martedì 1 giugno 2021

State Funeral (2019)

Qualsiasi cosa avesse in mente Sergei Loznitsa con questo "strano" film, è un esperimento riuscito. Si assiste per ben due ore a un lungo filmato d'archivio del funerale di Joseph Stalin, celebrato a Mosca nell'URSS del 1953. Si alternano dei filmati a colori e in bianco e nero restaurati magnificamente, permettendoci come non mai di vivere nel dettaglio quell'evento storico in tempo reale, è uno spettacolo dalle proporzioni gigantesche, che suscita un'indelebile inquietudine. Per gran parte della durata predomina il silenzio del lutto dei partecipanti sormontato dalle dolenti musiche del Requiem e delle marce funebri, il loro uso ostinato e continuo "guida" emozionalmente la folla. Il moto dei passi della folla ha una cadenza regolare e ripetitiva che somiglia quasi ad un'onda marina, il regista ad un certo punto del montaggio ne accelera il flusso del loro movimento accentuandone la meccanicità e così producendo un effetto di estraniamento, che ci induce a riflettere sulla natura delle loro emozioni. Curiose ma significative le sequenze in cui diversi artisti si attingono a realizzare opere di pittura e scultura osservando il corpo inerme di Stalin nella bara. Chiare e concise sono le dichiarazioni ufficiali provenienti da Mosca che rimbombano nei megafoni cosparsi in tutta l'Unione Sovietica e che dirigono con estrema organizzazione la cerimonia funebre fino al raduno commemorativo conclusivo, dove assisteremo ai discorsi del Capo del Partito Comunista Georgij Maksimilianovič Malenkov (nonché collaboratore di Stalin), del Primo Vicepresidente del Consiglio dei ministri Lavrentij Pavlovič Berija e del diplomatico Vjačeslav Michajlovič Molotov. Il primo descriverà Stalin come «il più grande genio della storia dell'umanità», il secondo sottolineerà l'importanza della cieca fede al Partito Comunista e l'importanza di salvaguardare la sicurezza dell'URSS dalla minaccia straniera e l'ultimo rimembrerà l'eroica vittoria contro il fascismo, glorificando l'eredità del marxismo. Tutti discorsi intrisi di una retorica persuasiva, ma traditi nella forma della loro esposizione che ne rivelano tutta l'esaltazione grottesca del culto della personalità. Suggestive le immagini finali degli operai, ferroviari e militari che interrompono gli ingranaggi della loro attività per dare l'epico addio al "divino" Stalin. É come se il tempo si fermasse davvero, l'atmosfera che pervade ha un non so che di surreale e mistico, un paradosso al materialismo tanto conclamato dall'ideologia comunista. Le didascalie dei titoli di coda spezzano l'incantesimo, portandoci con brutalità alla terrificante constatazione storica dei crimini perpetrati dallo stalinismo contro il suo popolo. Un film unico, ammaliante e sconvolgente.

«È per me fondamentale condurre lo spettatore in questa esperienza non come imparziale osservatore di un evento storico o un cultore di rare riprese d’archivio, bensì come partecipante e testimone di uno spettacolo grandioso, terrificante e grottesco, che rivela l’essenza di un regime tirannico.»

Il film può essere visionato in streaming su Vimeo, cliccando su questo link.

2 commenti:

  1. Lo vidi alla Mostra di Venezia, alla proiezione ufficiale. Ammetto che all'inizio mi calava un po' la palpebra ;) però poi l'attenzione aumentava man mano si capiva l'incredibile farsa a cui stavamo assistendo, fino alle didascalie finali che. come dici giustamente, sconvolgono e fanno rabbrividire. Ma i film di Loznitsa hanno tutti questa peculiarità.

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    1. Anche a me inizialmente è sembrato noioso, ma poi è un crescendo. Di Loznitsa al momento ho visto solo questo film! Ho già "A Gentle Creature" da parte e credo che lo recupererò a breve.

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