, il film è un crescendo di emozioni perché la forza dei suoi ritratti umani, così spontanei, dolorosi, gioiosi, è vera. Riescono a "toccarti" con rara umanità e profondità.


Il film rappresenta bene anche uno spaccato sociale su un mondo povero e marginale come quello circense, in netto contrasto con quello piccolo-borghese dove il pregiudizio classista domina tra i rapporti umani (Es. Tario che non viene mai invitato a casa da un suo amico). C'è anche una critica istituzionale e politica in fondo ad alcune sequenze, fa riflettere molto la scena in cui Tairo studia su un libro scolastico la storia della seconda guerra mondiale, dove le ideologie imperialiste e fasciste sono mostrate come una naturale disputa tra due avversari che giocano a scacchi, piuttosto che come una visione non etica dell'umanità . Ed è così che citazioni belliciste come quella di Mussolini che enuncia "ho bisogno di qualche migliaio di morti per potermi sedere al tavolo tra i vincitori" sono liberamente interpretabili da chi legge. E ricordiamoci che chi le legge sono giovani ragazzi che si prestano a diventare adulti. Allora ci si chiede: ma la storia che si studia a fare se non c'è critica storico-politica?


Di una tenerezza spontanea tutte quelle sequenze in cui la piccola Asia entra in relazione con Tario e Patti, come quella in cui saltella con degli stivaloni sulle pozzanghere o quella in cui tenta di imparare le parole evocando suoni e sillabe assurde. Si giunge alla scena finale con una grande suspance, e con un magone in gola per la materna Pietà che suscita compositivamente il rapporto tra Patti e Asia.
In sostanza "La pivellina" è una piccola perla del cinema italiano che il pubblico farebbe bene a visionare con umiltà, perché anche se la sua forma non è imponente, il suo contenuto, a mio avviso, è importante.

 

Il film è disponibile in DVD nel ciclo Le Nuvole della Feltrinelli.

8 commenti:

  1. Oh, finalmente è reperibile. Lo volevo guardare e così farò.

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  2. ahah si noi aspettiamo sempre certe reperibilità.
    Quando lo vedi fammi uno fischio.

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  3. Eggià, a volte "reperire" pesa un po' su quello che vorrebbe essere il mio animo cinefilo. E' un po' come amare una persona e farle del male indirettamente.

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  4. già, ma è un male a fin di bene, in fondo. E poi se ci si innamora dell'autore e del film, sicuramente si può sempre "riparare". Io faccio sempre così.

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  5. è un film bellissimo!

    l'ho messo fra i film più belli dell'anno
    http://markx.splinder.com/tag/classifica+2009-2010

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  6. FIIIIIIIIIIIIIIIII

    Condivido i giudizi positivi. Oltre alle influenze francesi da te nominate che non conosco molto bene, ho rintracciato (banalmente) anche quelle nostrane di matrice neoralista, non tanto nella forma ma nei contenuti: qui non è il cinema che filtra la povertà ma il contrario, e il precipitato che si ottiene ha sostanza nella sua veridicità. Poi vabbè, la bimba è un amore.
    Oh, manco a dirlo i due registi sono mezzi austriaci, anzi uno lo è del tutto mi sa, strano eh?!

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  7. certo, è un film dall'impronta assolutamente neorealista, infatti il cinema dei Dardenne è un ramo di questa matrice ancora vivo (a questo proposito ti consiglio di vedere assolutamente "La promesse" e "Rosetta").

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  8. forse va all'Oscar, ma per l'Austria

    http://cinemaminima.com/blog/1666/european-film-promotion-oscar-contenders-to-screen-2010-november-3-10-in-beverly-hills/#austria

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