The Appointment non è mai uscito al cinema e non era nemmeno destinato a farlo. Doveva essere il primo di una serie di prestigiosi film televisivi britannici, pensati per il mercato internazionale sotto il titolo collettivo A Step in the Wrong Direction¹. A finanziarlo fu il fondo pensione del National Coal Board, che secondo il British Film Institute (BFI), ne fece il primo lungometraggio della storia interamente pagato da un fondo pensione¹. Fu girato in 35 millimetri, in gran parte in esterni, e le reti americane sembravano interessate a tredici film. Lindsey C. Vickers, formatosi al BFI e già assistente alla regia in produzioni Hammer e Amicus, ne avrebbe scritti tre e diretti cinque, ma i rapporti all'interno della produzione si guastarono e la serie crollò prima ancora di nascere. Deluso, Vickers si allontanò dalla pellicola a cui aveva dedicato tanto impegno, e poco dopo abbandonò del tutto il cinema².
Il film, per fortuna, era già finito e, pur avendo conquistato il pubblico di alcuni festival all'estero, non ebbe mai il successo che meritava. Uscì per breve tempo in videocassetta nei primi anni dell'era dei video nasty, confezionato con una copertina in cui cani neri ululano sotto un cielo rosso sangue³. All'inizio degli anni '90 fu trasmesso in alcune regioni britanniche, ma Vickers non riuscì a vederlo nemmeno allora, perché, in modo piuttosto sinistro, nella sua zona ci fu un blackout. Poi il film svanì. Sparì il nastro della trasmissione britannica e delle poche copie in 35 millimetri (una sicuramente proiettata alla British Academy of Film and Television Arts) si perse ogni traccia, così come del negativo originale. Per decenni sono circolate solo vecchie videocassette e Betamax digitalizzate su YouTube, finché un nastro da un pollice di una vecchia trasmissione americana, conservato negli archivi della Sony Pictures, è stato scovato da Douglas Weir del BFI dopo anni di ricerche tra latte etichettate male e omonimie fuorvianti. Non stupisce che Vickers e la moglie Jan lo ritenessero un film "infestato".
Oggi The Appointment è disponibile in Blu-ray, pubblicato da BFI l'11 luglio 2022 come numero 44 della collana Flipside, dedicata ai film britannici finiti ai margini (codice regione B, quindi leggibile anche dai lettori italiani)⁴. È presentato in definizione standard, nel formato originale 1.33:1, e la rimasterizzazione, approvata dallo stesso Vickers, parte da quell'unico nastro sopravvissuto. Nello stesso disco è presente il cortometraggio The Lake del 1978, già edito dal BFI nella raccolta Short Sharp Shocks (2020) in versione restaurata. The Lake dura poco più di mezz'ora, nato come biglietto da visita per convincere i finanziatori, contiene già i semi di The Appointment. Al centro del corto c'è una giovane coppia che si ferma per un picnic accanto a un lago, nel terreno di una casa disabitata dove, tre anni prima, il proprietario aveva sterminato la famiglia e gli animali per poi far perdere le proprie tracce. A un certo punto il cane della coppia, un rottweiler, si getta in acqua e vede qualcosa che i padroni non possono scorgere, e solo nel tragico finale si capirà cosa stava guardando davvero. Qui c'è già il rottweiler, c'è l'intervallo di tre anni a separare la violenza dal presente, e c'è un tempo in cui passato, presente e futuro si sovrappongono.
The Appointment si apre con una voce narrante che legge l'estratto di un rapporto di polizia sulla scomparsa di Sandy Freemont, una ragazza vista per l'ultima volta di ritorno dalle prove dell'orchestra scolastica. Le immagini mostrano il momento esatto in cui, attraversando il bosco, viene risucchiata da una forza invisibile con una violenza improvvisa. Tre anni dopo, la prima violinista della stessa scuola è la quattordicenne Joanne (Samantha Weysom), figlia di Ian (Edward Woodward) e di Dianne (Jane Merrow). Quando il padre le annuncia che non potrà assistere al suo concerto per presenziare a un'inchiesta su un incidente lavorativo, la delusione della ragazza riapre una distanza già carica di sottintesi. Quella stessa notte, cominciano i sogni, o meglio gli incubi...
Il film si affida a pochissimi dialoghi e costruisce la tensione sull'aspetto formale delle immagini, tra attese sui primi piani degli attori e un controllo rigoroso delle inquadrature, mentre nei momenti più intensi il montaggio, secco nei tagli ma dilatato nei tempi, scompone l'azione in inquadrature progressive che trattengono lo spettatore dentro la scena, passo dopo passo. La regia sceglie un naturalismo che entra in un contrasto fortissimo con il sonoro, perché mentre l'immagine resta immobile e calcolata, l'audio disorienta: il vento, gli echi improvvisi e i silenzi che spiazzano lo spettatore e raccontano un'inquietudine sotterranea. A questo paesaggio acustico si aggiunge la colonna sonora di Trevor Jones, che partecipa con una certa ridondanza per descrivere la lunga agonia del viaggio di Ian. Le sequenze dei sogni e quelle della realtà, nel frattempo, non si distinguono immediatamente sul piano stilistico, e lo spettatore non ha mai un segnale chiaro per capire in quale dei due piani si trovi.
