domenica 26 luglio 2020

Matthias & Maxime (2019)

Xavier Dolan continua a produrre film con una velocità che può suscitare qualche perplessità e lasciar presagire il peggio, eppure malgrado il suo cinema non sia cresciuto tantissimo sul piano contenutistico e formale, riesce a riserbare ancora qualche piccola sorpresa. Sì, perché malgrado questo film sia stato duratamene criticato per la narrazione appena abbozzata e la moltitudine di personaggi secondari che privano dello spazio ai due protagonisti, alla fine dei conti è una riuscitissima rappresentazione dell'innamoramento. Quello bastardo, che ti divora dentro rendendoti vulnerabile, perché sai che esporlo metterebbe a nudo tutte le tue fragilità, ferite, sogni incompiuti e traditi (precedentemente, da qualcun altro). Perciò tra i due protagonisti regna un silenzio costante e il loro "evitarsi" reciprocamente crea un gioco continuo di sottintesi, tensioni ed aspettative. La scena in cui i protagonisti si rintanano completamente in una stanza chiusa a chiave, per nascondersi dagli occhi degli amici, è meravigliosa. Tra i due la tensione è altissima e per la prima volta si abbandonano ad un amplesso sessuale, fuori c'è la pioggia e l'inquadratura è improvvisamente posta attraverso un piccolo foro del cellophane che copre la finestra, é come se li  osservassimo attraverso gli occhi di un voyeur. Ma chi li sta osservando realmente? Quando Matthias abbandona la stanza, la messa a fuoco dell'inquadratura di quel piccolo foro cambia immediatamente, rivelandoci che la fessura del vetro è così piccola, appannata e bagnata dalle gocce della pioggia, che sarebbe stato impossibile per uno sguardo umano riuscirvi a spiare dall'interno. La bellezza del cinema è proprio questa, il poter guardare anche dove non ci è permesso. Il film è lungi dall'essere perfetto, come spesso accade nel cinema del giovane regista canadese, pecca nell'eccessivo uso di tracce musicali, che tentano ingenuamente di costruire dei sentimenti negli scenari, la scelta si dimostra stucchevole e controproducente rispetto alla forza di quei silenzi che il film invece gestisce magnificamente. Si arriva a un finale bello, delicato, che conferma le intenzioni del regista: il cinema è un sogno giocoso sui cui riporre le proprie speranze. 


1 commento:

  1. Mi è piaciuto, esattamente per i motivi che dici te: seppur imperfetto, è un un film sentito, sanguigno, che emoziona, che coinvolge, che scatena sentimenti veri. Certo, Dolan si sta appiattendo su se stesso raccontando sempre un po' le stesse storie (anche se qui torna felicemente alle sue origini) ma finchè riesce a farci appassionare va bene anche così...

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