C'è poi una morbosità che mette a disagio. Il rapporto tra Joanne e il padre è attraversato da un'intimità ambigua che il film non scioglie mai del tutto. Lo dimostra la presenza opprimente della ragazza, che arriva a inginocchiarsi in lacrime davanti a lui, supplicandolo di non mancare al concerto. Carico di questa tensione, Ian resta poi a lungo fermo davanti alla porta della camera di lei, senza decidersi ad aprirla, e alla fine rinuncia. Poco prima di dormire, quando si parla di come l'autorità di una madre non venga mai messa in discussione, Dianne risponde semplicemente «Perché non sono un uomo», e nel sogno che segue Ian vede la figlia apparirgli vestita come la moglie. Sono parole sufficienti a innescare il suo turbamento, e Ian si ritrova così vittima di un vero e proprio ricatto emotivo, in balìa di una figlia che ha trasformato l'affetto in un'ossessione asfissiante.
Il tempo è il vero tema del film, se ne riconoscono tre forme che si alternano senza che nessuno le dichiari mai. La prima è l'anticipazione, affidata ai sogni. Ian sogna il viaggio che lo aspetta e i tre rottweiler che lo assalgono, anche Dianne fa un incubo simile, come se il sogno non restasse un fatto privato ma passasse da una testa all'altra. La seconda è la simultaneità, che appartiene alla realtà. In una sequenza due automobili si mettono in moto nello stesso istante, in due luoghi distanti, come se un solo gesto bastasse ad avviarle entrambe. La terza è la ripetizione. Tre anni separano la scomparsa di Sandy dalla vicenda di Joanne (esattamente come tre anni separano il delitto dalla gita nel corto The Lake). E sono tre i rottweiler che Ian sogna, gli stessi che incrocia illustrati sul fianco di un camion in autostrada, e che il film farà riemergere un'ultima volta legandoli in modo sottile e ambiguo alla figura della figlia nell'epilogo.
Dal punto di vista di Ian, gli animali in carne e ossa non partecipano mai agli eventi della realtà. Essendo reali solo nell'incubo e negati nella veglia, la loro presenza bidimensionale diventa una scelta puramente simbolica, e la triade dei rottweiler si impone come una declinazione realistica e metropolitana della figura a tre teste, quasi un Cerbero a guardia di una soglia oscura che l'uomo sta per varcare.
Il film non spiega nulla e lascia il campo aperto alle interpretazioni. Il disagio di Joanne può far pensare all'attività di un poltergeist, un'energia psichica incontrollata che la parapsicologia associa spesso alle turbolenze dell'adolescenza, ma il sospetto di una connessione molto più lucida con quelle tre bestie aleggia fino alla fine, e resta aperta anche l'ipotesi di una prigionia nell'inconscio di Ian. Comunque sia, il tempo si comporta come lo descriveva l'ingegnere britannico J.W. Dunne in An Experiment with Time⁵, cioè come qualcosa che non scorre in una sola direzione, ben lontano dalle logiche di una maledizione lanciata da qualcuno.
Il cast è perfettamente nel ruolo, da Edward Woodward, che il pubblico conosceva per The Wicker Man, a Jane Merrow. L'attrice che interpreta la figlia, Samantha Weysom, è semplicemente perfetta.
È senza dubbio uno dei film più strani e inquietanti che mi sia mai capitato di vedere. Non concede rassicurazioni, dimostrando quanto siano brutali e caotiche le leggi misteriose che governano l'intersezione tra i sogni e la realtà. Sapere cosa accadrà, non ferma il disastro. Ian ne ha la prova definitiva mentre è già lontano da casa: telefona alla moglie, scopre di aver condiviso con lei lo stesso incubo, ma la comunicazione si interrompe sul più bello. Basterà una distrazione, un orologio con la dedica di Joanne scordato nella cabina telefonica, per costringerlo a riprendere il tracciato ineluttabile che il sonno gli aveva anticipato. È a questo punto che la tensione accumulata deflagra nella scena dell'incidente, dove montaggio e ralenti dilatano il tempo e ne amplificano la crudeltà, trasformando lo schianto in un'agonia meccanica inesorabile: le gomme scoppiano e il motore prende fuoco; poi l'auto balza in alto, bloccata in una surreale e precaria posizione verticale prima di precipitare su se stessa, mentre i rumori del metallo contorto si distorcono fino ad assumere una spaventosa risonanza infernale. Più che un horror, è una lenta tortura per l'animo umano.
Ho curato personalmente la traduzione dei sottotitoli in italiano, che potete scaricare qui.
Fonti
- Vic Pratt, "The vanishing British horror: unearthing The Appointment", British Film Institute (BFI), 11 luglio 2022
- BFI, Necrologio di Lindsey Vickers (novembre 2025)
- Ray Newman, "Of dogs and dreams: the strange case of Lindsey C. Vickers' The Appointment, 1981", Precast Reinforced Concrete Heart, 2022
- BFI, scheda di The Appointment nella collana Flipside, n. 44 (uscita del 11 luglio 2022)
- J.W. Dunne, An Experiment with Time, 1927
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